Ripescata un’anfora del periodo romano a 300 metri dalla Baracchina rossa

Livorno: risale al primo secolo avanti Cristo. Il recupero reso possibile grazie ai sommozzatori del reparto operativo aeronavale della guardia di finanza

LIVORNO. È stata ritrovata, intatta, 300 metri al largo della Baracchina rossa grazie alla segnalazione di un sub. I militari del reparto operativo aeronavale della guardia di finanza di Livorno, guidati dal tenente colonnello Maurizio De Pierno, nella mattinata di sabato scorso hanno ripescato in mare, a circa dieci metri di profondità, un’anfora «presumibilmente di tipo dressel – spiegano le fiamme gialle – di epoca romana e risalente al primo secolo avanti Cristo».



Si tratterebbe di un reperto storico, simile ad altri recuperati in passato, disperso dopo l’affondamento di tre navi romane nel mar Tirreno. E che le correnti, nell’ultimo periodo, hanno fatto riaffiorare. Così sabato scorso, dopo la segnalazione del subacqueo e l’autorizzazione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggi per le province di Pisa e Livorno, i sommozzatori sono riusciti a recuperare la preziosissima anfora con dei palloni di sollevamento.

L’immersione decisiva, lo scorso 11 settembre, è avvenuta dopo un sopralluogo organizzato giovedì scorso, due giorni prima del recupero, fondamentale per definire il dà farsi e definire al meglio le operazioni, visto l’alto valore dell’antico reperto. In realtà, nello stesso punto, c’è anche un’altra anfora, che però «risulta essere saldata al fondale mediante incrostazioni calcaree-rocciose» – scrivono i finanzieri – che non sono quindi riusciti a riportarla in superficie. È probabile che comunque un ulteriore tentativo venga fatto più avanti: il rischio, infatti, era quello di danneggiarla e vanificare lo stesso recupero, mentre l’altra – riportata in superficie – era «facilmente asportabile», spiegano dal reparto operativo e aeronavale.

Il reperto storico è ora custodito nella sede del reparto della guardia di finanza di Livorno, mentre i tecnici della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggi hanno effettuato un prelievo all’interno del manufatto per studiarne il materiale biologico contenuto, in modo da avere sempre più informazioni sui naufragi.