Bioraffineria all'Eni di Stagno, il progetto di riconversione resta nel cassetto: ecco i motivi

Dopo il taglio ai carburanti timori anche per la svolta green. L'assessore Simoncini: «Serve un tavolo nazionale col governo garante»

LIVORNO. Piove sul bagnato. Perché se da un lato Eni annuncia la chiusura per dicembre 2022 della linea carburanti, ritenuta ormai non più competitiva, il colpo peggiore per lo stabilimento di Stagno potrebbe arrivare dallo stop al progetto di bioraffineria, da sempre ritenuto la chiave di volta per allungare la vita del sito Eni. Perché di stop, in effetti, si tratta. Sebbene il cane a sei zampe, nei consessi istituzionali, vada ripetendo che l’operazione di riconversione “verde” è di grande interesse, il no di Bruxelles sull’idrogeno blu a Ravenna inserito nel Recovery ma ritenuto “aiuto di Stato” deve aver fatto cambiare i piani del gruppo. Insomma: se a gennaio scorso i sindaco di Livorno e Collesalvetti Luca Salvetti e Adelio Antolini esprimevano ottimismo perché “i biocarburanti allungheranno la vita della raffineria per altri 15-20 garantendo occupazione e stabilità a 400 famiglie”, oggi questo ottimismo rischia di scemare.

Dentro ai Pnrr (i piani governativi del Recovery Fund), lo ricordiamo, ci stavano due investimenti ritenuti strategici. Il primo, tuttavia, era stato duramente contestato dalle istituzioni locali perché in questo caso la raffineria era semplicemente uno spazio per “ospitare” un gassificatore. Bocciato, almeno a parole, il “waste to methanol”, la gassificazione catalitica di plastiche e i rifiuti non trattabili, idea fiorentina applicata da Alia per smaltire a Livorno un bel po’ di spazzatura dell’area metropolitana, rimaneva in piedi l’altro progetto: quello del biofuel. Fare cioè del sito di Livorno una bioraffineria. Obiettivo: produrre Hvo (Hydrotreated Vegetable Oil) cioè il biodiesel che, addizionato al gasolio fossile, va a comporre il carburante Enidiesel+, un carburante ottenuto tramite la tecnologia Ecofining a partire da oli vegetali. A Livorno, in particolare, avrebbero dovuto essere trattati olii esausti, vegetali, grassi animali. Cosa che avviene già a Gela e a Marghera, dove però il biofuel si produce dall’olio di palma. Un’operazione, quella di Stagno, per riconvertire i 150 ettari della raffineria in uno stabilimento più ecologico che da sola valeva circa 500 milioni.


Ora è un dato di fatto che rispetto al 28 dicembre scorso, quando ci fu il vertice degli enti locali con il management Eni a Roma (quando cioè fu ribadito l’impegno dell’azienda a procedere con la bioraffineria), lo scenario è mutato. Eni non riterebbe più conveniente l’operazione. Motivi strettamenti economici e di mercato (i biocarburanti sono oggi impiegati per il 10% con percentuali molto modeste rispetto agli altri prodotti) alla base di questa inversione di marcia. Così, di fronte a questo ennesimo punto interrogativo, oggi, il Comune di Livorno e quello di Collesalvetti chiedono garanzie. Lo dice chiaramente Gianfranco Simoncini assessore al Lavoro e allo Sviluppo: «E’ necessario che si apra al più presto quel tavolo istituzionale con l’azienda in cui il governo fa da garante». Anche perché la chiusura del settore carburanti, sebbene – come assicura Eni – non abbia contraccolpi diretti sul personale perché non ci saranno licenziamenti o ammortizzatori sociali, significherà riduzione di posti di lavoro e dunque di reddito sul territorio.

Anche perché, come già ribadito dai sindacati, le uscite per pensionamenti all’interno dello stabilimento (tra quelle già fatte e quelle in programma sono una sessantina), non saranno rimpiazzate. E anche le ricadute sull’indotto, non meglio quantificate, avranno un peso specifico non trascurabile. C’è poi un altro aspetto che preoccupa il mondo politico. Lo ricorda ancora Simoncini: il comparto dei lubrificanti è altamente strategico, una sorta di “salvavita” per il sito del comune di Collesalvetti. Qui, infatti, si producono lunrificanti, bitume e paraffine per tutta Italia. Eppure anche questa linea avrebbe bisogno di un revamping. Secondo quanto riferisce l’assessore al Lavoro la dismissione della linea carburanti potrebbe impattare anche su questa area di produzione perché obbligherebbe Eni a rifornirsi di materie prime che con la linea carburanti attiva avrebbe di fatto in casa.

Ecco perché il Comune di Livorno sollecita al più presto un incontro. Perché la partita aperta rischia di essere ben più complessa di quella di cui stiamo parlando oggi,l limitandola alla chiusura della linea carburanti. Una partita che rischia di tagliare fuorila raffineria livornese d a ogni piano o progetto di transizione ecologica.



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