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Bancarotta fraudolenta, quattro condanne. Ma la “banda degli amici” non esisteva

Andrea Polinti, 54 anni, condannato a otto anni e due mesi di reclusione.

Livorno: otto anni e due mesi di reclusione, anche per estorsione, ad Andrea Polinti. I giudici: «Non era associazione per delinquere»

LIVORNO. Quattro condanne per bancarotta fraudolenta, fra cui la più pesante – otto anni e due mesi di reclusione – al 54enne livornese Andrea Polinti. Mentre per altre due persone, rispettivamente, i reati contestati sono il possesso di banconote contraffatte e l’accesso per scopi privati allo “Sdi”, la banca dati interforze. Poi quattro assoluzioni. Si è concluso ieri il primo grado di giudizio del processo per quella che era stata definita la “Banda degli amici” – una tesi che però è stata smontata nel corso del dibattimento – ovvero il presunto sistema di malavita che a Livorno, secondo l’ipotesi dell’accusa poi respinta dal tribunale, avrebbe organizzato bancarotta, usure ed estorsioni. Nella sentenza collegiale – i giudici erano Mario Profeta (presidente), Elena Nadile e Cecilia Balsamo – non è stata infatti riconosciuta l’associazione per delinquere, chiesta invece dalla procura, con i difensori che per questo si sono detti soddisfatti.

LE CONDANNE


Andrea Polinti è stato condannato a otto anni e due mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, estorsione continuata, tentata estorsione e lesioni gravi consumate. Linda Giuliano – per la quale sono state riconosciute le attenuanti generiche ed esclusa l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità – a tre anni per bancarotta fraudolenta e tentata estorsione. Daniele Petroni – anche per lui è stata esclusa l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità – tre anni per il solo reato di bancarotta fraudolenta. Due invece a Gianni Fabbrizi per bancarotta fraudolenta, con il riconoscimento delle attenuanti generiche e l’esclusione del danno patrimoniale di rilevante entità. Stessa pena – due anni – anche per Andrea Calloni, che somma 400 euro di multa, limitatamente al sequestro delle banconote false (è stato assolto sia per truffa che per corruzione). Infine un anno e sei mesi di reclusione per il poliziotto Paolo Di Nardi, 50 anni, che secondo l’accusa avrebbe consultato, fra il 2013 e il 2014, la banca dati dello Sdi (il Sistema d’indagine ndr) per scopi privati e nello specifico per controllare i procedimenti a carico di alcuni degli imputati.

UN PROCESSO FIUME

Un processo lunghissimo quello che si è concluso ieri mattina, con la sentenza pronunciata alle 11 nell’aula B del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino. Iniziato nel 2014 con due indagati – Polinti e Calloni, che furono arrestati – e proseguito con un ulteriore filone con le altre persone coinvolte oggi. Ben quattro i presidenti del collegio giudicante che si sono alternati: Angelo Perrone, Carlo Cardi, Antonio Pirato e infine Mario Profeta. Due i pubblici ministeri: Luca Masini e, ieri in aula, Massimo Mannucci. Anche alcuni avvocati, nel corso degli anni, si sono alternati come difensori.

LE ASSOLUZIONI

Sono state invece assolte tre persone, imputate per reati minori. Sono Marta Morelli, Luis Aldo Damian Lemuchi e Rita Bartoli. Le motivazioni saranno depositate probabilmente entro i primi mesi del 2022.

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