Sciopero generale: blocchi al ponte Genova, traffico in tilt a Livorno fin dalle prime luci dell'alba

La manifestazione dell'Usb nell'area nord della città

La manifestazione ha coinvolto anche il piazzale Bertani, dove è stato bloccato l'ingresso dei camion. Picchetti anche alla rotatoria di via Leonardo Da Vinci e in via Firenze

LIVORNO. Lo sciopero generale scende in piazza anche a Livorno, con il blocco del ponte Genova fin dalle prime ore della mattina di lunedì 11 ottobre. Centinaia di lavoratori, infatti, si sono mobilitati dal porto alla logistica, dalle fabbriche alle società partecipate. Picchetti in diversi punti nevralgici, tra via Firenze e via Pian di rota, la rotatoria tra via Leonardo Da Vinci e appunto il ponte Genova e tutti gli ingressi dei piazzali Bertani, con il "traffico in tilt fin dalle prime luci dell'alba", spiega l'Usb.
 
"Mentre c'è chi ancora aspetta (e spera) di vedere le organizzazioni confederali dichiarare uno sciopero - commenta l'Unione sindacale di base - Livorno ha deciso di rispondere compatta alla chiamata del sindacalismo conflittuale. Inoltre una delegazione di operai e operaie della Piaggio e dell'acciaieria di Piombino si sono recati alla manifestazione di fronte al ministero dello Sviluppo economico. Un presdio convocato dalle varie realtà in crisi del nostro paese. Alitalia e Ilva in testa".
 
Intorno alle 10 un primo gruppo di lavoratori in sciopero si è spostato di fronte agli ingressi dei piazzali Bertani bloccando l'entrata e l'uscita dei mezzi. "Proprio negli appalti Bertani sono stati dichiarati 25 licenziamenti - rimarca l'Usb - Nessuna vera crisi ma semplicemente la volontà di abbassare ulteriormente il costo del lavoro.  Successivamente alcuni lavoratori hanno eseguito un blitz fin sotto la palazzina degli uffici per far capire a tutti che se l'intenzione è quella di licenziare o imporre ulteriori sacrifici ai lavoratori non si aspettino il "classico" presidio di fronte ai cancelli. Anche i lavoratori portuali hanno voluto ribadire le ragioni dello sciopero e la loro piattaforma rivendicativa. A maggior ragione mentre le istituzioni continuano a firmare protocolli su protocolli nella speranza di ottenere quella "pace sociale" che non è altro un modo per definire i rapporti di forza attualmente esistenti nel nostro scalo. Basta con lo strapotere di armatori e terminalisti. Basta piangere altri lavoratori assassinati per il loro profitto".