Contenuto riservato agli abbonati

«Caro Livorno, risorgeremo»: Stefano Bandecchi svela i motivi del suo aiuto anche nel calcio

Stefano Bandecchi, 60 anni, livornese, fondatore della Unicusano

«Questa è la mia città, e ora con Vantaggiato e Torromino si vola». Ecco l'intervista completa 

Buongiorno Bandecchi, è al lavoro?
«Buongiorno. Sì, ma per parlare della mia città un po’ di tempo si trova sempre».

Lei sta mettendo su una vera e propria polisportiva qui a Livorno.

«Se posso fare qualcosa per la mia città, lo faccio sempre volentieri. E poi ci tengo allo sport, penso che possa dare una spinta importante a Livorno».

Per la verità i grandi imprenditori livornesi non hanno fatto molto per lo sport, forse l’ultimo è stato D’Alesio.
«Se posso, cerco di fare qualcosa di utile».

Il suo nome salta fuori nel maggio del 2014 quando cerca di acquistare il Livorno Calcio, ma di questo parleremo dopo. Poi, nella nostra città, ritorna con il suo ingresso nella Libertas Livorno di atletica. Come mai?
«L’accordo con la Libertas nasce per l’amicizia con un mio vecchio insegnante di scuola media, il professor Laudani. Io facevo atletica al campo scuola ed è un ricordo che mi tengo nel cuore. Non mi hanno cercato, sono io che li ho contattati per sapere se potevo essere utile alla società».

La tappa seguente è l’ingresso come sponsor e finanziatore della Pielle di basket.
«Un giorno viene Cristiano Lucarelli e mi fa “presidente, c’è un mio amico (Roberto Creati, ndr) che ha una importante società di basket a Livorno. Perché, oltre all’atletica non valuta anche questa possibilità?”. Mi è sembrata una buona cosa. È andata bene no?».

Altroché, primo colpo e Pielle promossa in serie B.
«Eh, quest’anno abbiamo il derby. Qualcuno dei miei amici a Livorno mi prende pure in giro perché dice che fare da sponsor a una società che si chiama Libertas e a una che si chiama Pielle è un controsenso. Diciamo che sono un uomo che ama le sfide particolari».

E veniamo al Livorno Calcio.
«Eh, sul Livorno Calcio soffia il vento...».

Si riferisce allo striscione che le fecero i tifosi quando stava per comprare la società?
«Sì, è una battuta. Fu sopravvalutata la mia posizione politica, ma ormai è acqua passata. Non fu per quello che non presi il Livorno. In ogni caso lasciamo stare la politica e parliamo di sport che c’è bisogno di rialzare la testa anche nel calcio».

Anche qui c’è lo zampino di Cristiano Lucarelli.
«Nei giorni più difficili del Livorno ebbi una serie di colloqui, anche il sindaco si è interessato tanto alle questioni del Livorno e credo che vada davvero elogiato per il suo lavoro. Io ho un’altra società, mi sto occupando della Ternana».

Ma...
«Ma ho spiegato che se c’era la possibilità di dare una mano, beh, non mi sarei tirato indietro».

La sponsorizzazione che ha dato è molto, molto importante a livello economico. Tantopiù in un campionato come quello dell’Eccellenza.
«Guardi, Livorno non può stare nei dilettanti. E sinceramente resto basito da come qualcuno abbia potuto far precipitare questa società così in basso».

Già.
«Nel calcio ci sta di vincere o di perdere, io con la Ternana ho addirittura rischiato di finire in serie D, ma un conto sono i risultati del campo e un conto è la gestione societaria. E non è comprensibile far arrivare una società gloriosa come il Livorno addirittura a non avere i requisiti per iscriversi alla serie D. Mi sembrava il minimo dare un aiuto alla squadra della mia città, al nuovo presidente, al sindaco e a tutti i tifosi».

Ha sentito Toccafondi?
«Sì, si è preso una bella bega perché ripartire da così in basso non è facile. Per questo merita di essere sostenuto».

Ha visto, 1400 abbonamenti in poche ore...
«Livorno ha un amore viscerale per la sua squadta. Chiede solo rispetto e altrettanto amore da chi la guida. Mi sembra giusto».

Un’altra bella mano la sta dando mandando a Livorno sia Vantaggiato che Torromino.
«A inizio settimana credo che saranno a Livorno, stiamo mettendo a punto varie situazioni del loro contratto con la Ternana. Guardi, le dico una cosa: sia Vantaggiato che Torromino sono due giocatori che potevano ancora stare in B, figuriamoci in C. Sia noi che loro, abbiamo fatto un sforzo particolare, passano a una categoria molto più bassa di quella che meritano, ma sono sicuro che risaliranno in fretta insieme al Livorno».

Bandecchi, lei ufficialmente non ha mai voluto dare la sua versione sul perché nel 2014 naufragò la trattativa con Spinelli per l’acquisto del Livorno.
«Spinelli che cosa ha detto al proposito?».

Che lei si tirò indietro.
«Ah beh, dipende dai punti di vista. Sì, mi tirai indietro perché la sera avevamo l’accordo per un prezzo e la mattina dopo mi chiese 4 milioni di euro in più...».

Ma è vero che suo padre lavorava per Spinelli?
«Sì, ed era avvelenato con lui. Finirono pure in causa. Ma lasciamo stare, meglio guardare avanti».

La vedremo presto a Livorno?
«Non voglio creare problemi, ma stia tranquillo che seguo tutto con grande attenzione. Comunque forse sarò alla prima riunione di corse al Caprilli, perché in estate ho dato una mano per questo progetto dell’ippodromo».

Anche quello?
«L’ippodromo è uno dei luoghi più belli della mia città, è giusto valorizzarlo».

È la quinta volta che ci ripete “della mia città”. La sente così tanto?
«A Livorno sono nato, ci sono le mie origini e ci tengo che venga rispettata. Stiamo parlando non di un paesello ma di una realtà importante in tutta Italia. Quando all’estero mi chiedono “dov’è nato?” rispondo “a Livorno”, non dico mica “vicino a Firenze”. Livorno è Livorno. E ne vado fiero. Sa, a volte mi sento ancora addosso quella sensazione di essere un marinaio che trova in Livorno il suo porto accogliente». RIPRODUZIONE RISERVATA