La ristoratrice dopo la guerriglia: «Livorno è malata, ecco perché il problema sicurezza riguarda tutti»

La titolare del ristorante “La Pina d’oro” vive da trent'anni in uan zona di frontiera: «Mai visto nulla di simile. In centro per piantare i tulipani va estirpata la gramigna»

LIVORNO. Emilia Vecchi, titolare del ristorante pizzeria “La Pina d’Oro”, locale all’angolo tra l’omonima strada che porta dentro Garibaldi e piazza della Repubblica, è una commerciante di frontiera: da trent’anni lavora in una delle zone più delicate della città. Il giorno dopo la guerriglia tra via del Fante e via Buontalenti, a un tiro di schioppo dall’ingresso del ristorante, è al suo posto, tra la cucina e la sala. Ma invece di raccontare quanto sia difficile vivere e lavorare qui spiega: «Quello che avvenuto, dai video che ho visto, è qualcosa di incredibile. Mai successo prima a Livorno. Quindi è ovvio che servono degli interventi. I cittadini lo chiedono ed è giusto. Ma se pensiamo che il problema riguardi solo questa zona sbagliamo. È la città ad essere malata».



Cominciamo da quello che è successo mercoledì sera. Cosa ha visto?

«In realtà poco. Avevamo apparecchiato solo dentro. A un certo punto una signora è entrata e ci ha detto che era successo un macello in via del Fante. Quando siamo usciti c’era solo gente che scappava. In compenso ho visto i video».

Che effetto le ha fatto?

«La prima cosa che mi viene da dire è che si sia trattato di un episodio a sé. Slegato da tutte le dinamiche che riguardano la zona di Garibaldi. Questo non significa che non servano provvedimenti per il centro. Anzi. Ma ripeto, servono interventi complessivi e duraturi nel tempo. Perché la gente è esasperata, soprattutto dallo spaccio. I residenti di Garibaldi a inizio estate hanno inviato una lettera al Comune per chiedere interventi. Chi abita in zona Mercato sono mesi che si lamenta della situazione. Provate ad andare in via Grande la sera, è deserta. Ecco perché dico che il problema riguarda tutti. E non credo che due pattuglie, una dei carabinieri e una della polizia, in giro per la città dopo una certa ora, possano fare molto in questo senso».

Lei in tanti anni ne avrà viste di tutti i colori...

«Meno di quanto possiate pensare. Due o tre scazzottate. Niente di paragonabile a quello che ho visto nelle immagini dell’altra sera».

L’impressione è che stavolta la criminalità abbia fatto un salto dentro la città: dal ghetto, mi passi il termine, dove pensavamo fosse chiusa, è entrata nella vita di tutti.

«Io la vedo diversamente. Proprio il fatto che sia successo non qui ma dall’altra parte della piazza lo rende un episodio slegato da tutto il resto. Quaranta persone che si affrontano in quel modo significa che è un appuntamento per un regolamento di conti oppure cercano qualcuno».

Ci racconta com’è vivere e lavorare in quella zona?

«Faccio una premessa: sul davanti non ho di questi problemi, i problemi da affrontare sono le cose che sono già state chieste da una vita da commercianti e residenti. E le soluzioni le abbiamo chieste all’amministrazione e alle autorità».

E cosa è stato fatto?

«In modo esaustivo nulla. Avevano cominciato a gestire la situazione con servizi e controlli ma nel tempo certi interventi sono andati a diminuire».

Ha mai avuto paura in questi anni?

«Paura no».

Andrebbe mai via o comunque ci hai mai pensato?

«No. Lo farei solo per motivi personali».

Ora cosa si augura?

«Mi auguro che ci sia un po’ di polso duro da parte delle istituzioni. Ma che siano delle risoluzioni concrete. Per il bene di tutti. Veniamo da un anno mezzo di limitazioni sarebbe bello ripartire col piede giusto».

Ha paura che siano interventi spot e poi la zona sia di nuovo lasciata al proprio destino?

«Le faccio un esempio: se mi piacciono i tulipani ma nel prato c’è la gramigna, io i tulipani non li posso piantare. Bisogna tagliare il problema alla radice. E questo vale per la nostra zona».

Molti dicono che il problema sono gli stranieri. È d’accordo?

«No, il problema è una società alla sbaraglio, il problema non sono gli stranieri. È una società malata che ha comportamenti sbagliati. Ci sono famiglie straniere che si sono integrate. Le vedo tutti i giorni: lavorano, i figli vanno a scuola».

Stasera apre il suo ristorante?

«Certo che apro. Però devo dire che oggi in giro non c’è nessuno, non c’è anima viva da queste parti. Quello che è successo non sarà una bella pubblicità per la città di Livorno. Siamo finiti addirittura sul Tg1...».

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