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Terremoto a Livorno, sismicità ridotta ma quante scosse nel passato della nostra città

Nell’aprile ’84 il “sisma di Pasqua” (e non di Pasquetta). Da allora nelle nostre zone 192 eventi anche minimi

Negli amarcord lo raccontiamo sempre come il “terremoto di Pasquetta” ma in realtà, così com’è accaduto stavolta, la scossa era arrivata il giorno prima: alle 18, 50 il tremolìo, mezz’ora più tardi una robusta avvisaglia, ancora un quarto d’ora e appena prima che Angela Buttiglione inizi il Tg1 ecco una bella botta. E se alla prima eravamo scesi in strada, le altre due hanno spedito tutti quanti a sistemarsi nelle auto per una notte imbacuccati all’addiaccio sotto casa, in piazza della Repubblica, sul lungomare, alla Rotonda e soprattutto al Cisternino. Niente social né smartphone, sono le radio libere a impegnarsi in interminabili dirette che sono le “nonne” dei post via Instagram o delle dirette su Facebook.

La memoria collettiva ha conservato chissà perché un altro teorema smentito dai fatti: niente morti per terremoto qui da noi se non per il sisma del gennaio 1742 (quattro vittime). Invece anche quel 22 aprile di 37 anni fa qualcuno perse la vita: non sotto le macerie bensì per la paura. In tre morirono per infarto: due donne ultraottantenni, l’una in Venezia e l’altra a Colline, più un cinquantatreenne che giocava a carte al circolo Acli di Stagno.


Da non dimenticare, però, che il sisma di metà Settecento ha avuto una forte incidenza anche sul costume: Livorno non era ancora diocesi e non aveva un vescovo “suo” ma il duomo esisteva e le gerarchie ecclesiastiche di allora richiamarono folle di fedeli a pregare facendo “voto” alla Madonna di Montenero.

Qual’era il “fioretto”? Il rinvio dell’inizio del carnevale (che ancora oggi a Livorno inizia più tardi che nel resto d’Italia) e un tot di libbre di cera che le istituzioni civiche da più di due secoli portano al santuario montenerese ogni 27 gennaio. Parola di un cronista doc come Giuseppe Piombanti: dal 16 al 20 gennaio Livorno venne sconvolta da nove forti terremoti, quello della mattina del 27 fu talmente terribile da far scappare tutti («dei 30mila abitanti ve ne saranno rimasti circa 3mila») .

Beninteso, basta allargare un po’ lo sguardo al circondario per ritrovare un terremoto ben più devastante, uno fra i tre più gravi degli ultimi mille anni in tutta la Toscana: è quello della vigilia del ferragosto 1846 fra Orciano e Santa Luce, magnitudo 6,0 secondo quel che ha potuto ricostruire l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia con recenti studi. Per capirci: più di quello dell’Aquila e di quello in Emilia, non molto meno di quello che distrusse il Friuli nel ’76.

La scossa di Orciano piomba all’ora di pranzo sui piccoli centri collinari alle spalle della costa labronica: almeno una sessantina più qualche centinaio di feriti (400? ) per via dell’energia che “esplode” da una faglia che taglia in due questa zona fra Collesalvetti e l’attuale lago di Santa Luce. Quel bacino di acqua in mezzo alla campagna non esisteva nemmeno nella testa di qualcuno, questa era tutt’al più la piccola patria di Ottavio Pratesi, campione dimenticato del ciclismo dei pionieri anni ’20 (primo per due anni al Tour de France fra i “senza squadra”) .

Benché sia rischiosità sismica di Livorno sia catalogata come medio-bassa, le scosse non sono mancate: compreso quelle del luglio del ’48 e nella primavera del ’50, la prima fase sismica con epicentro «estremamente superficiale» e l’altra invece con conseguenze più gravi fuori città, soprattutto fra Nibbiaia, Gabbro e Castelnuovo (ma senza vittime) . In entrambi i casi il ricordo di tutti, non c’è bisogno di sottolinearlo, tornò agli anni della guerra e alle “scosse” causate non dall’attività tellurica del sottosuolo bensì da quanto pioveva giù dai bombardieri alleati.

Secondo un dossier di Palazzo Civico sulla sismicità di Livorno nel corso dei secoli, nella nostra città si sono contati «n. 32 eventi sismici di risentimento dal 1168 al 1987». Ma da allora non è davvero cessata l’attività sismica: ad esempio, era 4.0 la magnitudo del terremoto del 30 giugno di 18 anni fa con epicentro poche miglia al largo di Tirrenia.

Non è il solo: c’è un elenco che mette in fila l’uno dopo l’altro i 192 eventi sismici “fotografati” dall’Osservatorio terremoti dell’Ingv a Livorno e dintorni dalla metà degli anni ’80 in poi: Già detto dell’evento del 2003, ve ne sono altri quattro di gravità maggiore di quello registrato ieri. Tutti di magnitudo fra 3,7 e 3,8, e in accoppiata: il primo round fra il gennaio ’87 e l’agosto dell’anno successivo, il nuovo uno-due fra il maggio 2005 e nove mesi più tardi.

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