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Muore sul lavoro in porto: quel cavo spezzato e il disperato tentativo dello chef di bordo 

L'incidente sulla petroliera Meligunis. Il marittimo, 54 anni, è stato colpito in pieno al torace: la ricostruzione della tragedia e le indagini

LIVORNO. Ucciso da un cavo d’ormeggio. Colpito al torace, e morto praticamente sul colpo, mentre la petroliera sulla quale stava lavorando era in partenza per Genova. Tragedia, a mezzogiorno di ieri, su una banchina della Darsena Petroli: per Juan Galao, marinaio di 54 anni sulla nave italiana Meligunis, non c’è stato niente da fare. Il cuoco di bordo, che per primo lo ha soccorso, purtroppo lo aveva capito immediatamente. Ma né lui – né i soccorritori della Svs di via San Giovanni, giunti con un’ambulanza e il medico del 118 in pochi minuti – si sono mai arresi. Provando per oltre mezz’ora a rianimare il marittimo filippino.

LA DINAMICA


La nave – lunga 129 metri, larga 18 e attesa nel porto ligure per le 19 di ieri sera – aveva già i motori in avanti quando due dei cavi ancora fissati a banchina, denominati “springer” e più sottili rispetto alle tradizionali cime, si sono spezzati. Uno di questi, purtroppo, con tutto il suo pesantissimo effetto frusta ha colpito in pieno Galao, che si trovava a poppa. Che nonostante i soccorsi impeccabili e veloci, non ce l’ha fatta a sopravvivere. Lo chef della nave, infatti, per primo lo ha assistito pochi secondi dopo l’incidente, con i volontari della Pubblica assistenza – avvertiti, attraverso il 112, dagli addetti antincendio del porto – che si sono arresi solo ultimato ogni tentativo possibile, quando il medico ha dichiarato il decesso.

GLI ACCERTAMENTI

Sulla banchina 11 della Darsena Petroli sono intervenuti i militari della guardia costiera, gli agenti della polizia di frontiera marittima (dal commissario portuale) e i colleghi del dipartimento di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro. Il sostituto procuratore di turno, Giuseppe Rizzo, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, anche se per il momento non vi sono indagati. La salma del cinquantaquattrenne – nato il 24 aprile del 1967 – è stato trasferita, dalle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni, al cimitero dei Lupi a disposizione dell’autorità giudiziaria, con la famiglia che è stata avvertita della tragedia dall’armatore. Nei prossimi giorni, con ogni probabilità, il pubblico ministero potrebbe disporre l’autopsia per chiarire nel dettaglio le cause della morte, sulla quale comunque non vi sarebbero dubbi. Per il momento la procura ha sequestrato la nave, che rimarrà ferma in porto, e i cavi che si sono spezzati. Sono stati firmati due diversi decreti, uno per la petroliera e un altro per il materiale d’ormeggio che verrà preso in custodia dalle forze dell’ordine e rimarrà a disposizione per i periti che verranno nominati per effettuare tutti gli accertamenti necessari.

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