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'Ndrangheta in porto: «Mi dovete pagare subito 50mila euro». Questo il “prezzo” di uno dei portuali

Livorno: intercettato nella sua auto, si preparava a chiedere questa cifra all’intermediario dei calabresi

LIVORNO. «A me mi devi dà 50mila... ascolta oh, se tu fossi al mio posto cosa faresti? Dimmi la verità, voglio vedè cosa mi dici... a me mi dai 50mila subito...».

Sono quasi le 7 di mattina del 21 maggio del 2019 quando il portuale livornese Massimo Antonini – arrestato per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti insieme ai colleghi della Compagnia Mario Billi, Fabio Cioni e ad altre dieci persone coinvolte nell’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze – parla da solo in auto su viale Carducci. Secondo gli agenti della Squadra mobile che lo stanno ascoltando, diretti dal vicequestore aggiunto Giuseppe Lodeserto, si sta preparando per chiedere la ricompensa per consentire il recupero di un container pieno di cocaina che, di lì a pochi mesi, dovrebbe arrivare in porto.

La consegna sfumata


Ma attenzione: non si tratterebbe del carico di 430 chili sequestrato fra il 6 e l’8 novembre dello stesso anno, ma di una precedente spedizione che a Livorno non sarebbe mai arrivata. «Ce l’hanno rubata», ipotizzerà poi un presunto affiliato alla ’ndrangheta, ripercorrendo ciò che può essere accaduto. Antonini, Billi e Cioni – secondo l’accusa – avrebbero dovuto aiutare la cosca, che si sarebbero messi in contatto con loro attraverso un intermediario, anche in quell’occasione. Ma la spedizione non è andata a buon fine, perché il contenitore (segnato come spedizione di crostacei) era vuoto.

Mezzo milione in borsa

Il 3 novembre, invece, uno degli arrestati (il ventiseienne Rocco Molè, di Gioia Tauro) sarebbe arrivato a Livorno con mezzo milione nella borsa, soldi con i quali avrebbe dovuto in parte – secondo l’accusa – «ricompensare tutte le persone coinvolte nell’operazione», fra cui appunto i portuali livornesi e l’altro concittadino indagato, con l’obbligo di dimora in città, Giordano Farioli (originario di Castelnuovo Garfagnana, in provincia di Lucca).

«I soldi ci sono»

Sempre attraverso le intercettazioni gli inquirenti hanno cercato di ricostruire esattamente il corrispettivo dovuto ai portuali livornesi, anche se dall’inchiesta non è chiaro se (e quanti) soldi abbiano mai incassato per la collaborazione. «Oh! I soldi ci sono eh», dice Antonini e Billi, parlando – secondo quanto ricostruito dalla Squadra mobile – di centomila euro in totale. «Li ho visti io – chiarisce ancora – me li hanno dati stamani (non consegnati ma per nasconderli in casa ndr), e poi è venuto con lui, me li ha mandati per un altro me li ha mandati, capito? E devo pagare anche, sicché devo chiamà anche lui più tardi per dirgli del container...».

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