La Libertas sbaglia tanto, nel primo derby di Coppa trionfa la Pielle 

Oltre duemila persone al Modigliani Forum le triglie recuperano undici punti di svantaggio nel primo quarto e festeggiano

LIVORNO. Una telefonata ti allunga la vita, un derby te la cambia, scriveva Renzo Marmugi. Trenta e passa anni dopo sembra che niente sia cambiato. Chi ha perso, la Libertas, dirà che siamo in Supercoppa, che sono passate poco più di tre settimane dall’inizio della preparazione, che in palio c’erano soltanto noccioline. Ma sono tutte scuse.

Duemila e duecento persone sui gradoni di Porta a Terra che sembravano uscite dal Tempo delle Mele, con la curva piellina di gran lunga preponderante, raccontano che oggi come trent’anni fa il cuore di questa città continua a battere per questi due loghi, LL e PL, che racchiudono insieme senso di appartenenza, identità sociale, storia personale e familiare, ricordi, e che quando si scontrano danno il diritto ad andare in Baracchina, ai Pancaldi o in piazza Attias con la testa alta e il sorriso dello sberleffo, ora anche quello di girare sui social con quel senso di goduria e di potenza che una vittoria nel derby davvero regala.


Cambia la vita a chi l’ha vinto e a chi l’ha perso questo derby vero ritrovato dopo tanto tempo in serie B, nel palasport che era nato per ospitarlo e che mai l’aveva visto giocare. La squadra di Da Prato esce con il petto gonfio e un’iniezione di adrenalina da una partita che sembrava pendere tutta dalla parte amaranto gialloblù, ma che le triglie hanno riacciuffato con la grinta che dal sottosuolo di via Cecconi sembra evidentemente sgorgare come petrolio in Kuwait. I tuffi di Iardella, la freddezza di baby Drocker, vero killer del derby, le batterie infinite di Tempestini, la precisione dalla linea della carità di Pederzini (9/10) hanno permesso alla squadra di Da Prato di agguantare i cugini, mettere la freccia e poi vederli scivolare davanti a ogni tentativo di recupero come Mario Bros sulle banane di Donkey Kong.

La Libertas c’ha messo tantissimo del suo: quando avrebbe potuto inserire il turbo e allungare, ha spento il motore. Per due volte si è trovata la strada spianata: sul 18-11 ad un minuto dal termine del primo quarto propiziato dalla buona partenza di Casella (poi svanito), e sul 26-15 del 13’ vergato sulla pelle piellina dalla freschezza e dalle penetrazioni di un Costantino Bechi senza dubbio il migliore in campo per gli amaranto. Ma con la Pielle in bambola, la squadra di Fantozzi non ha saputo infierire: ha sbagliato l’impossibile (2/18 da tre dopo 20’, diventato 4/31 al 40’), pur tirando nei primi due tempi venti volte più degli avversari grazie a 10 rimbalzi offensivi catturati.

Neanche col telecomando sarebbe entrato il pallone, ma nonostante questo è sembrato per quasi due tempi che il pallino fosse nelle mani libertassine, fino a quando Tempestini ha iniziato a rispondere a Bechi e con 5 punti in un baleno, seguito da Lenti, Drocker e Iardella ha riportato il tabellone in parità (28-28), mettendo poi il sigillo al sorpasso con due tiri liberi sul finale di tempo (28-30). Da lì è iniziata la corrida piellina e il pianto amaranto. La Libertas non ha più messo il muso avanti ma ha tentato di restare agganciata rimbalzando tra il meno 2 e il meno 5, fino al 46-48 di inizio ultimo quarto siglato da Marchini e Ricci. Ma la rincorsa si è fermata.