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«Ha risposto a un articolo non positivo»: ecco perché il tribunale di Livorno ha assolto Fedez

Fedez all’uscita del tribunale firma gli autografi ai fan e l’avvocato Gabriele Minniti

Il rapper fu querelato per diffamazione da una giornalista dopo un commento su Facebook 

LIVORNO. «Non è offensivo dire che Chiara Giannini si sarebbe fatta difendere da Matteo Salvini ed è opportuno sottolineare che il riferimento al politico era conseguente al fatto che la stessa giornalista, anche se in maniera del tutto non pertinente rispetto alla notizia trattata, nell’articolo in questione abbia richiamato precedenti dissidi proprio fra Salvini e Fedez. Le espressioni utilizzate dal cantante non hanno una valenza offensiva».

È con queste motivazioni che la giudice del tribunale di Livorno Elena Nadile, il 13 luglio scorso, ha assolto il rapper Fedez perché «il fatto non sussiste» dopo una querela per diffamazione presentata da Chiara Giannini, ex giornalista di Libero (oggi a Il Giornale) di Castelnuovo della Misericordia. «La Giannini, attraverso il suo scritto – si legge nelle motivazioni della sentenza – aveva tracciato una descrizione nient’affatto positiva del cantante, affermando che quest’ultimo aveva richiesto un prezzo eccessivo (per un concerto alla Capannina di Viareggio ndr) a fronte di un’esibizione eseguita in playback, arrivando per giunta in ritardo e prendendo così in giro i suoi fan. Le espressioni utilizzate da Fedez, inserite in un contesto piuttosto polemico, non hanno neppure alcuna valenza oggettivamente offensiva».


IL FATTO

Il processo che lo scorso 13 luglio ha portato Fedez in tribunale a Livorno – difeso dagli avvocati Gabriele Minniti e Andrea Pietrolucci – scaturisce da un articolo pubblicato da Giannini su Libero l’8 dicembre del 2015. Il titolo del pezzo era «Fedez arriva in ritardo, canta cinque brani in playback e se ne va. I fan s’infuriano» e il rapper, dopo averlo letto, su Facebook commentò arrabbiato dicendo che «in playback ci canta vostra madre. La rivincita dei giornalai», proseguendo con frasi come «Giornalista di Libero, dall’inviata di guerra ai finti scoop da Novella 2000 su di me. Brutta fine eh?». La cronista lo aveva querelato una prima volta sentendosi umiliata, ma il procedimento fu archiviato. Nel frattempo, però, nel giorno in cui gli veniva notificata la denuncia (poi conclusasi con un nulla di fatto) il 5 agosto 2017, dopo oltre un anno e mezzo dalla pubblicazione dell’articolo il rapper ha aperto Instagram e ha ribadito quanto aveva già detto la prima volta sui social: «Giornalista di Libero, dall’inviata di guerra ai finti scoop di Novella 2000 su di me. Brutta fine eh?». Un replay che gli è valso una seconda querela il 25 ottobre del 2017, stavolta non archiviata, ma proseguita con il rinvio a giudizio, le difese pubbliche di Salvini nei confronti della giornalista e poi, tre mesi fa, conclusa con l’assoluzione e l’ultima diretta Instagram del cantante che in auto, dalle strade di Livorno, ha esultato insieme ai suoi fan.

IL DIBATTIMENTO

Nelle motivazioni si dà conto anche della deposizione di Fedez, ascoltato dalla giudice Nadile (e dal pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Giuseppe Rizzo, che per lui aveva chiesto l’assoluzione), in cui il cantante spiega di «aver trovato pretestuoso l’articolo dal contenuto non veritiero» e di avergli attribuito «una connotazione politica dal momento che Giannini era molto vicina all’onorevole e segretario della Lega Salvini (di cui aveva redatto un’autobiografia)», con cui lo stesso Fedez mesi prima aveva avuto dei contrasti, con botte e risposte attraverso i social network. «La giornalista – si legge sempre nelle motivazioni della sentenza, depositate il 27 settembre scorso – non si trovava all’interno del locale e non aveva interloquito con i gestori, ma si era limitata a riportare informazioni apprese da alcuni avventori». Proprio su questo, nella requisitoria, il pm ha spiegato che «il diritto di critica deve essere garantito e nessuno ha usato appellativi offensivi. L’articolo è stato scritto legittimamente, ma senza quantomeno fare verifiche».

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