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L’ex deposito dei bus torna a vivere: a Livorno arriva la Biennale di architettura

Per una settimana la città in collegamento con la mostra internazionale di Venezia. «È l’occasione di aprirci al mondo»

LIVORNO. Per Livorno è un debutto assoluto: entrare alla Biennale di Venezia e lasciare che la Biennale entri in città. È un debutto ed è insieme un’occasione e una scommessa: perché il luogo scelto per diventare per una settimana la porta di ingresso degli occhi del mondo non sono le mura medicee delle Fortezze, lo scacchiere della Terrazza o le sale di qualche museo, ma gli ex capannoni in disuso dell’Atl. È qui, in via Meyer, nelle officine dismesse che ancora nascondono due filobus vecchi di decenni, che il Comune organizzerà dal 28 settembre al 3 ottobre la prima versione livornese della Biennale di architettura.

Sarà come stare in una videochiamata lunga 144 ore. Perché quello che forse non tutti sanno è che quest’anno Livorno e New York sono le due città sostenitrici della mostra internazionale di architettura intitolata “How will we live together?”, come vivremo insieme, curata da Hashim Sarkis e organizzata dalla Biennale di Venezia. In particolare il filo diretto è con il Padiglione Italia, allestito all’Arsenale, che sotto la guida di Alessandro Melis presenta “Comunità resilienti”, di cui il Comune è sponsor: un tuffo nelle capacità di adattamento delle città e nei progetti che nascono per risolvere problemi sempre più all’ordine del giorno, dalle sfide imposte dai cambiamenti climatici ai rischi sanitari, fino agli spazi degradati da reinventare.


E qui ecco l’iniziativa livornese. È per un intreccio di professionalità e volontà che i Quattro Mori si sono agganciati al Leone di San Marco: su spinta dell’assessora Silvia Viviani, che fino al 2019 ha presieduto l’Istituto nazionale di urbanistica, e per la presenza di Daniele Menichini, che coordina gli eventi del Padiglione Italia e che fino a oggi è stato presidente dell’Ordine degli architetti livornesi.

Cosa sarà organizzato nell’ex deposito dei bus lo racconta in anteprima Viviani, dopo che due giorni fa la giunta di Palazzo Civico ha dato il via libera all’evento. In sostanza l’hangar che si affaccia su via Meyer sarà ripulito, messo in sicurezza e allestito (nelle foto in alto un esempio, non ancora definitivo, di come potrebbero diventare gli spazi) e per una settimana resterà collegato virtualmente e direttamente con il Padiglione Italia.

Mentre a Venezia, su uno dei due maxi schermi del padiglione, gireranno in loop due video che raccontano Livorno, nell’ex officina si aprirà la rassegna “Scali urbani”, promossa dall’Ordine degli architetti di Livorno, con l’intervento di professionisti di varie parti del mondo. Poi seminari, presentazioni di progetti a cura del Comune, spettacoli. Le prossime settimane serviranno per allestire gli spazi e per definire meglio l’organizzazione, considerando che con le misure anti covid è possibile che il capannone possa ospitare al massimo un centinaio di persone alla volta.

«Così – racconta Viviani – Livorno non sarà solo ospite di qualche convegno, ma soggetto attore di uno degli eventi più importanti a livello internazionale».

Ma perché scegliere l’ex capannone in degrado da anni? «Perché quella – risponde – è una delle aree strategiche su cui l’amministrazione accenderà percorsi di rigenerazione urbana con il nuovo Piano operativo (atteso ad ottobre). Un patrimonio pubblico strategico perché si trova tra Villa Mimbelli e la Terrazza Mascagni, memoria della città e un esempio di suggestiva architettura industriale. Perché non fare vedere uno spaccato della città che non tutti conoscono? Anche questo è un modo per raccontare la Livorno che può cambiare». «Ci aspettiamo – conclude l’assessora – di farla conoscere, di attrarre persone che vogliano venire a scoprirla davvero, di attrarre idee, anche per sviluppare nuove economie urbane. È un’occasione di apertura verso il mondo».

Parole che vanno a braccetto con il commento del sindaco: «Siamo soddisfatti di vedere entrare Livorno in uno degli eventi più importanti in Italia. Soddisfatti di poter mostrare gli interventi fatti e da fare. E di riaccendere i riflettori in un luogo abbandonato da tempo: la linea per il futuro è di riaprirlo e restituirlo alla città».

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