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Abitanti della Venezia la rabbia su facebook: «Fumogeno in piazza e una bici nel fosso»

Due frame estratti dai video della notte tra sabato e domenica messi nei gruppi Facebook dai residenti. A sinistra il fumogeno acceso in viale Caprera, a destra la bici lanciata nel fosso dal ponte di via Venezia

La “movida” torna nel mirino dei residenti del quartiere che pubblicano i video di quanto è accaduto di notte

LIVORNO. Due giovani che lancia una bicicletta dal ponte di via Venezia e un fumogeno vicino a piazza Anita Garibaldi. Sono questi i due “manifesti”, immortalati su Facebook nei gruppi, che i residenti della Venezia utilizzano per condensare la rabbia, quel refrain – «adesso basta» – che circola con insistenza. Tutto documentato dai residenti e messo sui social per rimarcare ancora una volta quella che per loro è “mala-movida” che spesso scivola in «atto vandalico» e su cui adesso, dopo la notte tra sabato e ieri, chiedono interventi.

IL FUMOGENO


Il video che attira l’attenzione di molti utenti è quello di un fumogeno acceso tra viale Caprera e piazza Anita Garibaldi. Una luce che ha svegliato parecchi abitanti. Qualcuno, raccontano, pensava in un primo momento a un incendio. In realtà, come scopriranno poco dopo, è un fumogeno, quelli tipici da stadio per una scena, ricorda qualche abitante, che va a bissare quanto già successo nell’ottobre scorso. «Tentati furti a motorini, persone sdraiate a terra dopo la serata», continuano nel resoconto, per chi abita qui sono gli ingredienti che fanno il resto. Ma c’è di più.

LA BICI NEL FOSSO

L’altro video che per i residenti segna quasi un altro tassello, un’altra tappa verso quello che definiscono come il culmine dell’escalation, racconta di una coppia di giovani, come si può vedere in un altro dei filmati che dalle scorse ore gira sui social, che passeggia con la bici prima di decidere di liberarsene. Come? Fanno qualche passo lungo il ponte di via Venezia, con uno dei due che porta il mezzo senza salirci, accompagnandola semplicemente con le mani, poi l’idea: si guardano, probabilmente si dicono qualcosa, prima di prendere insieme la bici scaraventandola nel fosso concretizzando quanto forse avevano programmato nei minuti precedenti. Il suono dell’acqua conferma l’epilogo.

LA RABBIA DEI RESIDENTI

«Siamo nati come un comitato di cittadini, residenti in Venezia per promuovere la vita ricreativa, sociale e culturale del quartiere, ma poi, alla luce dei fatti di cronaca che si sono susseguiti, la nostra attenzione è virata per forza di cose sui continui atti vandalici perché spesso di quello si tratta, altro che “movida” come si sente: parliamo di furti, abuso di alcool, schiamazzi continui, danni alle macchine», elenca Giulia Gambacciani fondatrice e presidentessa del gruppo “Vivi la Venezia”, nato nel 2015, con tanto di omonimo gruppo Facebook. «I residenti non sono stanchi o arrabbiati, ormai sono proprio stremati che è diverso. Alcuni la sera vanno a dormire altrove per riposarsi, ogni volta dalle 2 di notte alle 6 della mattina è quasi sempre la stessa storia e da tempo segnaliamo il disagio. Stanotte (tra sabato e domenica, ndc) forse ha rappresentato l’apice di questa escalation», continua. E chiosa la fondatrice del comitato: «Soluzioni a stretto giro? No, quelle devono essere trovate da chi amministra, sono lì appositamente. I residenti possono segnalare, come facciamo, possono documentare – con un tam-tam fatto di video e foto ben ramificato nei nostri gruppi social e di messaggistica – quelli che sono i nodi da risolvere al più presto. Abbiamo già allertato sindaco, questura e carabinieri, inviando la documentazione. I filmati e le immagini raccolte dai residenti parlano da sole più che ogni altra parola: ora ci aspettiamo un intervento sul territorio che tenga conto delle difficoltà del quartiere». E sul tema è interventuo anche il consigliere della Lega Alessandro Perini: «La situazione è perfettamente fuori controllo. Salvetti, invece di organizzare sagre e ribotte, dovrebbe aprire gli occhi sulla sicurezza urbana e sulla mala-movida. O forse questo suo approccio gli è utile a intercettare il consenso dei balordi», scrive. —

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