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Fatiscente e spopolato, ecco perché il centro di Livorno non esiste più

Via Cairoli bilanciava l’austerità delle banche con la civettuola galleria, tra piazza Cavour e l’Attias c’era la “vasca” di via Ricasoli. Ora negozi e cinema chiusi, tante case sfitte. Così la vita si è spostata nelle periferie

Là dove c’era l’erba ora c’è una città. Anzi, tante piccole città. Come sei cambiata Livorno, come sei diversa: la periferia estrema, un tempo terra di nessuno dal tramonto in poi, considerata per decenni ricettacolo di ogni possibile perdizione, è diventata adesso il posto più sicuro dove vivere. Il centro, una volta tutto luci, locali, cinema e attrazioni, adagiato tra le suggestioni della Venezia e il polo commerciale Attias-Ricasoli, adesso è diventato la nuova periferia: e oggi è davvero difficile vedere le auto circolare qui oltre le dieci di sera.

Paradossale Livorno, che ha cambiato pelle e morfologia negli ultimi dieci, quindici anni. Il centro è soltanto un’entità topografica, un bel contenitore svuotato, una cornice senza quadro. Le serrande calano per sempre e non si rialzano più: quanti negozi storici, quante famiglie blasonate, quante storie finite nell’oblio. Piazza Grande, estate e inverno, era un brulicare di cose e persone: i dischi si compravano da La Comba, il brivido delle scale mobili si viveva alla Upim, le vetrine luccicavano di orologi di marca, da Belforte ci si abbeverava dei migliori libri. La passeggiata in centro era l’alternativa invernale al lungomare, potevi entrare alla Gran Guardia per un film o una prima teatrale, fermarti da Dolly per caffè o per un gelato.


Via Cairoli bilanciava l’austerità delle banche con la civettuola galleria, tra piazza Cavour e l’Attias c’era la “vasca” di via Ricasoli, e poi negozi, pizzerie, bar per tutta via Marradi fino ai Palazzi Rossi. A Natale lo sguardo seguiva i festoni illuminati sulla direttrice Barriera Roma-Duomo che fendeva in due la città. Ragazzi sul motorino che si baciavano e si rincorrevano con i gavettoni. E le pallate di neve, quella volta che nevicò. Senso di comunità, di stare insieme, di un posto vivo. Certo succedeva qualcosa, ogni tanto: qualcuno che non pagava i debiti, qualcuno che aveva alzato troppo il gomito, qualche bisca. Poco, comunque.

Livorno era il suo centro, mentre nelle periferie si dormiva, ma raramente si viveva. I quartieri nord, Shangai e Corea, erano una somma di problemi irrisolvibili, case popolari ridotte quasi a scheletri e occupate da chicchessia. La Leccia e la Scopaia, neonate, un’ordinata ma anonima schiera di palazzi. Colline e Coteto più inurbate, ma ancora con la vocazione di paese, con la propria chiesa, il proprio panificio, la propria circoscrizione. Ardenza, Antignano e Montenero laggiù, il miraggio per tanti inarrivabile.

Ma ora come sei cambiata, Livorno. Anche tu vittima della globalizzazione, della massificazione, dei centri commerciali più comodi ma spersonalizzanti. Mall all’americana dove arrivi, parcheggi, trovi tutto, non parli con nessuno e te ne vai. Porta a Terra, poi il Parco Levante fino all’Esselunga, ultima arrivata: i colossi che si mangiano la piccola rete del commercio, i pesci più deboli sono finiti nella pancia della balena. I negozi di prossimità, ma anche quelli del centro, non ci sono più, al cinema si va alla multisala, a cena magari al centro commerciale. Con tanti saluti alle luci, morbide e invitanti, di quelle serate tra via Grande e piazza della Repubblica, un reticolo di strade oggi spettrali sotto quelle gelide luci giallastre: nessuno mangia, acquista, vede più un film da queste parti. Qui le case ormai restano sfitte e vengono affittate agli emigrati, ridotti in un ghetto senza cuore: basta scorrere le bacheche delle agenzie immobiliari, appartamenti proposti anche sotto i centomila euro, un tempo ci compravi, forse, un paio di garage. Livorno senza più un centro, costretta a subire fotogrammi da action americano di quarta serie sulle strade dove, pochi anni prima, abbiamo passeggiato, cenato, comprato il vestito buono, visto film e prime teatrali.

Fotogrammi che qualcuno riprende dall’alto, da lontano, quasi da un altro mondo, e riversa subito sui social. Una città senza più un centro: anzi, con tanti piccoli centri che resistono tra i centri commerciali. E noi ci sentiamo sempre più soli, nei mall.