Rubato dal Tennis amaranto di via Bengasi un defibrillatore da mille euro

Il modello identico a quello rubato al Tennis amaranto

Livorno: l’antifurto “nebbiogeno” ha sorpreso i malviventi, fuggiti lungo la ferrovia. Il presidente Mugnai: «Solo da gennaio è la decima incursione che subiamo»

LIVORNO. Hanno rubato perfino un defibrillatore automatico, il congegno elettronico salva-vita che con grande fatica la dirigenza del Tennis amaranto di via Bengasi era riuscita a comprare per proteggere le vite dei propri soci e delle persone che venivano a giocare con loro. Furto da almeno mille euro, nella notte fra martedì 12 e mercoledì 13 ottobre, nella struttura sportiva accanto alla ferrovia. È proprio attraverso i binari, come accaduto del resto anche nelle ultime circostanze, che i malviventi sono riusciti a scappare dopo l’attivazione del sistema di allarme “nebbiogeno”, che ha soffiato il fumo in tutti i locali dell’edificio, impedendo ai ladri di vedere e costringendoli alla fuga in mezzo ai treni in transito, non tanti a quell’ora dato che il colpo è avvenuto dopo la mezzanotte.

Senza parole, all’arrivo sul posto, il presidente Giovanni Mugnai. A chiamarlo sono state le guardie giurate che hanno visionato, da remoto, le immagini delle telecamere, vedendo una persona di spalle all’interno degli uffici della segreteria. È da qui, chiuso in una valigetta grigia, che è sparito il defibrillatore “Life Point Pro Air”, questa la marca e il modello. Durante il loro raid, i malviventi, sono riusciti a racimolare anche i pochi soldi del fondo cassa e qualche merendina e dolciume esposto al bar del circolo, come Kit Kat e Twix. Un furto di poco conto, quest’ultimo, infinitesimale rispetto al valore e all’importanza di un defibrillatore che era stato acquistato, con grande sacrificio, dai tennisti livornesi per garantire la sicurezza del gioco. «Davvero non me lo so spiegare – racconta avvilito Mugnai – perché il defibrillatore non si vende facilmente come un televisore, ha un numero di matricola, chi lo compra di frodo?».


Evidentemente, i ladri, sperano di ricavarci una somma utile. «Ora dovremo ricomprarlo – racconta – e almeno ci costerà mille euro, forse anche 1.400. È un furto senza logica, avrei preferito che come tutte le altre volte ci rubassero i soldi e le merendine dal bar, oppure appunto un televisore, ma il defibrillatore proprio no. Non ha senso, questa è veramente una cosa che oltrepassa tutto...».

Sul posto, dopo l’allarme al 112 da parte delle guardie giurate, è intervenuto un equipaggio della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato. Gli agenti, insieme a Mugnai, hanno effettuato un sopralluogo nella struttura, scoprendo che i ladri avevano forzato una porta entrando sia nella segreteria, che nel bar-ristoro del tennis club. Impronte digitali, purtroppo, non ce ne sarebbero. Avrebbero fatto talmente veloce, in circa un minuto e mezzo, che non avrebbero neanche lasciato una traccia. «Da gennaio – conclude Mugnai – è la decima incursione che subiamo, ma è la più grave. Finora avevano rubato qualche merenda, pochi soldi o niente. Spesso non ho neanche sporto denuncia, tanto l’assicurazione non paga sempre. In quest’occasione, invece, si è andati oltre: saremo costretti a spostare il defibrillatore dalla nostra altra sede a qui. Una cosa inconcepibile».

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