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Caos in via Buontalenti, controlli nelle case dopo gli scontri: «Trovare chi vive fuori dalla legalità»

A sinistra il questore di Livorno, Roberto Massucci e un’immagine dei disordini di via Buontalenti, durante la rissa di mercoledì 15 settembre

Livorno, la linea del questore per rispondere ai disordini del 15 settembre: «Parole d’ordine telecamere, pattugliamenti ed eventi per rivitalizzare l'area»

LIVORNO. Telecamere pubbliche (perché lì, in via Buontalenti, non ce ne sono), controlli negli appartamenti «per verificare chi vive nell’illegalità» ed eventi per rivitalizzare il quartiere e allontanare i pericoli. Una settimana dopo gli scontri in strada – con la violenta rissa per la quale sono indagate 12 persone – a parlare è il questore Roberto Massucci. Che traccia un bilancio dei controlli interforze degli ultimi otto giorni: tre arresti, otto espulsioni, 20 denunce, nove perquisizioni, 295 persone identificate, 117 mezzi fermati e 398 euro (oltre a 29,75 grammi di droga) sequestrati.

Questore, i numeri dei controlli post-rissa sono importanti, ma per quanto tempo si proseguirà su questo ritmo prima di tornare alla normalità?


«Per adesso, anche grazie ai rinforzi inviati dal dipartimento della pubblica sicurezza, andiamo avanti. Poi, lentamente, torneremo a operare con le forze ordinarie. Ma voglio sottolineare che – sebbene la risposta dovesse essere necessaria e doverosa, specie di fronte a un fatto inaccettabile – Livorno non è il Bronx e resta una città sicura».

Ora quindi come proseguiranno fattivamente i controlli?

«Continueremo con il pattugliamento della zona e ci concentreremo anche sui proprietari degli appartamenti e su chi ci abita, come fatto in passato per piazza Garibaldi. Dobbiamo realizzare una mappatura delle persone che vivono fuori dalla legalità: devono pagarne le conseguenze. A questo collaboreranno tutte le forze dell’ordine, fra le quali c’è grande sintonia e amicizia istituzionale, così come con il Comune e il provveditorato, ad esempio».

Via Buontalenti è una zona dalla quale molti livornesi, negli ultimi anni, si sono allontanati.

«Il fatto che ora al posto dei livornesi ci siano gli stranieri non è sinonimo di insicurezza. In queste comunità, la maggior parte delle persone, sono perbene e testimoniano un’inclusione positiva per la città. Noi dobbiamo far pagare le conseguenze a chi, invece, vive nell’illegalità. Ed è una minoranza assoluta».

Le otto espulsioni dei giorni scorsi sono state un segnale in questo senso?

«Sì e voglio ringraziare ancora una volta il dipartimento della pubblica sicurezza perché i posti all’interno dei centri di permanenza per il rimpatrio in tutta Italia non sono tanti, eppure per Livorno sono stati trovati. Un segnale importante, visto che rimandare nel loro Paese le persone pericolose non è sempre semplice e possibile, ma è fondamentale».

Dopo che i controlli serrati finiranno, come si può proseguire per mettere in sicurezza il quartiere?

«I controlli naturalmente proseguiranno con le forze ordinarie, ma dobbiamo instaurare un processo virtuoso sull’esempio di piazza Garibaldi, dove i problemi non sono assolutamente risolti, ma abbiamo intrapreso la strada giusta».

Ovvero?

«Telecamere di ultima generazione, controlli negli appartamenti ed eventi che possano rivitalizzare il quartiere, perché dove ci sono i giovani, la cultura e la cittadinanza attiva il degrado ne esce sempre sconfitto».

Quindi non solo prevenzione e tecnologia.

«No, io – anche se non sono un addetto ai lavori – ci metterei anche la prevenzione urbanistica, visto che l’esperienza insegna che quando i quartieri vengono ristrutturati a livello urbanistico, la sicurezza attorno migliora. Livorno, fra l’altro, rispetto alle altre città ha molto di più: ha l’orgoglio dei livornesi che, se vanno via dalla propria città, lo fanno animati dal dolore. Questo è un valore».