Il fotografo livornese delle Olimpiadi, Augusto Bizzi vola in Giappone: «Immortalerò gioie amaranto»

Da via Lunardi – popolare quartiere Sorgenti – a Tokio, passando per quelle di Pechino, Londra, Rio e Sochi. Per la quinta volta approda ai Giochi. «Il mio lavoro è trasmettere emozioni» 

LIVORNO. Da via Lunardi – popolare quartiere Sorgenti – alle Olimpiadi di Tokio, passando per quelle di Pechino, Londra, Rio e Sochi. Il livornesissimo fotografo di fama internazionale Augusto Bizzi si appresta a vivere la straordinaria avventura a cinque cerchi per la quarta volta consecutiva. Da anni è nel gotha della fotografia sportiva, una specialità, che per questo eterno ragazzo vicino ai 55 anni (li festeggerà il 28 luglio) non è solo la professione, ma qualcosa di molto vicino all’arte.

Augusto con quale stato d’animo si avvicina alla sua Olimpiade estiva numero 4?


«Con curiosità. Mi aspetto che ci siano sorprese per via della pandemia. Non conosciamo ancora bene le procedure anti-Covid. Quando sarò in Giappone vedrò. Di questa situazione rende stressante questa lunga vigilia: ogni giorni arrivano decine dei email sul protocollo da seguire. Io però riesco sempre a vedere il lato bello delle cose. E allora posso dire che dopo un anno e mezzo di sofferenza mondiale, durante la quale si è sentito parlare più di morte che di vita, tutti sentiamo il bisogno di colori, di festa. In altri termini abbiamo bisogno di quella che è la vera essenza dello sport».

E quindi, con queste motivazioni supplementari ci aspettiamo la solita messe di scatti meravigliosi?

«Vado con la voglia di raccontare emozioni, possibilmente labroniche visto che la batteria di livornesi alle Olimpiadi sarà molto nutrita. Inoltre per me sarà un’Olimpiade del tutto diversa dalle precedenti».

Perché?

«Per due motivi. Uno: nei primi dieci giorni sarà con me mio figlio Sebastiano. Due: sarò il fotografo ufficiale del Comitato Paralimpico. Sarà un’esperienza nuova perché dovrò gestire altri colleghi».

Immaginiamo però che ci siano anche altri aspetti di questo incarico a coinvolgerla emotivamente…

«Eh sì. Proprio così. Conosco il mondo paralimpico da qualche anno e vi assicuro che quell’ambiente sul piano umano mi ha arricchito molto. Nei giorni scorsi ero presente quando il Presidente della Repubblica Mattarella ha consegnato il Tricolore ai nostri portabandiera Bebe Vio e Federico Morlacchi. È stata un’emozione indimenticabile».

Qual è il suo pregio come fotografo?

«Dicono di me che vedo ciò che altri non vedono, che sono bravo a raccontare emozioni. Così uso di nuovo questa espressione che mi piace tanto. Tuttavia credo che la fotografia non sia solo una questione visiva: riguarda tutti i sensi. Quando la scatto, inserisco tutto quello che percepisco. In quel momento, ci metto l’odore, il suono, il tatto. Questo è il motivo per cui anche a distanza di anni riprovo le stesse emozioni del momento immortalato quando riguardo certe foto».

Anche lei vive la tensione del giorno delle gare?

«Io mi diverto. Cerco sempre di fare meglio del giorno prima, ma senza ansia. Vivo tutto molto bene. Frequento un ‘circo’ che amo. Frequento persone che mi piacciono. E poi mai un fotografo livornese ha partecipato ad un’Olimpiade: io sono alla quarta. Diciamo che sono primo in questo speciale ranking. Magari qualcuno potrà superarmi, ma per ora è difficile».

Ha già un itinerario di massima

«Sì. Parto il 19 luglio e vado una decina di giorni a Chiba. Lì si terranno le gare di scherma. Prima dell’inizio delle Olimpiadi, però tornerò una settimana a Livorno».

Ha parlato della scherma. Lei da anni immortala le imprese dei nostri azzurri, sarà la solita fucina di medaglie?

«I ragazzi provengono da una lunga stagione di preparazione e poche di Coppa del Mondo per cui non abbiamo dati oggettivi forniti da un confronti con gli avversari più accreditati. Ho vissuto giorni all’Acqua Acetosa a Roma insieme ad Aldo Montano e Irene Vecchi. Sono fiducioso, ma la gare di scherma si disputano in una singola giornata e questa è un’incognita. Poi non dimentichiamo che il movimento è in crescita anche in altri paesi per cui il livello si è innalzato. Infine un aspetto emotivo è dato dalla presenza di poco pubblico. Per qualcuno può essere un vantaggio, per altri un problema».

Bizzi, ma rispetto alla prima Olimpiade come si sente?

«Allora c’era un misto di paura ed esaltazione. Adesso sono più condizionato dalla questione del Covid che da altri fattori. Di certo darò tutto. Anche per i fotografi la manifestazione a cinque cerchi è il coronamento di un lavoro lungo quattro anni». —

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