Il dolore di Di Bin per la morte della moglie: «Spaesato senza lei, ma ringrazio Livorno»

L’ex calciatore amaranto e la perdita improvvisa di Elisa con cui ha passato quarant'anni insieme: «Conquistati dalla città e dal cuore di tantissime persone»

LIVORNO. «Sono spaesato». L’ex giocatore del Livorno Rjkj Di Bin - amaranto dal 1993 al 1995 - in due semplici parole descrive la sua vita sconvolta dalla scomparsa di Elisa Schettino, l’unico grande amore della sua vita mancata improvvisamente il 31 agosto all’età di 51 anni. Spaesato. Ed è normale che sia così perché Rjkj ed Elisa sono stati insieme quasi 40 anni: «Ci siamo conosciuti alla scuola media. E non ci siamo più lasciati». Il filo dei ricordi è resistente come questo amore profondo. «Ci siamo sposati il 17 giugno dell’89. Io avevo 21 anni. Lei 19. Perché così giovani? Il Torino mi aveva mandato in prestito al Parma e al Prato e in quel periodo capimmo che la lontananza per noi era troppo dolorosa. Così decidemmo si sposarci subito. Elisa mi ha seguito in tutto il mio percorso di calciatore e si è preso tutto il bello e il brutto della mia professione a cominciare dai continui trasferimenti: Alessandria, Piacenza, Catania. Poi Livorno».

Già. Livorno. La città che ha accolto Rijkj ed Elisa come due figli: «E dire che il primo giorno mia moglie non rimase entusiasta. Aveva visto il porto e poco altro. Poi però quando vide il viale Italia tutto cambiò. E poi a conquistarla definitivamente fu il clima: qui con il mare e il sole si sta a maniche corte fino a ottobre, mentre da noi a Torino quello è già il tempo dei piumini. E dire che venivamo da Catania. Abitavamo ad Aci Trezza, una cittadina meravigliosa, ma qui trovammo qualcosa di magico». Elisa ama Rjkj, Rjkj ama Elisa. Entrambi amano Livorno con cui instaurano un legame inossidabile: «A volte i livornesi sono entranti, ma se si scelgono le persone giuste, sono fantastici. Nell’ottobre del’95 firmai per il Modena. Elisa fu categorica: «Non vengo a meno che non compriamo casa a Livorno. E così abbiamo fatto». Nel’97 è nata Rita e la famiglia Di Bin si è allargata: «Per me la famiglia è sacra. Sono sempre stato un marito e un padre presente. Adesso farò tutto per mia figlia. Ha studiato danza per anni. Voglio che sia felice nel suo mondo. E la seguirò. Con discrezione, perché non sono un padre rompiscatole, ma la seguirò. Le mancherà il punto di riferimento. Erano molto unite, capaci di parlare per ore fino alle tre del mattino».

Elisa manca. E tanto: «Era una persona che difficilmente si dava subito, ma quando entrava in confidenza e in sintonia con le persone era capace di aprire il cuore. In questi giorni molte sue amiche mi stanno dicendo che hanno perso una sorella». Rjkj Di Bin si commuove quando menziona le persone che lo stanno sostenendo in questi primi, durissimi giorni: «Mi hanno chiamato in tanti. Praticamente tutta la squadra del Livorno 93/94: Merlo, Da Mommio, Yuri Pellegrini. Sono venuti Biagi e Picci, miei compagni ai tempi del Toro. Mi ha chiamato il presidente Achilli. Anche il presidente Toccafondi si è fatto vivo. Lo ricordo ragazzino ai tempi del Prato. Mi ha commosso Andrea Bagnoli. È venuto al funerale con la moglie Francesca. Da anni ci promettevamo di vederci. Non ne abbiamo avuto la possibilità. Nella vita non bisogna mai rimandare, perché si rischia di perderci per sempre». Rjkj ha gli occhi umidi quando ringrazia i datori di lavoro: «La famiglia Simonini, di Vad Formaggi. Mi stanno aiutando molto. Sono eccezionali. Ma non ho più la mia Elisa. Respiravo a fianco a lei e ora non ce l’ho più. E sono spaesato».

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