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I proventi dell’usura in due stabilimenti balneari: «Lonzi gestisce due bagni a Tirrenia»

Una veduta dell’ingresso del bagno Imperiale di Tirrenia

Il cinquantenne, arrestato anche per l’omicidio di Alfredo Chimenti, sarebbe l’amministratore occulto dei due bagni

LIVORNO. Avrebbe investito parte dei proventi dell’usura fra Livorno, Tirrenia e Marina di Pisa.

In particolare, è quanto si apprende dagli atti dell’inchiesta, nei bagni Imperiale e Azzurro dove avrebbe collocato – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno – «soggetti di sua stretta fiducia», anche se sarebbe lui «l’amministratore occulto».

Non si ferma l’inchiesta dei carabinieri di Livorno e della guardia di finanza di Pisa dopo gli 11 arresti per il presunto giro di usura ed estorsione e l’omicidio di “Cacciavite”, Alfredo Chimenti, ucciso con un colpo di pistola all’addome in piazza Mazzini nella notte fra il 29 e il 30 giugno del 2002. Per il delitto sono ai domiciliari il settantaduenne Riccardo Del Vivo (l’uomo che ha ammesso di avergli sparato, poi diventato collaboratore di giustizia)e in carcere Massimo Antonini (62 anni, che lo avrebbe accompagnato in scooter nella zona del lungomare) e il cinquantenne Gionata Lonzi, che a Del Vivo avrebbe procurato la pistola.

Sarebbe proprio quest’ultimo il collante dell’inchiesta che, coordinata dal procuratore Ettore Squillace Greco, si è poi allargata dal delitto all’usura e all’estorsione. E sarebbe sempre Giornata Lonzi che – secondo l’accusa – nel ruolo di usuraio (con cui avrebbe collaborato col padre Giuliano Lonzi, 72 anni, con la madre sessantottenne Bruna Martini, entrambi ai domiciliari, e con altre persone come scriviamo nell’articolo sotto) avrebbe investito somme importanti rilevando gli stabilimenti balneari Imperiale di Tirrenia e Azzurro di Marina di Pisa, acquistando anche una casa in via Accademia Labronica (secondo la procura intestata fittiziamente al fratello e abitata dall’amante), una villa in Romania (Paese di cui è originaria la moglie) e un’altra in Russia, dove è nata colei che gli inquirenti ritengono sua amante. Sempre in Romania il cinquantenne avrebbe avviato (intestandole alla moglie) alcune attività nel settore delle onoranze funebri, mentre in Italia avrebbe acquistato una barca con motore fuoribordo dal valore a nuovo di almeno 60mila euro. Spese che i militari ricollegano all’attività di usuraio, visto che Lonzi al momento dell’arresto risultava ufficialmente disoccupato. Ancora in Romania, la moglie dell’indagato, nel giugno scorso avrebbe definito l’acquisto di un immobile all’asta del valore di circa 50mila euro e di un terreno da 10mila.

Un giro di affari ritenuto eccessivo per una persona che non risulta avere un lavoro, a giudizio dei carabinieri del nucleo investigativo, diretto dal maggiore Michele Morelli, e dalla guardia di finanza. «Non ho ancora preso visione dell’intero fascicolo dell’inchiesta, su cui naturalmente ho già iniziato a lavorare – afferma l’avvocato Riccardo Melani, che difende Gionata e Giuliano Lonzi – quindi al momento non posso aggiungere altro».

È grazie alle intercettazioni ascoltate fra il 2018 e l’estate scorsa che gli inquirenti hanno scoperto quelle che ritengono le «modalità di investimento dei proventi illeciti». Il sistema – come anticipato dal Tirreno – prevedeva la cessione di oggetti in oro a debito a un prezzo di 45-60 euro al grammo. Gli stessi gioielli, consegnati a chi si rivolgeva ai Lonzi, dovevano poi essere portati al “Compro oro” di uno degli indagati ora ai domiciliari (Stefano Bendinelli) alla quotazione di 22-24 euro al grammo, che poi li avrebbe rivenduti a sua volta a Giuliano Lonzi a un prezzo di 30-35, con un margine di guadagno. Così, chi ne aveva bisogno, dal negoziante otteneva i soldi e dal debito con i presunti usurai sarebbe poi dovuto rientrare con pagamenti quindicinali di 500 euro, oltre a 150 euro di interessi mensili. Una triangolazione che ha reso più complicata l’indagine.

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