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Movida, il sindaco: «Quel caos va fermato». Ma teme già che non funzionerà

Livorno, il primo cittadino: «I ragazzi si sposteranno in via Cambini, a Pisa hanno vietato di sedersi sui gradini»

Da ieri notte è scattata l’ordinanza che vieta l’utilizzo di bevande alcoliche e non alcoliche dopo le 24 nelle strade e nelle piazze della Venezia e della zona di Piazza XX Settembre.

Sindaco Salvetti, perché questa decisione?


«Qualche mese fa una giudice di Torino ha pubblicato una sentenza che di fronte ad un esposto di residenti legato all’inquinamento acustico nelle aree della movida ha condannato l’amministrazione comunale a risarcire queste persone con un milione e duecentomila euro. Da quel momento i vari Comuni hanno cominciato a ragionare su soluzioni che potessero avere un effetto sulla quiete pubblica e sul decoro urbano nelle zone della movida».

E a Livorno avete deciso di proibire l’uso delle bevande...

«Ho messo gli uffici a lavorare su questo tema: d’altra parte c’erano stati esposti dei residenti della Venezia e controlli dell’Arpat sui livelli di rumore, che nel quartiere avevano rilevato sforamenti importanti. Con gli assessori al commercio e all’ambiente abbiamo iniziato a studiare una modalità di intervento. Ne è scaturita questa ordinanza che punta a gestire i rischi di sforamento del rumore e allo stesso tempo a non mettere in ginocchio i locali della Venezia. Questo era il nostro obiettivo».

I commercianti però sono sul piede di guerra. Li avevate coinvolti o almeno avvertiti?

«Abbiamo avuto un incontro con loro, ma il confronto tra Comune, residenti e commercianti in Venezia dura da 15 anni e nessuno ha dato una ricetta, perché la ricetta non c’è. Provate a fare una ricerca su internet e cercate alla voce “risolto il problema movida”, non troverete un Comune che ci sia riuscito».

Ritiene che questa ordinanza lo risolverà?

«Abbiamo provato a fare un intervento per mitigare la situazione: di fronte ai rilievi di Arpat non potevo rimanere immobile, l’avvocatura del Comune lo ha confermato. Se non fossi intervenuto, davanti a quei dati sui rumori e con gli esposti dei residenti, avrei messo il Comune nelle condizioni di essere condannato a risarcimenti. Torino, Milano, Roma, Pisa, Lucca, Firenze, Bologna, Bolzano, tutti stanno cercando una soluzione per salvaguardare l’ente».

L’ordinanza durerà un mese. Che cosa si aspetta che succeda in questo periodo? Che i ragazzi vadano a letto a mezzanotte?

«Io temo che li ritroveremo in via Cambini».

Dunque si sposterà il problema?

«Non lo dico io che questi ragazzi non vanno a letto: il tema si inserisce in un problema di cultura generale. In Italia a differenza di altri paesi la serata va dalle 23 alle 4 di notte. Contemporaneamente ci troviamo incastrati in un cortocircuito legato alla pandemia: i decreti ci dicono di evitare che la gente stia nei locali, di far preferire i luoghi aperti, le strade, ma dall’altra parte dobbiamo fare i conti con una sentenza che dice che le persone non possono far serata in giro perché fanno rumore e la colpa ricade sull’amministrazione».

Siamo al paradosso...

«Esatto: con questa ordinanza porteremo la gente dentro i locali quando per il Covid ci viene detto di tenerli fuori. E pensare che abbiamo fatto un’operazione di successo incredibile concedendo il suolo pubblico ai locali...».

Torniamo all’ordinanza: se uno a mezzanotte e mezzo viene trovato a bere una Coca Cola in piazza del Luogo Pio viene multato, se invece mangia patatine no...

«Il senso dell’ordinanza è che se un gruppo di persone sta in piazza del Luogo Pio e fa casino perché consuma bevande alcoliche è sanzionabile».

Ma anche se beve acqua...

«L’ordinanza non è solo contro l’alcol, è per l’inquinamento acustico del quartiere, determinato dall’assembramento di persone che possono bere Cointreau, una Coca Cola o un’aranciata. L’obiettivo è impedire assembramenti rumorosi sotto le abitazioni…».

Ma una multa per bere una bottiglietta d’acqua...

«Se uno cammina con in mano una bottiglia d’acqua non viene multato, non sta consumando. Se uno è sulla spalletta dei fossi il discorso è diverso...».

Si sente in difficoltà, sindaco?

«Tutti i sindaci italiani sono in difficoltà. La sentenza di Torino espone ogni Comune a possibili enormi ripercussioni. Io devo salvaguardare l’amministrazione».

Ma la soluzione che ha adottato la mette in difficoltà?

«Non sono in difficoltà nel fare una scelta, sono arrabbiato perché è una situazione che non ha una ricetta, io non la trovo».

Dunque se uno mangia non viene multato, se uno beve sì. Allora non era più semplice fare un’ordinanza come quella di Pisa?

«Lì hanno fatto un’ordinanza che è stata ribattezzata anti-bivacco, vietando di stare a sedere sulle spallette del fiume o sugli scalini di una chiesa o di sdraiarsi su una panchina. È un altro tipo di scelta secondo me assurda, perché vieta alle persone di poter stare dove gli pare. Qui invece si punta il mirino verso l’alcol perché è il motivo principale per cui ci sono stati di alterazione, urla da parte di gruppi di ragazzi ubriachi, che spesso comprano l’alcol da altre parti e lo consumano in Venezia».

Ma avete scelto di non limitarvi all’alcol...

«Ripeto, abbiamo ampliato il divieto al resto delle bevande perché l’obiettivo è limitare il consumo di alcol ma anche fonti di rumore nel quartiere derivanti dagli assembramenti».

Invierà pattuglie di vigili urbani per controllare?

«Io ho 170 vigili, non un esercito e la notte due sole pattuglie. Bisognerà operare in coordinamento con le altre forze dell’ordine, il tema dell’ordine pubblico tra l’altro lo gestisce il questore».

Tra un mese, quando l’ordinanza non sarà più in vigore, che cosa si aspetta che succeda?

«Spero di avere riscontri positivi dall’Arpat che continuerà a fare rilevamenti, un quadro più tranquillo e nel frattempo di trovare con residenti e locali ulteriori accorgimenti per gestire la convivenza civile».