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Covid, il primario Spartaco Sani: «Tutti i non vaccinati finiranno per infettarsi»

Il primario di Malattie Infettive Spartaco Sani

Il primario di Malattie infettive dell'ospedale di Livorno: «Il virus resta letale, proteggetevi». E invita alla terza dose prima possibile 

Spartaco Sani, primario di Malattie Infettive: negli ultimi cinque giorni a Livorno sono stati scoperti 157 nuovi positivi, più di trenta al giorno. Cosa sta succendo?

«L’aumento dei contagi ha due motivazioni, principalmente: la prima è rappresentata dalla popolazione adulta non vaccinata, che sta dando un contributo fondamentale alla diffusione del virus. Queste persone, oltre al rischio di finire in ospedale, spesso nei loro comportamenti negazionisti, nel non voler riconoscere la patologia, tendono ad avere comportamenti di disinteresse verso le regole».


Sta dicendo che secondo lei molti non vaccinati non rispettano le indicazioni legate al distanziamento etc?

«Esatto: nella stragrande maggioranza dei casi sono i non vaccinati a non rispettare i comportamenti corretti, tendono a minimizzare e a negare i rischi anche nei modi di vivere, favorendo la diffusione. Il contributo che queste persone stanno dando all’aumento dei contagi è molto importante».

L’altra motivazione?

«È la diffusione della malattia nei bambini. A livello ministeriale si è cercato di salvaguardare il più possibile le lezioni in presenza, per evitare di andare in Dad, e ne capisco le motivazioni, ma le maglie sono troppo larghe: al primo contagio si dovrebbe andare in quarantena non al terzo. I ragazzi si ammalano e portano il virus in famiglia. E se due genitori vaccinati stanno ore e ore con un bimbo positivo, finiscono per contagiarsi».

Dunque il vaccino comincia a mostrare qualche falla...

«Il vaccino ha una copertura più limitata rispetto a quel che si sperava. È chiaro che più il virus gira, più può colpire anche chi è vaccinato. Direi che questo può essere considerato la terza motivazione dell’aumento della diffusione: il vaccino non è perfetto. Ma vorrei ricordare che ci ha dato e ci sta dando tuttora la possibilità di tornare a una vita quasi normale e di ridurre di decine di migliaia il numero di morti e di malati negli ospedali. Se non ci fosse stato il vaccino sarebbe stata una strage, ci sarebbe stata una durissima selezione naturale...».

Ritiene che la non infallibilità del vaccino possa convincere ulteriormente i renitenti a rifiutarsi?

«I dati parlano chiaro: la copertura per la morte è attorno al 90 per cento. Direi che in questo numero ci sono tutte le motivazioni per vaccinarsi. Chi non è vaccinato rischia di morire a tutte le età, certamente dai 50 anni in su si è più esposti, ma qui, come ho spesso raccontato, si sono visti 40enni messi molto male. Nell’arco di uno o due anni tutti i non vaccinati si infetteranno e rischieranno».

Resta quel 10 per cento di persone vaccinate che possono non farcela.

«È così, spesso sono persone fragili. Per questo è fondamentale che nelle famiglie tutti si vaccinino, se c’è un anziano, un fragile, seppur vaccinato, va protetto, impedendo al virus comunque di girare in casa. L’altro giorno abbiamo visto una mamma vaccinata con qualche fattore di rischio, che si è contagiata tramite il figlio piccolo che l’ha preso a scuola. Ha avuto un’evoluzione della malattia, ha dovuto fare i monoclonali. Ne è uscita proprio perché il vaccino l’ha protetta. È un concetto che va capito bene: un bambino col virus che sta in casa con un nonno di 85 anni, seppur vaccinato con due dosi, rappresenta una bomba, espone l’anziano a un rischio enorme».

La Regione ha abbassato i tempi della terza dose: adesso potrà essere fatta dopo cinque mesi dalla seconda.

«Giusto, d’altra parte c’è una riduzione dell’efficacia del vaccino dopo circa sei mesi. La terza dose è fondamentale. Ciò che sta accadendo in Israele e in Inghilterra da questo punto di vista ci conforta. Evitiamo storie anche sulla terza dose: se uno vuole campare meglio va fatta e il prima possibile».

Se dopo sei mesi la copertura scema, anche lei e i suoi colleghi siete stati scoperti per qualche mese...

«È vero, siamo stati scoperti, ma non completamente, perché si riduce la forza della protezione dal contagio, ma essa rimane contro la malattia grave. Anche in Inghilterra e Israele la ripresa dei casi non si era accompagnata a un corrispondente maggior impegno degli ospedale. Il vaccino ha continuato a proteggere dall’ospedalizzazione».

A Livorno ci sono quasi 24mila persone non vaccinate. Sa che una buona parte è bloccata dalla paura del vaccino. E la morte del 53enne di Castelnuovo della Misericordia al centro vaccinale di Rosignano ha creato ulteriori preoccupazioni...

«Siamo tutti dispiaciuti per questo triste episodio, ma la scienza è scienza. L’episodio va chiarito, ma un vaccino non ce la fa in un’ora a dare effetti sistemici così gravi. L’unico poteva essere uno shock anafilattico, tra l’altro molto raro, che si verifica immediatamente, ma i medici che erano sul posto l’avrebbero diagnosticato».

L’imminente via libera alla vaccinazione dei bambini aprirà molti dubbi anche nei genitori vaccinati.

«Oltre agli studi che dimostrano sicurezza e un’elevata efficacia, abbiamo la fortuna di avere esempi come Israele, dove il vaccino sui bimbi sta dando ottimi risultati senza problemi. Non ci sono dubbi sulla sicurezza del vaccino, che tra l’altro nei bambini viene somministrato con un terzo della dose perché la loro risposta anticorpale è estremamente significativa. Quando l’Ema darà il via, andrà fatto».

Quale percentuale di vaccinazione dovremo raggiungere per vivere più tranquilli?

«C’è uno studio recentissimo dell’istituto superiore di sanità che evidenzia che per tornare alla situazione pre-pandemia è necessario che sia vaccinato il 90 per cento delle popolazioni sopra i 5 anni. Ciò deve accadere alla svelta, perché più tempo passa più c’è il rischio che si possano creare complicazioni».

Parla della nascita di nuove varianti?

«La variante indiana, la Delta, ha capacità di contagio spaventose, il che ha fatto sì che le nuove varianti arrivate nel frattempo non si siano affermate. Questo ci rende tranquilli sull’efficacia del vaccino e delle terze dosi. Per eventuali ulteriori richiami la speranza è che il vaccino sia aggiornato sulla variante Delta per avere una risposta ancora più efficace».

La situazione in ospedale com’è?

«Nel reparto Covid al 10° padiglione sono occupati 15 letti su 18 disponibili. Almeno cinque di questi pazienti, tutti non vaccinati, hanno necessità di ossigeno e una malattia Covid di rilievo».

E la Rianimazione?

«È piena: i 4 posti sono presi».

E se arriva il quinto paziente?

«Possiamo allargare l’area Covid della Rianimazione fino a 8 posti letto oppure usiamo la rete degli ospedali dell’area vasta. Ricordiamoci però che ampliare la Rianimazione comporta difficoltà, sia di personale che di posti per gli altri malati non Covid».

Veramente non vedete più pazienti gravi vaccinati?

«In Rianimazione si è avuto anche un vaccinato. Ma era lì perché ha avuto un infarto, non per problemi respiratori dovuti al virus. Era positivo ed è stato messo nella sala Covid. In reparto invece abbiamo avuto alcune polmoniti Covid in pazienti vaccinati anziani ultraottantenni che però l’hanno sgamata, rilevando una patologia non grave. È molto probabile che sarebbero morti se non fossero stati vaccinati. I dati dicono che i non vaccinati hanno in percentuale venti volte maggiore la malattia severa e bisogno di ossigeno».

Quando ne usciremo?

«È probabile che questo virus sia non eradicabile e manterrà sempre le sue potenzialità, che sono letali. Ma noi abbiamo un vaccino: perché non proteggersi? È necessario che tutta la popolazione si copra e a questo scopo è fondamentale il ruolo dei medici di famiglia che si devono impegnare in maniera massiccia per la ricerca dei non vaccinati e nell’opera di spiegazione».