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Rapina choc nel negozio del centro di Livorno: il racconto, le testimonianze, la ricostruzione, le indagini

Leonardo Martinelli, marito della donna aggredita mostra come il ladro abbia rotto la serratura per entrare dall’’ingresso di via Mayer

Il colpo, poco prima dell’apertura, da Martinelli donna in via Ricasoli. «Me lo sono trovato di fronte, poi il buio». Indaga la polizia che ha visionato le telecamere per risalire al colpevole

LIVORNO. Graziella, 70 anni, più della metà trascorsi a vestire generazioni di livornesi, nella mattina di lunedì 20 dicembre è andata al lavoro un po’ prima dell’orario di apertura, fissato per le nove e trenta. Per entrare nello storico negozio da donna Martinelli, in via Ricasoli – la strada dello shopping nel cuore di Livorno – è passata dall’ingresso principale. «Erano più o meno le otto», ricorda sotto choc il figlio Matteo, titolare dei punti vendita gestiti dalla famiglia a Livorno.

FACCIA A FACCIA


Quando la settantenne ha aperto la porta ed è entrata ha sentito dei rumori provenire dal retro: «Ci ha detto – ricorda il marito Leonardo – che ha pensato fosse la commessa, passata da via Mayer». Ecco perché ha percorso il corridoio ed è andata a vedere. «Quando è arrivata tra il magazzino e i camerini si è trovata faccia a faccia col ladro che per scappare – spiega – le ha dato un gollettone (un colpo a metà tra il pugno e lo schiaffo ndr) e poi l’ha spinta a terra, prima di fuggire dalla porta da cui era entrato. L’unica cosa che ricorda mia moglie è che il rapinatore indossava una specie di passamontagna».

L'ALLARME

L’allarme è scattato poco dopo, quando la settantenne è riuscita a rialzarsi, a prendere il cellulare e ha chiamato prima il marito e poi il figlio. «Sono arrivato in cinque minuti, ho trovato mamma a terra, impaurita, dolorante – va avanti Martinelli junior – è stata una scena terribile che non avrei mai voluto vedere. Posso solo immaginare che cosa abbia provato quando si è trovata di fronte al ladro. Il terrore di quei secondi. Il pensiero che potesse essere armato».

L’INDAGINE

In via Ricasoli poco dopo sono arrivate sia le volanti della polizia che la scientifica per i rilievi. Gli investigatori per ore hanno analizzato il negozio a caccia di impronte: la zona del registratore di cassa, l’ufficio sul retro. E soprattutto hanno visionato le telecamere lungo via Mayer. È da queste analisi che i poliziotti sono riusciti a capire i movimenti del rapinatore: a che ora è entrato, come e cosa ha utilizzato per forzare la porta.

LA RICOSTRUZIONE

L’uomo, infatti, sarebbe entrato nel negozio di abbigliamento intorno alle 6.30 da via Mayer. Per spaccare il lucchetto all’ingresso ha usato il sostegno di una impalcatura trovato molto probabilmente in uno dei cantieri della zona. A questo punto, sarebbe andato dritto al registratore di cassa, nella zona che si affaccia su via Ricasoli. Lo ha forzato e ha rubato tutto il denaro che c’era. «Stiamo ancora facendo il bilancio di quello che è stato portato via – ammette il titolare – ma dopo quello che è successo i soldi sono senza dubbio l’ultima cosa a cui pensiamo».

Dagli accertamenti è emerso anche un secondo particolare. Il rapinatore, infatti, dopo essere entrato una prima volta, è uscito e poi rientrato. Forse per cercare altri soldi all’interno dell’ufficio che, infatti, è stato trovato a soqquadro. «Per rimettere tutto in ordine e pulire ci abbiamo messo fino a dopo pranzo».

LE CONDIZIONI

La donna aggredita nonostante lo choc e alcune contusioni, per il momento non è andata in ospedale a farsi medicare. «Sono andato a trovare mamma a casa – spiega Martinelli – è a letto e si muove con difficoltà. Le abbiamo detto in tute le lingue di andare in ospedale, ma lei preferisce evitare. Con questa situazione sanitaria lo trova rischioso. Speriamo che non ci siano conseguenze. Quello che stiamo passando mi sembra già abbastanza...».



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