Un’espulsione al giorno dopo la rissa di via Buontalenti

Il caos dopo la rissa in via Buontalenti (foto Daniele Stefanini/Silvi)

Livorno, in un mese sono state 30 le persone punite dalla questura per gravi reati. Diciassette accompagnamenti nei centri di permanenza per il rimpatrio

LIVORNO. Un’espulsione al giorno a Livorno dopo la guerriglia di via Buontalenti. Se i carabinieri hanno dato una prima risposta alla città indagando 20 persone che avrebbero preso parte alla rissa dello scorso 15 settembre, la polizia di Stato – con l’ufficio immigrazione – in un mese ha allontanato dall’Italia 30 irregolari «che si sono resi protagonisti anche di reati gravi». Tre di loro, inoltre, hanno partecipato ai disordini con machete, spade, coltelli e pistole scacciacani a poca distanza dal Mercato centrale e in questo caso sono tutti tunisini accompagnati ai centri di permanenza per il rimpatrio di Torino e Palazzo San Gervasio (in provincia di Potenza, in Basilicata).

I NUMERI


Ventiquattro dei 30 espulsi sono nordafricani: 15 tunisini, cinque marocchini e quattro libici. Poi ci sono gli europei – un albanese e un macedone, il primo accompagnato con un aereo a Tirana dopo essere stato scarcerato dal penitenziario di Porto Azzurro, all’isola d’Elba – e un ghanese, un senegalese, un nigeriano e un indiano. Questi ultimi avevano da poco concluso la pena detentiva: per loro, il giudice del tribunale, al termine del periodo di privazione della libertà aveva previsto l’espulsione dall’Italia e la polizia di Stato, rispettando la decisione di tribunale, ne ha semplicemente dato seguito.

IN 17 NEI CENTRI


La maggior dei decreti di espulsione firmati dalla questura ha previsto l’accompagnamento nei centri di identificazione per il rimpatrio, per il successivo trasferimento in aereo nei Paesi di provenienza. Ben 17 persone su 30 si trovano lì, mentre un diciottesimo è stato già rimpatriato (in Albania). Gli altri 12 hanno ricevuto il foglio di espulsione, con l’ordine di allontanarsi dall’Italia. Ma chiaramente non si può avere, ancora, la certezza che lo abbiano davvero. Non è facile, quando una persona viene espulsa, il trasferimento nei centri, dal momento che spesso sono pieni e non possono ricevere gli stranieri.

LE VERIFICHE

Per individuare i cittadini irregolari – ma anche coloro che sono stati espulsi e non hanno ancora lasciato il Paese – la polizia adotta tecniche di studio avanzato. «Su basi scientifiche – spiega il responsabile dell’ufficio immigrazione della questura, il vicequestore aggiunto Claudio Cappelli – e su analisi criminali cerchiamo di comprendere le aree e i quartieri dove vi possa essere la maggior probabilità di intercettarli. La probabilità non si riferisce al profilo di “cittadino irregolare”, ma a quello di persona che presenta profili di criminalità».

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