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Sangue sui cofani e vetrine rotte, nella strada della paura si contano i danni. I residenti: "Cambiamo casa"

un affollamento di persone in via Buontalenti dopo la guerriglia e l’arrivo delle forze dell’ordine

Livorno, dopo la notte di guerriglia i commercianti di via Buontalenti fanno la conta dei danni. Residenti esasperati: "Se nessuno le ferma, le bande torneranno"

Una strada ferita. Arrabbiata. Impaurita. Che chiede aiuto e conta i danni. Il giorno dopo la guerriglia tra bande che ha sconvolto la città, il fazzoletto di strade tra via Buontalenti, via del Fante e via della Coroncina è ciò che resta di un campo di battaglia: il sangue di chi è stato ferito negli scontri a colpi di coltelli, spade, spranghe, bastoni, è ancora appiccicato ai cofani delle macchine parcheggiate. I pezzi di vetro sono ovunque e formano tappeti verdi, appuntiti, lungo i marciapiedi. Sono i resti delle bottiglie che nei video ripresi dai residenti affacciati alle finestre durante i dieci minuti di delirio, si vedono lanciare da una parte all’altra. E poi ci sono le auto che hanno avuto la peggio: lunotti in frantumi, fiancate ammaccate.



Un carrozziere è arrivato da Stagno per sistemare l’utilitaria di una signora che abita nel palazzo sull’angolo, l’epicentro degli scontri, è non ha nessuna voglia di parlare. «Ci vorrà un bel po’ per sistemare tutto», ripete mentre ripara il parabrezza.

Cinquanta metri più avanti Stefano Fornaciari, 54 anni, è sull’uscio della ferramenta che gestisce da trent’anni. Fuma una sigaretta e guarda lo scempio che ha davanti agli occhi. «Ieri sera ho sentito gli spari. Sa oltre ad avere il negozio qui, ci abito pure. È stata una cosa sconvolgente. Certi livelli di criminalità qui non si erano mai visti. Io credo che siano bande che stanno dietro, alle spalle dei Fossi. Ormai si sono spartiti il territorio: di là da piazza delle Repubblica ci sono marocchini e senegalesi, di qua i tunisini. In trent’anni ho visto questa zona cambiare. E purtroppo in peggio. E questo incide anche sul lavoro che inevitabilmente è calato».



Alessio, «il cognome perfavore no», ha le chiavi di casa in mano. Abita col figlio e la moglie in un palazzo che si affaccia su via Buontalenti. «L’altra sera – ricorda – è stato come essere dentro a un film. Ma era la realtà. Ma questo è solo l’ultimo e più preoccupante degli episodi. Ecco perché siamo esasperati. Tra noi residenti abbiamo anche una chat. Da ieri è tutto uno scrivere: siamo esasperati perché in questa zona ormai è anarchia totale. Vale tutto. Le dico solo che per tutta l’estate tra le tre e le cinque del mattino è stato uno smarmittio di motorini, perché decine di ragazzi facevano colazione al forno qui sotto. E ovviamente noi non abbiamo mai dormito».

Se questo è il contorno ecco che mercoledì è arrivata l’apoteosi. «Davvero – ripete – certe cose non si vedono nemmeno nei film. Io sto qui da dieci anni, ma appena mi capita vado via. Sempre che riesca a vendere la casa a qualcuno. E dire che quando ci siamo trasferiti era una zona dove si viveva bene. Poi tutto è precipitato. Il problema è che non ci sono controlli. L’unica soluzione che vedo è mettere una pattuglia fissa per 24 ore al giorno che fa la ronda tutta la notte. Le dico solo l’ultima cosa – dice mentre saluta il titolare della pizzeria all’angolo – per farle capire la situazione: l’altra sera dopo l’apocalisse davanti al bar c’erano una decina di clienti ubriachi che non volevano andare via. Alla fine sono dovuti intervenire i carabinieri che stavano facendo i rilievi».



Claudia Catelani, dipendente del negozio Voliani, ha il dente avvelenato. «È tutto il centro a essere abbandonato. Durante Effetto Venezia stioccano il palco in mezzo a piazza della Repubblica per una decina di giorni e poi durante l’anno mai nulla. Abbiamo chiesto un intervento, ma nessuno ci ha risposto, di conseguenza tutto va in malora. E la notte questa zona è terra di nessuno. Prendiamo piazza Garibaldi hanno messo una camionetta dell’esercito che sta dalla parte opposta. Il risultato è che gli spacciatori si spostano dall’altra parte. Non devi essere El Chapo, il re del cartello della droga, per capirlo. Infatti quando chiudo alle sette qui c’è già ariaccia». Chi più degli altri difficilmente scorderà la notte della guerriglia è Matteo, titolare di Viktor, locale che quando mercoledì è iniziato il delirio era ancora aperto. «Eravamo asserragliati qua dentro con qualche cliente. Alla ragazza incinta ho detto di chiudersi in bagno. Devo ammetterlo, abbiamo avuto paura anche perché non avevamo vie di fuga. Eravamo circondati da criminali e le forze dell’ordine non arrivavano mai. Però quando devono fare due multe sono tutti rapidissimi, ma l’altra sera da queste parti c’erano criminali veri». La conta dei danni la sta ancora facendo: «Mi hanno spaccato tra tavoli e sedie una dozzina di oggetti, ma quello è il minimo. Ciò che mi spaventa è l’immagine per il quartiere. Ce la vedete la gente che dice: “Perché non si va a fare una bevuta nella via della sparatoria? Forza, portiamoci anche i bimbi...”».



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