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Aggredisce l'ex moglie dopo le minacce davanti ai figli: «Ti taglio la testa e la butto in piazza»

La violenza in pieno giorno. Lei: «Basta, ho paura». Poche ore prima c’erano state le minacce davanti alla scuola dei figli

LIVORNO. «Ti taglio la testa, poi la butto in piazza». Anna (il nome è di fantasia, per non rendere la vittima identificabile) è terrorizzata. Il suo ex marito l’ha appena aggredita in un bar, in pieno giorno. Ci sono testimoni. C’erano anche poche ore prima, all’uscita da scuola dei loro figli. Lui è arrivato e ha cominciato con le minacce e gli insulti: “Sei una puttana. Spacciatrice, drogata”. Le altre mamme hanno assistito all’assalto terrorizzate: «Ma tanto nessuno verrà a testimoniare. Hanno paura. Sanno che lui le andrebbe a cercare».

In poche ore, Anna è stata vittima di violenza due volte. No, tre volte. L’ex marito l’ha tormentata anche mercoledì sera. Si è presentato a casa sua, nel quartiere popolare dove vive. E ha tentato di entrare: «Ha spaccato la serranda di casa con una mannaia. Poi anche le finestre. Ho ancora io la mannaia con cui ha provato a sfondare. Sono terrorizzata e stremata. Non ce la faccio più: ho chiamato la polizia municipale. Sono venuti. L’hanno portato via, ma dopo sei ore era di nuovo libero. Ma lui ha tentato di entrare in casa mia con una mannaia».


Anna è allo stremo delle forze. Da anni l’ex marito la perseguita. Quando erano sposati l’ha anche picchiata. «L’ho denunciato. E’ stato pure in carcere». Gli anni di galera non lo hanno cambiato. Senza percorsi specifici per il recupero di uomini maltrattanti, la violenza resta dentro. E quando esci, riprendi da dove avevi interrotto. «In più – racconta Anna – lui beve. Tanto e quando si ubriaca non lo ferma nessuno. Diventa ancora più violento. Ci sono le minacce, le offese. Io ho paura perché le denunce non servono a nulla». L’ultima, anzi la penultima – la querela prima di quella di ieri - l’ha presentata il 15 novembre. Non è servita a nulla. Anna sostiene che al suo ex marito (è anche divorziata da un anno) sia stato imposto il divieto di avvicinamento a lei o alla casa familiare. «Ma come si vede questo divieto non viene rispettato. Io non lo so perché e non so neppure che cosa fare».

Le ultime 48 ore sono emblematiche. Mercoledì sera, l’assalto alla casa con la mannaia; giovedì mattina gli insulti a scuola. Nel pomeriggio l’aggressione fisica nel bar. «Sono state ore terribili: ho preso i bambini a scuola e li ho portati al sicuro, da un’amica, in modo che lui non potesse rintracciarli. Poi sono uscita di nuovo perché non voglio che lui ci raggiunga a casa e che trovi i nostri figli. Ma lui mi segue, in continuazione. E mi ha trovata anche nel bar del quartiere dove sono andata a bere un cappuccino, visto che non ho pranzato». Nel bar – secondo quanto racconta Anna – l’ex marito le si butta addosso e prova a farle del male. «Non avevo nulla per difendermi e allora ho afferrato una sedia e gliela ho tirata addosso. Lui è caduto e io sono scappata. Nel frattempo ho chiamato la polizia. Ho gridato: “Muovetevi, perché questa volta mi ammazza”. Mi hanno detto di aspettare nel bar. Ma nel locale c’era lui. Quindi sono uscita in strada, ho iniziato a camminare. Ma niente, lui dietro a seguirmi. Con le bottiglie di birra in mano. Ho paura: spero solo che le forze dell’ordine arrivino in tempo».

In effetti, nel tardo pomeriggio due volanti della polzia sono arrivate al bar a raccogliere la denuncia della donna vittima di violenza. Hanno provato a portare via anche l’ex marito, che ha rotto una bottiglia di vetro e avrebbe tentato di ingerire i cocci, come avrebbe già fatto altre volte. «Hanno avuto difficoltà a portarlo via – conferma Anna – nonostante la presenza anche di un’ambulanza. Ma la mia paura è un’altra: che non lo trattengano. Io ho bisogno di saperlo. Perché se lo liberano devo scappare. Ho bisogno di rifugiarmi in una struttura protetta».