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A Livorno è fuga dal Pentagono. E il "mal di centro" strizza l'occhio alla destra

La notte-choc delle violenze in via Buontalenti: un carabiniere cerca sotto le auto coltelli e armi usati nella rissa (daniele stefanini/silvi)

L’emblema di questa trasformazione sta nel tracollo delle quotazioni immobiliari. E le avvisaglie del malessere c'erano anche prima della nottata di violenze

LIVORNO. Altrove lo chiamano il “partito della ztl”: orientamento radical chic per i quartieri fighetti del centro messi al riparo dall’overdose di auto e “illuminati” dal fascino di architetture storiche e dalla facile accessibilità a qualunque servizio. Qui no, non esiste. Lo dice anche l’ultimo duello per l’elezione del sindaco: per quanto al ballottaggio Luca Salvetti, con la sua maglietta di indipendente di centrosinistra, abbia travolto l’antagonista, il voto di protesta per il centrodestra è emerso soprattutto in centro. Andrea Romiti ha perso meno disastrosamente (con un distacco da Salvetti inferiore al 20% dei voti) in undici seggi: sette di essi sono in centro. E l’unica volta in cui Salvetti è sorpassato la troviamo al seggio n. 5 (elettori di piazza Cavour e zona sinagoga).

È una delle sole sei sezioni del sorpasso della destra di Susanna Ceccardi sul centrosinistra di Eugenio Giani lo scorso anno nel voto regionale. Esattamente la stessa striscia di città che è il feudo della “pasionaria” leghista. Dà a Giani il maggior distacco nel seggio n. 31: l’avreste mai detto che la roccaforte del centrodestra livornese sta fra piazza dei Mille e Pina d’Oro? A ridosso di piazza della Repubblica così come alcuni degli altri seggi in cui Romiti l’anno prima se l’è cavata meno peggio: soprattutto nel n.17 (dove vota chi abita in zona Mercato Centrale), nel n. 13 (i residenti tutt’attorno a Comune e Palazzo Grande) e nel n. 15 (che raccoglie le urne di quanti vivono fra il Voltone e via Mentana).


Ancora un passo indietro, giù lo scandaglio dentro le urne dell’ultimo voto per il Parlamento: ecco che nel cuore del centro balza agli occhi una fascia che ai due lati di via Grande dai Quattro Mori risale fino all’accoppiata di piazze-simbolo (Repubblica e Venti Settembre). In tutti ma proprio tutti i seggi di questa fascia la destra ha ottenuto nel 2018 più consensi del Pd: al n. 17 (elettorato di parte di via Buontalenti) il centrodestra aveva conquistato 147 voti, i dem neanche 90. Càpita che in zona il Pd sia finito addirittura terzo: al seggio n. 16 (qui vota la gente di piazza Cavallotti) Il Pd porta a casa 97 schede, superato tanto dal M5s (105 voti) che soprattutto da Fdi, Lega e forzisti (146); al seggio n. 5 in testa l’insieme delle destre con 154 preferenze, poi i Cinque Stelle con 143 e il Pd non va oltre quota 110. Non è stato però sempre così. Figurarsi che perfino nel patatrac del 2014 (vittoria di Filippo Nogarin) nei seggi di questa fascia di territorio – poco meno di una dozzina – il Pd sembrava non avere rivali: complessivamente portò a casa lì più di 1.400 schede, quattrocento in più del M5s e non molto meno del doppio delle varie liste di destra.

Prende corpo politicamente in questo modo il mugugno, il mal di pancia di pezzi di società che nell’urna si schierano con l’opposizione: guardando a destra probabilmente in nome di una Livorno in cui si riconoscono meno perché incrociano volti e cognomi stranieri sul pianerottolo di casa o al bar in piazzetta, a spasso col cane o all’alimentari dietro l’angolo.

La mappa di questo mal di pancia ricalca molto da vicino quella della presenza di cittadini di origine straniera: dal dossier statistico di Palazzo Civico emerge che le famiglie straniere o con almeno un coniuge straniero sono il 22,2% nella zona Benci-Ovosodo, il 20,2% nel rione Pontino, il 19,4% fra Fortezza e San Marco, il 18,3% in centro (fra viale Avvalorati e il Fosso Reale). Praticamente il centro, mentre nelle periferie storiche lo standard è grossomodo una su dieci: Shangai (10,9%), Corea (9,6%), Fiorentina (idem), Sorgenti (7,5%). E in quelle nuove o quasi nuove, anche meno: Scopaia (2,9%), Salviano (3,8%), la Rosa (poco più del 5%). Fra gli stranieri ci sono un po’ di balordi e alcune vite dentro e fuori dalla galera, ma anche tanti genitori di ragazzi che studiano e giocano con i nostri figli, persone che lavorano nei negozi in cui andiamo, alle quali affidiamo i nostri anziani o la sistemazione delle nostre case: solo che questo disagio del centro è difficile leggerlo se non così.

Non riguarda solo il caso di una strada tramutata in “terra di nessuno” dallo sconfinamento di un gruppo del sottobosco criminale che, costretto dal pressing dei controlli a lasciare piazza Garibaldi, è andato a pestare i piedi a chi vuol mantenere la presa tutt’attorno a piazza Venti Settembre. Vedi alla voce “controllo del territorio”: non è detto che si trasformi in violenza esplicita, anzi spesso è il contrario. Il “termometro” per misurare questa “febbre” – che così tanto incide nella quotidianità dei residenti e nelle loro percezioni – non possiamo andarlo a cercare nel numero dei furti o delle aggressioni denunciati alle forze dell’ordine. La riprova? Sta nel fatto che sono in diminuzione rispetto a trent’anni fa in provincia di Livorno, giura l’Istat: 12.066 nel ’91, 7.997 nell’ultima annata “fotografata”. In leggero calo i furti in abitazione (in un giorno se ne contano quattro su tutta la costa da Livorno a Piombino), in aumento invece quelli nei negozi (quasi due al giorno). Triplicano però le violenze sessuali (da dieci a 29), crescono le rapine (da 70 a 91), boom di truffe (ormai a un passo da quota mille).

L’emblema di questa trasformazione sta nel tracollo delle quotazioni immobiliari proprio in questa fascia del centro: voglia di fuga anche a costo di svendere l’appartamento. Il borsino immobiliare dell’Agenzia delle Entrate indica le cifre messe nero su bianco negli atti effettivi di compravendita davanti al notaio. Risultato: per il “triangolo” fra Comune, piazza Cavour e Voltone, nella seconda metà dello scorso anno si parlava di 1.400-1.650 euro al metro quadro , dieci anni fa 1.900-2.500. E nel complesso i prezzi di vendita hanno perso più del 31% in dieci anni. Quando si riesce ad arrivare alla vendita: non di rado il cartello “vendesi” resta lì aspettando giorni migliori. L’ingranaggio assomiglia a quello che si è innescato in città americane già decenni fa: sono i settori economicamente più fragili che sbarcano in zone del centro, il ceto medio e quello benestante fanno la valigia e vanno a rifarsi il loro pezzo di città altrove, altro che “partito della ztl”.

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