Il maggiore Morelli promosso a Firenze: è capo investigativo della “Dia” toscana

Il maggiore Michele Morelli (foto Daniele Stefanini/Silvi)

Con le sue operazioni stroncati molti traffici di droga in porto. «Rimango a vivere a Livorno, la città mi è entrata nel cuore»

LIVORNO. Con le sue operazioni investigative ha stroncato importanti traffici di droga, andando a colpire la criminalità organizzata, in particolare i clan della ’ndrangheta che operavano sul porto di Livorno per importare la cocaina dalla Colombia. Gli arresti per gli oltre 200 chili di droga – in parte, nel 2017, affiorati alla Terrazza Mascagni dopo un errore di comunicazione fra chi doveva buttarla in mare da una nave e chi doveva “ritirarla” con una barca a vela in un punto preciso precedentemente stabilito – nascono proprio da un’inchiesta del nucleo investigativo del comando provinciale da lui guidato fino a domenica scorsa, che aveva ricevuto alcuni messaggi da server criptati olandesi, dai quali si poteva risalire a tutta una serie di persone oggi arrestate o indagate.

Il maggiore dei carabinieri Michele Morelli, dopo sette anni, lascia Livorno – ma solo per lavoro – per approdare nel ruolo di capo settore investigativo della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. È da lunedì che il militare ha cambiato incarico dopo sette anni trascorsi in città: prima ancora era stato a capo del nucleo investigativo di Albenga, in Liguria, e poi al Ros (il raggruppamento operativo speciale) di Genova. Un’altra indagine di cui Morelli va orgoglioso è quella che ha portato ai tre arresti, dopo quasi 20 anni, per l’omicidio “Caccavite” (Alfredo Chimenti) ucciso in piazza Mazzini con dei colpi di pistola poco prima dell’alba del 30 giugno 2002. A sparare – secondo la ricostruzione dei carabinieri e della procura – fu Riccardo Del Vivo (oggi 72 anni e collaboratore di giustizia ai domiciliari), arrestato insieme a Gionata Lonzi (che gli avrebbe procurato l’arma) e Massimo Antonini, che lo avrebbe accompagnato in motorino fino al luogo del delitto, Porta a Mare. Da questo filone se ne sono poi originati altri su usure ed estorsioni, sempre in città. «Queste sono inchieste che ho avuto la possibilità di seguire di fatto dall’inizio alla fine – commenta Morelli – ed è per questo che le ricordo con maggior piacere. Un’altra, ad esempio, è l’omicidio di Giuseppe Raucci», il pratese ucciso in un residence di Tirrenia e il cui cadavere fu ritrovato a Ginestra Fiorentina, lungo la Firenze-Pisa-Livorno, alla fine del 2015.


Il maggiore dei carabinieri continuerà ad abitare a Livorno, dato che Firenze dista un’ora di auto e poco più in treno. «Mia moglie – commenta – insegna al liceo Cecioni e sia lei che i miei tre figli, come me del resto, sono innamorati di Livorno. Ci rimaniamo molto volentieri, non vogliamo spostarci da questa città». Poi i ringraziamenti, oltre che al proprio personale che lo ha sempre supportato lavorando a ogni ora del giorno e della notte, a tutta la magistratura labronica e ai propri superiori del comando provinciale di viale Fabbricotti. «Ringrazio i magistrati – conclude Morelli – per averci sopportato e supportato. Un ringraziamento speciale anche alla mia scala gerarchica, che mi ha sempre fatto lavorare in un clima di serenità e fiducia».

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