Contenuto riservato agli abbonati

Giù i palazzi popolari a Fiorentina: così sarà la ricostruzione

Il blocco che sarà demolito (civici 16 e 18)

Livorno, iniziatate le operazioni per svuotare il maxi blocco di via Giordano Bruno

LIVORNO. Le operazioni per assegnare una nuova casa alle famiglie regolari sono appena partite: entro primavera due degli storici palazzi popolari che si affacciano su via Giordano Bruno, a Fiorentina, dovranno essere svuotati per poi essere subito demoliti e dopo ricostruiti. Giù tutto, insomma. Giù l’intero grande blocco che si trova all’incrocio con via Dodoli, ai civici 16 e 18. Dove oggi accanto ai panni stesi si vedono anche tanti mattoni a sbarrare porte e finestre, segno di qualche vita al limite e di spazi di irregolarità.

Il passo che Comune e Casalp stanno preparando è il cuore del percorso di riqualificazione – edilizia ma soprattutto sociale – di cui in realtà si parla da anni per una delle strade più delicate della città. Demolizioni e ricostruzioni sono negli atti da tempo. Ma la maxi rissa per la droga che è scoppiata il 15 settembre in via Buontalenti tra una ventina di persone di nazionalità tunisina, con pugni, coltelli e pure una pistola a salve caricata ad altezza uomo, ha fatto capire a tutti che alla Guglia c’è da accelerare.


Cosa c’entra la rissa di via Buontalenti con i palazzoni della Guglia? C’entra perché proprio in via Giordano Bruno le forze dell’ordine, dopo una serie di perquisizioni, hanno ritrovato alcuni dei protagonisti e parte delle armi usate quella notte. Un dietro le quinte degno di nota: a poche ore da quel parapiglia che sconvolse il centro, qualcuno dette fuoco alla porta di uno degli appartamenti popolari, tra l’altro sbagliando pianerottolo e quindi destinatario. Sta di fatto che il palazzo in questione era proprio uno di quelli che saranno demoliti: le forze dell’ordine lo hanno perquisito all’indomani della rissa e oggi l’alloggio in questione, che era occupato abusivamente, risulta vuoto e murato e con allarme collegato alla vigilanza, una delle misure (negli ultimi mesi in zona ne sono state fatte una decina) su cui Comune e Casalp stanno puntando molto per ridurre gli sfondamenti.

Insomma, situazioni che fanno paura in mezzo a tante famiglie che invece vivono in modo regolare e che chiedono di intervenire. Non a caso nel 2019 proprio assessore al sociale e sindaco avevano presentato un esposto alla Procura segnalando spaccio, prostituzione e ricettazione nell’area. «La situazione di via Giordano Bruno, lato civici pari, è la più critica in città come qualità della convivenza», ripete l’assessore Andrea Raspanti: «Per questo l’intervento che sta per partire è fondamentale. Ringraziamo la prefettura e le forze dell’ordine per l’attenzione che stanno dedicando alla situazione, porteremo avanti il lavoro insieme, come deciso nell’ultimo Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico».

Di cosa stiamo parlando nel dettaglio? Di tre operazioni che hanno l’ambizione – speriamo concreta – di trasformare almeno in parte la via: abbattimento e ricostruzione dei civici 16 e 18; ricostruzione del 14 già andato giù qualche anno fa; partenza dei lavori, sfruttando l’ecobonus, nel blocco malmesso tra i civici 2 e 10 (i dettagli nell’articolo a fianco).

Partiamo dai due edifici da demolire. «Sono iniziate le procedure di mobilità per una ventina di famiglie», spiega Raspanti. Come confermavano ieri dal cortile popolare, da un paio di settimane l’ufficio casa sta in sostanza contattando gli assegnatari regolari per proporre loro le case popolari in cui trasferirsi. Sempre nei due palazzi, riprende l’assessore, «ci sono poi una decina di alloggi occupati abusivamente da liberare». Dove andrà chi sarà buttato fuori? «Per chi è in condizioni di fragilità e solo per loro (minori, disabili, anziani) la legge prevede percorsi di tutela, ad esempio nei centri plurifamiliari, non lo spostamento in case popolari. Gli altri occupanti non fragili dovranno arrangiarsi».

Nel blocco vivono anche cinque inquilini che negli anni sono diventati proprietari. «Dovranno essere espropriati, lo sanno già, lì c’è un vincolo preordinato da una decina di anni. Li incontreremo a breve con il sindaco». Con una premessa: «Così come avvenuto per la Chiccaia a Shangai, non esiste margine di discrezionalità politica sull’indennità di esproprio, ci sono le stime tecniche e riceveranno le somme corrispondenti. Ci rendiamo conto che è un passaggio delicato, ma è inevitabile perché quelle case non sono più dignitose». L’obiettivo è «svuotare i due palazzi entro primavera per poi demolirli in tempi brevi». Al loro posto verranno su 40 appartamenti, sempre popolari. «Su questo – ammette il presidente di Casalp, Marcello Canovaro – siamo indietro, abbiamo ripresentato il progetto al Comune un anno e mezzo fa, ma è ancora in fase istruttoria». Tra i civici 16, 18 e 14 – sottolinea – saranno comunque ricostruiti più alloggi (60) di quelli persi. Valore dell’operazione: quasi 10 milioni, 8,5 in arrivo dalla Regione, il resto dai fondi della legge 560.

© RIPRODUZIONE RISERVATA