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«Macché green pass, fate i controlli»: il coro dei ristoratori esasperati

Luca Marcantoni, Andrea Grassi, Marco Spadavecchia, Luca Simonti, Francesco Belli e Carlo Mencacci

Da Livorno a Cecina gli imprenditori sono quasi tutti contrari all’ipotesi di fare entrare nei locali solo chi è vaccinato. Ma Bastiani (Ciglieri) è d’accordo: «In ballo c’è la salute delle persone, sono anche disposto a fare questo sacrificio»

LIVORNO. Non ti vaccini? Allora niente bar né ristoranti, niente aerei né treni, niente cinema né musei. A meno che non presenti ogni volta un test Covid negativo, che però non è gratuito. Ecco il modello francese per le prossime settimane, un cambio di rotta per fermare la variante Delta e un annuncio che ha già portato a un milione di prenotazioni.

Anche in Italia si sta discutendo di nuove misure, di un green pass allargato e obbligatorio in tutti i luoghi a rischio assembramento: dalle palestre alle discoteche, dai trasporti agli stadi, mentre sui bar e sui ristoranti al chiuso ci sono grosse perplessità. «Perché dobbiamo pagare sempre noi? Perché il green pass per una pizza mentre migliaia di persone hanno festeggiato la vittoria degli Europei nelle piazze?», si chiedono i ristoratori di Livorno e provincia.


IL “NO” DA LIVORNO

L’ipotesi del green pass per cenare fuori non va giù ai ristoratori. Dicono che «sarebbe un disastro», sono esasperati «perché ancora una volta il ristorante viene visto come luogo a rischio», annunciano già che «dopo l’estate non verrà rispettato alcun blocco dell’attività».

Luca Marcantoni è il titolare di Manalù bistrot & bakery lab, ristorante specializzato nel senza glutine in piazza Benamozegh, ed è stanco di questa situazione: «Non mi sento più di appoggiare questa politica di restrizioni. Si pensa sempre ai ristoranti, solo ai ristoranti, mentre fuori la situazione è allo sbando: supermercati pieni, feste private, gente fuori dai locali…».

«È allucinante - interviene Andrea Grassi dal ristorante Il Rifugio di via Mayer - nell’ultimo anno abbiamo fatto investimenti per le barriere in plexiglass e per sanificare il locale, abbiamo sofferto e siamo ripartiti, e ora vogliono aggiungere anche il green pass? È assurdo. Facciano più controlli e più verifiche all’interno della nostra categoria, anziché vietare l’ingresso a chi non è vaccinato».

Ed è contrario anche Marco Spadavecchia, titolare della pizzeria Bianco e Nero di via Galileo Galilei: «Il governo non vuole imporre il vaccino perché ha paura di perdere consenso, ma non può trovare escamotage del genere per farlo passare quasi come obbligatorio. Io non ci sto, è uno scaricabarile. E poi come dovrei fare per controllare chi viene a cena? Servirebbe uno scanner per i green pass, ma in Italia non siamo ancora pronti per queste cose».

Tra decine e decine di proteste, c’è anche chi è d’accordo con il green pass per entrare in un ristorante. È il caso di Bernardo Bastiani, titolare del ristorante Ciglieri di via Ravizza: «Il presupposto è che dobbiamo vaccinarci tutti per uscire dal tunnel. So benissimo che controllare il green pass di ogni cliente sarebbe un carico in più di lavoro, ma in ballo c’è la salute delle persone e sono disposto a fare questo sacrificio. Certo, chi prende queste decisioni dovrebbe gestire meglio la situazione, anche perché noi siamo ristoratori e non controllori, ma forse è l’unica strada per lavorare e ripartire in sicurezza».

DA ROSIGNANO A CECINA

E se a Livorno quello dei ristoratori è un coro di “no” con poche eccezioni, spostandosi sulla costa in direzione sud la situazione cambia di poco. «Voglio partire dal presupposto che secondo me dobbiamo vaccinarci - dice Francesco Belli, titolare della pizzeria Mattarello 22 che si trova in piazza Garibaldi, a Vada - E potrei dire che, in generale, il green pass per entrare anche al ristorante potrebbe essere un’idea. Ma non così, non a queste condizioni. Prima di tutto perché le persone dovrebbero prima essere messe nelle condizioni di vaccinarsi velocemente e poi secondo me tirare fuori un’ipotesi del genere a metà stagione è assurdo. Significherebbe mettere in ginocchio le attività. Bisogna che ci diano del tempo per organizzarci. Poi io cosa dovrei fare? Lo sceriffo? Non posso mica mettere una persona all'ingresso per controllare i pass».

Sulla stessa linea d’onda è anche Carlo Mencacci, titolare dell’Astragalo di Castiglioncello che una volta, oltre che ristorante, era anche una discoteca molto frequentata. «Per me quest’ipotesi del green pass è un’assurdità che diventerebbe per noi un colpo mortale. Ci porterebbe a perdere molti clienti».

Anche perché, ipoteticamente, se una persona non vaccinata volesse andare al ristorante dovrebbe mostrare di avere un test Covid negativo, che non è gratis. Chi spenderebbe altri soldi per andare fuori a cena? «Poi noi abbiamo già tante regole da rispettare - dice Mencacci - Ma sembra che debbano essere rispettato solo all’interno dei locali. Ripeto, per me quest’idea è un’assurdità».

Anche secondo Olinto Demi, titolare del ristorante Da Olinto, che si trova sul viale della Vittoria, a Marina di Cecina, «è inutile che a noi propongano certe regole se poi fuori c’è il caos. Io non sono d’accordo col green pass per i ristoranti. Perché secondo me vorrebbe dire non lavorare più».

Per Luca Simonti, gestore del ristorante degli Olimpia sul viale della Vittoria a Marina di Cecina, d’altra parte, «è giusto che ci siano delle regole e che queste vengano rispettate. Noi per esempio continuiamo a misurare la temperatura a tutti i clienti. Però obbligare le persone a venire al ristorante con il green pass mi sembra esagerato. Come potremmo continuare a lavorare?». —

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