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Green pass: ipotesi tamponi gratis per chi lavora sulle banchine

Livorno, contr’ordine a pochi giorni dall’obbligo per lavorare: in extremis il governo vuol evitare lo stop alle merci 

LIVORNO. A pochissimi giorni dall’introduzione dell’obbligo di Green pass per presentarsi al lavoro, si incendia il fronte del porto: accade per via di una circolare (che non è una legge neanche in forma di decreto), accade in forma di “raccomandazione” (cioè non di una prescrizione bensì di un caldo invito). Accade, insomma, che non la ministra dell’interno Luciana Lamorgese ma il suo capo di gabinetto Bruno Frattasi metta nero su bianco una comunicazione ai prefetti dedicata ad affrontare la situazione dei porti. Minaccia di diventare una polveriera ed è destinata a diventare un caso a sé che farà moltissimo rumore.

Il motivo? Si è «raccomandato» (fate attenzione al significato del verbo) di «sollecitare» (idem) le imprese «acché valutino» (anche qui non c’è obbligatorietà) che per il personale sprovvisto del Green pass siano messi a disposizione «test molecolari o antigenici rapidi gratuiti». Tradotto: se lo faranno, saranno loro a pagarlo.


L’esatto contrario di quel che proprio da parte del governo era stato ripetuto fin qui di fronte alle richieste di far pagare alle aziende i tamponi per chi non vuol vaccinarsi e conta di ottenere il Green pass appunto tramite ripetuti tamponi. Era stato detto che di fatto mettendo vaccino e tamponi sullo stesso piano di gratuità si faceva un autogol contro l’auspicata spinta alla vaccinazione. L’esatto contrario di quanto previsto per tutti gli altri settori economici, comprese le fabbriche manifatturiere.

Non basta: anche il perimetro di applicazione – anzi, di calda raccomandazione – è piuttosto incerto. Riguarda solo le imprese strettamente legate al ciclo di imbarco e sbarco? E il soggetto fornitore di manodopera (articolo 17), i precari di Intempo? E il resto della catena logistica, sia esso l’autotrasporto o l’interporto o la ferrovia? E le attività collaterali come le dogane, i controlli? Ad esempio: i porti sì e gli aeroporti no?

Palazzo Rosciano, sede dell’Authority, non è direttamente coinvolta: sarebbero le aziende a pagare e non l’ente pubblico di governo. Nel frattempo però gli uffici hanno chiesto alle imprese informazioni per capire come evitare intoppi. Risultato? «Dobbiamo ancora terminare di raccogliere i dati», è la risposta.

Stessa sensazione di incertezza si avverte in casa di Confindustria: «Nessun preavviso, solo molta confusione e cambiando completamente orientamento rispetto a quanto si è detto finora». L’unica cosa sicura è il susseguirsi delle telefonate con altre sedi delle organizzazioni imprenditoriali, a cominciare da Assiterminal.

È probabilmente il caso esplosivo di Trieste ad aver fatto saltare le coordinate: di fronte a uno sciopero delle organizzazioni di base che ha visto un’alta adesione, con gli organizzatori che parlano di un 40% di lavoratori del porto triestino non vaccinati, si è temuta la paralisi prima delle banchine di quel porto e poi un possibile “contagio” ad altre realtà. A ciò si aggiunga che a Trieste il presidente dell’Authority Zeno D’Agostino, salavto a furor di popolo pochi mesi fa dal finire impallinato dai formalismi di un’inchiesta giudiziaria, è andato al contrattacco dicendo che lui se ne va sbattendo la porta se qualcuno pensa di fermare il porto.

Indipendentemente dal caso triestino, adesso il braccio di ferro finisce per diventare un tentativo di allargare la portata di questo provvedimento: anche dal settori Cgil Cisl Uil arrivano pressioni perché, di fronte all’esigenza di non bloccare servizi essenziali per i cittadini, l’idea dei tamponi gratis prevista per il mondo portuale sia estesa a « tutti i settori dei trasporti dei servizi ausiliari ed accessori collegati».

Il problema sta nella tipologia del lavoro: se in alcuni settori il forfait di personale rallenta il lavoro e basta, in campoi come i trasporti l’impossibilità di avere abbastanza personale per coprire i turni di imbarco o sbarco della merce rischia di avere ripercussioni sull’operatività concreta.

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