Il portuale: «Fino al 9 novembre ho prenotato i tamponi, poi c’è solo incertezza»

un momento del tampone

L’odissea di un 34enne e l’abbonamento per risparmiare «Lavorando su turni non ho orari, provo a chiamare il giorno prima...» 

LIVORNO. «Sul vaccino anti-Covid l’informazione è troppo frammentata e io non mi sento sicuro. Mi piacerebbe aspettare ancora un po’ prima di farlo, magari attendere una soluzione definitiva come per l’antitetanica, così per ora ho scelto di fare i tamponi ogni due giorni. Non è facile, per me che lavoro su turni e non ho orari fissi. Ho prenotato dodici test pagando 120 euro, dieci l’uno, alla farmacia di via Cairoli. Fino al 9 novembre chiamo e trovo posto, così mi hanno assicurato. Il problema è che da quella data in poi potrebbero venire a mancare…».

Giovanni – è un nome di fantasia – è un portuale livornese di 34 anni e ha deciso di non fare Pfizer e Moderna. A patto rimanere anonimo, racconta le sue difficoltà nell’inseguire i tamponi ogni 48 ore, con il rischio – dice – «di essere costretto a vaccinarmi se nelle farmacie o nei laboratori privati non ci sarà più posto».


Giovanni, perché ha scelto di non fare il vaccino?

«Per due motivi: problemi di salute personali e un’informazione a mio avviso non esaustiva su questo vaccino, dato che ora si sta perfino passando a tre dosi. Voglio precisare che io sono a favore della scienza e che sono convinto che questi farmaci abbiano salvato milioni di vite umane».

Come si è organizzato con l’obbligo del Green pass per lavorare?

«Per ora male, visto che ho già sborsato 120 euro. Lavorando su turni, per altro, mi sono accordato con la farmacia per definire l’orario della prenotazione il giorno precedente. Me lo consentono, per fortuna, altrimenti non saprei come fare. Lavoro tutti i giorni, tranne la domenica, e facendo il tampone il sabato perdo perfino 24 ore».

Centoventi euro sono una spesa pesante per lei?

«Si, soprattutto se come l’ultimo mese mi hanno pagato 1.100 euro. Per fortuna lavora anche mia moglie, quindi la mia non è una famiglia monoreddito. Certamente, la spesa, è alta, ma siccome mi è stata data la facoltà di scelta, preferisco fare così e non sottopormi al vaccino».

Cosa pensa dell’obbligo del Green pass sul posto di lavoro, entrato in vigore oggi (ieri per chi legge ndr)?

«Se si vuole tutelare veramente la salute dei lavoratori, e non spingere per forza tutti a fare il vaccino, bisognerebbe prevedere i tamponi a tutti. Chi ha il Green pass non è detto che non abbia l’infezione da Covid-19 in corso, mentre io facendo il tampone sono relativamente sicuro di non essere infetto».

Ha fatto già il primo tampone?

«Sì, ieri mattina (giovedì per chi legge ndr). Devo capire ancora bene come avverrà il controllo in azienda, perché quando entro magari sono coperto, mentre nelle ultime ore di lavoro è possibile che a volte le 48 ore scadano, quindi potrei incorrere, almeno teoricamente, in una sanzione. Non è il mio obiettivo e voglio e devo rispettare le regole».

Spera di recuperare, in qualche modo, le spese sostenute per effettuare i tamponi?

«A livello sindacale abbiamo aperto un tavolo con l’Autorità di sistema portuale per capire la fattibilità della proposta, ma intanto ho pagato 120 euro (dieci a tampone) e non so certo se mai li riavrò indietro. Di questo, nel caso, ne parleremo più avanti. Resta il fatto che è una spesa pesantissima».

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