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Livorno, le prime 100 imprese. Cresce il fatturato nell’anno della pandemia - Ecco le cifre azienda per azienda

In metà delle aziende più grandi del territorio il 2020 non è stato un anno choc. Gli affari nel complesso sono aumentati (e in un caso su tre anche gli utili)

La Grande Crisi nell’era dell’emergenza coronavirus: l’economia bloccata, le imprese in ginocchio. Peccato che, passando ai raggi x i bilanci delle prime cento imprese con targa Livorno nella classifica per fatturato, salti fuori l’opposto: nel complesso il 2020 è andato meglio dell’anno precedente. Beninteso, non una cuccagna ma l’ammontare del giro d’affari delle cento aziende più grandi della nostra provincia è una “montagna” di soldi che vale cinque miliardi 424 milioni di euro. Cinquanta milioni e spiccioli in più rispetto al 2019, quando la pandemia e il Covid non ce li immaginavamo nemmeno.

È proprio un mondo alla rovescia. Paradossalmente, le maggiori società presenti nella nostra zona se la sono cavata meglio nell’anno più difficile per l’economia nell’ultimo secolo. Meglio anche del 2017, ad esempio: quando un’analoga “fotografia” – scattata però alle società di capitali con ricavi al di sopra dei cinque milioni di euro – aveva visto che le quasi 250 realtà imprenditoriali livornesi più strutturate avevano perso per strada complessivamente un miliardo di euro in appena dodici mesi.


A dirlo non è una stima econometrica un po’ a spanne: sono i principali indicatori presenti nei bilanci ufficiali presentati dalle aziende con cadenza annuale e messi in fila da Consodata, la data company di Italiaonline – quella dei portali web Libero/Virgilio – che ha alle spalle un archivione di oltre 14 milioni di anagrafiche di imprese.

Sia chiaro, non stiamo dicendo che è stata un’annata tutta rose e fiori: 54 delle cento imprese sotto la lente hanno fatto registrare un arretramento del fatturato, ma 46 invece sono cresciute. E talmente tanto che, prese nell’insieme, hanno trainato anche le altre.

Semmai è sul fronte degli utili che si è vista una battuta d’arresto, anzi una netta marcia indietro: il volume complessivo dei profitti relativi a questo campione delle cento imprese più grandi si ferma sotto la soglia dei cento milioni di euro (96,3 per la precisione). Dodici mesi prima, avanti che scoppiasse la panmdemia, erano a quota 132,3 milioni: insomma, gli utili si sono assottigliati, è sparito più di un euro su quattro (27,2%).

Attenzione però a non immaginare una Caporetto dei conti: al contrario, fra queste cento aziende solo 13 hanno i conti in “rosso”, per le altre 87 al tirar delle somme il bilancio è risultato in utile. Per 54 di esse in misura minore rispetto al 2019, ma per 33 – cioè una società su tre – addirittura nell’anno della pandemia sono aumentati anche gli utili.

Per capirci: c’è qualcosa che scapòpa fuori da quest’indagine quantitativa, basti pensare al fatto che non figura nell’elenco livornese una realtà come lo stabilimento Benetti (perché la sede societaria formale è a Viareggio). Non solo: bisogna tener presente anche che il bilancio è una costruzio ne strategica, non solo un tirare la riga e fare la somma. Si pensi a operazioni straordinarie come la vendita di beni o entrate straordinarie, e soprattutto agli alti e bassi dovuti agli effetti che l’emergenza coronavirus ha avuto su tutta una serie di settori e filiere (ma teniamo presente che a Livorno anche nel momento del lockdown più duro erano in attività la metà delle imprese e quasi due lavoratori su tre).

Si scopre l’acqua calda a dire che in testa alla graduatoria provinciale dei fatturati c’è Unicoop Tirreno per l’ennesima volta. Anche nell’ultimo report il gigante di Vignale Riotorto vola al di là dei 900 milioni di euro. Ben più di quanto totalizzano insieme gli altri due grandi gruppi sul podio: la Solvay Chimica Italia (con 381,8 milioni ) e il polo siderurgico piombinese Jsw Steel (con 344,5 milioni).

Occhio alle sedi: piombinese è la prima della classe (Unicoop) così come la “medaglia di bronzo” (Jws Steel), rosignanese è la seconda in graduatoria (Solvay Chimica Italia) al pari della quarta (Ineos Sales).

Per trovare una azienda con il quartier generale a Livorno bisogna scendere al quinto posto: è lì che troviamo la U. Scardigli & Del Corona, che si presenta come «una tra le più antiche case di spedizioni italiane avendo iniziato la propria attività nel 1874». Non è solo il blasone antico: ha un ruolo da protagonista nazionale e una sfilza di filiali anche al di là dell’Atlantico e nel cuore dell’ Asia.

Ma non è un caso isolato: hanno un fatturato al di sopra dei 50 milioni di euro realtà imprenditoriali livornesi come Bunkeroil, Promotre, Cuccuini, Cdc e Scat, ex municipalizzate come Asa, società di famiglie come Dalmare (i D’Alesio), Laviosa Chimica Mineraria (Giovanni Laviosa), Iss Palumbo (Andrea Palumbo e i figli) op anche concessionarie auto come Blubay e Scotti.

Delle cento aziende della nostra classifica dei fatturati, la maggioranza ha sede a Livorno (56). Il resto? Undici a Rosignano, nove a Collesalvetti, otto a Piombino, quattro a Cecina e altrettante a Portoferraio, due a Campiglia Marittima, sei a Castagneto Carducci.

Proprio quest’ultimo dato dovrebbe farci riflettere: è l’indizio del fatto che l’agricoltura è sì marginale nella “torta” della ricchezza eppure ha raggiunto livelli di qualità talmente alti da esser diventata una potenza economica sicuramente non ttrascurabile.

Anche di fronte a questo iceberg di profitti e fatturati, resta il fatto che Livorno ha sì grandi fabbriche di multinazionali ma non una rete di aziende medie e grandi così ramificata come quella di altre zone: sono 127 le imprese con un giro d’affari al di sopra dei dieci milioni di euro. In provincia di Pisa sono 171, in quella di Lucca 201, in quella di Prato 154, solo per fare alcuni esempi. In Toscana hanno una struttura più gracile, però, i sistemi economici della Maremma (in provincia di Grosseto le aziende di quella taglia sono appena 33) o nel Nord Ovest della nostra regione (nel territorio provinciale di Massa Carrara se ne contano non più di 58) così come nella provincia di Pistoia (103).




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