"Il sesso biologico non era il mio", il tribunale cambia identità a un 26enne: "Ora sono rinato"

Un'aula di tribunale (foto d'archivio)

Livorno: il giovane, anche per l’ufficiale di Stato civile, dopo la sentenza da femmina diventa maschio pur non essendosi sottoposto ad alcun intervento chirurgico: "Sto riacquistando la sicurezza"

LIVORNO. Il suo corpo non rappresentava la sua anima. Perché dentro si sentiva un uomo e non una donna, come recitava la carta d’identità e quindi la sua presenza nella società. «Quando l’altra mattina ho ricevuto il messaggio dal mio avvocato, che mi informava della sentenza favorevole, ho finalmente sorriso. Ora potrò andare in giro senza che le persone mi giudichino guardando la patente o gli altri documenti di riconoscimento, finora è stata veramente una grande sofferenza». Sono queste le parole di un ventiseienne che abita nel Livornese dopo che i giudici del tribunale civile – il presidente del collegio Carlo Cardi e i colleghi Luigi Nannipieri (relatore) e Franco Pastorelli – con una sentenza hanno certificato il suo diritto a cambiare nome e sesso (da donna a uomo, con l’ufficiale di Stato civile che dovrà cambiare la sua identità anagrafica) dopo la terapia ormonale e il precedente percorso psicologico che non ha contemplato, per sua scelta, un intervento chirurgico.

«NON ERO IO»


Il ventiseienne si è reso conto del suo disagio strada facendo. Non improvvisamente. All’inizio – quando alternava periodi in cui si truccava in modo impeccabile ad altri nei quali rimaneva incollato al computer senza mai uscire di casa, rinunciando alle amicizie – non capiva quali problemi avesse. Cercando perfino di nasconderli per non affrontarli. Ma poi – siamo nel gennaio del 2016 e aveva 21 anni – ha capito. Ha compreso come mai, da solo nella doccia, era vittima delle crisi di panico. Ha capito che non le piaceva una donna della quale si era innamorato, ma le piacevano le donne («E comunque io ora mi innamoro della persona a prescindere dal sesso», specifica). Ha capito, quindi, che con quel corpo non poteva accettarsi. Ed è per questo che quanto si trovava da solo, ad esempio nella doccia, si sentiva male. Perché quell’aspetto non poteva accettarlo, non era lui. Ed era fonte di una grandissima sofferenza. «Mi sono trovato a disagio – prosegue – nudo insieme a un mio ragazzo dell’epoca. Il motivo, però, l’ho capito dopo: non avevo niente contro di lui, non era un problema di relazione, semplicemente io volevo essere come lui, volevo essere un uomo».

LA FORZA DEGLI AMICI

Il giovane ha dovuto sopportare momenti veramente complicati, ma la vicinanza «della mia migliore amica, che vive in Germania, è stata fondamentale». Se nel 2016 un’educatrice lo chiamava al femminile, spiegandogli che avrebbe dovuto rimanere donna nonostante l’avvio del percorso ora concluso, la sua amica (che fra l’altro studiava per diventare psicologa) aveva capito tutto e lo incoraggiava a non mollare. «Mi ha dato la forza di andare avanti, di fregarmene dei giudizi altrui», dice. Anche di quello di alcuni parenti, che non lo capivano. «Io non sono come loro, e meno male», afferma.

LA TERAPIA ORMONALE

Grazie alle terapia ormonale – iniziata nel 2018 dopo oltre due anni di sedute psicologiche – ora il ventiseienne ha un aspetto che accetta. «Questo tipo di percorso – spiega – ti cambia il corpo. Più massa muscolare, barba, baffi, un aspetto mascolino specialmente nel viso, ma non solo. Lentamente ho trovato le mie sicurezze, sono rinato. E la sentenza finalmente mi dà modo di andare in giro senza essere giudicato da un documento di identità che non mi rappresentava. Noi persone transgender ci ritroviamo ad aver bisogno di adattare la nostra identità di genere al nostro corpo, data l’incongruenza con il sesso biologico assegnato alla nascita», conclude il giovane.