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Fuochi d’artificio sul viale Italia nell'anniversario dell'alluvione: «Gesto inopportuno nel giorno del dolore»

La cerimonia in ricordo delle vittime dell'alluvione alla Rotonda di Ardenza (foto Franco Silvi)

Livorno, lo spettacolo iniziato poco dopo la fine della fiaccolata ricordo. Il sindaco Salvetti: «Verifiche con il questore»  

LIVORNO. C’era chi – alla Rotonda di Ardenza – stringeva ancora la fiaccola della memoria tra le mani per ricordare le otto vittime dell’alluvione di quattro anni fa, quando – a pochi chilometri di distanza, sempre sul viale Italia – sono cominciate le esplosioni dei primi fuochi d’artificio, simbolo di festa. Che venerdì non poteva essere tale.

È così che il lungomare di Livorno si è ritrovato diviso in due: da una parte il silenzio del lutto, dall’altro il rumore della baldoria. In mezzo i cittadini spaesati che cercavano di capire. Perché quelle due facce dell’estate, per una notte, quella notte, non potevano stare sulla stessa medaglia.


«Dire che si è trattato di un gesto inopportuno e irrispettoso – spiega il sindaco Luca Salvetti – è riduttivo. Spero che i responsabili non fossero almeno livornesi. In questo modo potrebbero in un certo senso essere scusati perché non sapevano dell’anniversario della tragedia. In ogni caso cercheremo di chiarire la situazione al più presto. Per questo farò immediatamente una segnalazione al questore per verificare anche se, in questi casi, servono specifiche autorizzazioni».

Non solo la politica si è indignata cogliendo questa nota stonata tra le fiaccole che illuminavano il passato per non farlo cadere nel buio e i colori dei bòtti che invece illuminavano il cielo a giorno. Così è cominciata la caccia al responsabile. A chi in qualche modo poteva aver mancato di rispetto alla città e al suo dolore.

Gli unici indizi riguardavano il punto dove rumori e colori erano più chiari: il viale Italia, tra la terrazza Mascagni e la Bellana.

Un compleanno? Una festa in barca? Qualche iniziativa in uno degli stabilimenti balneari? Niente di tutto questo. Come spiega Mirco Peini, fondatore di Uappala, società che gestisce anche dell’hotel Palazzo e come ripetono dal Azimut Benetti. «Noi non abbiamo organizzato nessuna festa – spiega l’imprenditore – escludo categoricamente che i fuochi siano partiti dal nostro hotel».

Stessa risposta dalla Ferrari degli yacht. «Siamo completamente estranei», spiegano. Ma aggiungono un elemento che potrebbe essere decisivo per ricostruire la genesi delle responsabilità.

«Sia giovedì che venerdì – fanno sapere – i nostri addetti alla sicurezza hanno sentito che qualcuno esplodeva fuochi d’artificio sul viale Italia». A questo punto il personale interno ad Azimut Benetti avrebbe effettuato una verifica in più, cercando di capire quale fosse il punto da cui partivano. È spostandosi verso sud, in prossimità dell’eliporto all’interno del cantiere che hanno visto che i fuochi venivano sparati dallo scoglio della Regina. Adesso c’è da capire di cosa si è trattato. E perché. Certo è che i responsabili hanno preso un granchio.

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