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Basket Livorno, crac da mezzo milione: sei condanne per il maxi-risarcimento - Tutti i nomi

Una partita del Basket Livorno

Il tribunale delle imprese di Firenze deposita la sentenza di primo grado dopo il fallimento della società risalente al 2014

LIVORNO. Un crac da quasi mezzo milione di risarcimenti alla curatela fallimentare. È quanto ha deciso il tribunale delle imprese di Firenze dopo il fallimento della Basket Livorno, la squadra che ha militato fra l’A1 e l’A2, con la sentenza di primo grado depositata il 17 novembre dai giudici Niccolò Calvani (presidente relatore), Laura Maione e Stefania Grasselli. Chiamati a risarcire la curatela e le spese per il giudizio (con importi anche pesantissimi) gli ex presidenti Patrizio Tofani (263.155 euro, di cui 97.555,60 in solido con Valterio Castelli), Gianni Cerrini (143.794,20 euro), Fabio Canaccini (50.965), Valterio Castelli (97.555,60 in solido con Tofani), uno degli allora membri del Cda (Antonio Tamalio per 22.394,90 euro) e Annalisa Mazzola, presidente per un periodo del Cda e poi liquidatrice della società, per 10.408,50. In tutto si tratta di 460.318,20 da risarcire alla curatela e 30.400 di spese, 490.718,20 in tutto. Rigettate le altre domande della curatela – che aveva citato Fabio Del Nista, Vasco Suggi, Maurizio Polini, Cristiana Salvi, Massimo Innocenti, Maurizio Alderighi, Eros Coli, Corrado Quaglierini, Fabrizio Giusti, Stefano Fantoni, Paolo Freschi, Tommaso Freschi, Paolo Freschi, amministratori o sindaci revisori della BL, e le assicurazioni Aig Europe Ltd, UnipolSai, Arch insurrance, Reale Mutua e Lloyd’s – la quale dovrà ora pagare 115.000 euro di spese professionali.

LA VICENDA


La vicenda riguarda la Basket Livorno, costituita nel 1991 e sciolta nel 2009 «per impossibilità di conseguire l’oggetto sociale, avendo perso il titolo sportivo» – si legge nella sentenza – ammessa al concordato nel 2013 e fallita nel 2014». Le contestazioni si riferiscono al periodo 2007-2009 e il tribunale, per la maggior parte delle persone coinvolte, ha stabilito l’avvenuta prescrizione.

GLI ADDEBITI

Molteplici le contestazioni per chi non è stato prescritto (il termine è dieci anni). Canaccini è stato condannato per aver fatto «apparire un’attività inesistente», una sponsorizzazione di 200mila euro della Ecla, in realtà di metà dell’importo, presentando la fattura (poi annullata) alla Cassa di Risparmio Lucca Pisa Firenze per «lo sconto». Castelli e Tofani sono stati chiamati in causa in solido per due fatture di 180.000 euro «in assenza di accordo commerciale», con BL che presentò poi «per lo sconto alla CaRi San Miniato» e, sempre in solido, per i pagamenti degli stipendi di alcuni atleti. Secondo i giudici «il compenso pattuito dalla società con i giocatori era solo parzialmente quantificato nel contratto depositato in Lega, mentre la differenza era pagata da BL a società estere fatte apparire come titolari dei diritti di immagine dei giocatori, le quali poi la riversavano agli atleti, il tutto per conseguire un risparmio fiscale-contributivo». Su questo aspetto si concentrano anche le contestazioni a Cerrini – ex assessore allo sport a Empoli e dirigente dell’Use Basket – e Tamalio, mentre sempre Tofani, per l’importo di 159.600 euro, avrebbe causato danni alla BL sulla cessione dei diritti di immagine. Mazzola, infine, è stata condannata in qualità di liquidatrice per una distrazione di denaro (di 7.900 euro) per un presunto fondo cassa che per i giudici era in realtà stato già coperto.