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Alluvione, Nogarin tre ore davanti al giudice: "Ecco perché non è colpa mia"

Filippo Nogarin all’ingresso del tribunale di Livorno

Livorno: completo blu, cravatta, camicia bianca e un quaderno con le sue memorie sotto braccio, Nogarin si è presentato in tribunale per essere interrogato dopo la richiesta di rinvio a giudizio

LIVORNO. Tre ore. Tanto è durato l’interrogatorio di Filippo Nogarin, ex sindaco pentastellato, indagato per omicidio colposo plurimo in cooperazione con l’ex comandate della polizia municipale e responsabile della protezione civile Riccardo Pucciarelli, per le otto vittime dell’alluvione di Livorno, avvenuto nella notte tra il nove e il dieci settembre 2017.

Completo blu, cravatta, camicia bianca e un quaderno con le sue memorie sotto braccio, Nogarin si è presentato in tribunale poco dopo le nove del mattino. Attraverso il suo avvocato aveva chiesto di essere ascoltato dal giudice Marco Sacquegna che dovrà decidere se rinviarlo a giudizio o meno.


L’ex primo cittadino – l’udienza era a porte chiuse – ha cercato di difendersi dalle accuse dei pubblici ministeri. E soprattutto di chiarire il suo ruolo di sindaco nelle situazioni emergenziali.

Nel concreto di quelle giornate: la mancata apertura del centro operativo (il cosiddetto Coc ndr), le telefonate col responsabile in servizio quella notte, i ritardi nell’approvazione del nuovo piano di protezione civile e un mese prima della tragedia «il depotenziamento del settore» attraverso l’accorpamento con la municipale e il trasferimento di due geologi e dell’ex responsabile (Leonardo Gonnellindr).

La tesi della procura – fondamento della richiesta di rinvio a giudizio – è che Nogarin in qualità di «autorità locale di protezione civile» per negligenza, imprudenza e imperizia, non abbia fatto tutto il necessario per evitare il disastro nonostante si sia trattato di un evento eccezionale, come hanno ricostruito gli esperti che hanno firmato la consulenza.

Un capitolo importante dell’interrogatorio ha riguardato il ruolo del sindaco nelle situazioni emergenziali. Nogarin ha spiegato come la sua discesa in casmpo accada quando scatta l’emergenza – cosa che quella notte, a suo avviso, non è mai avvenuta. Per questo – ha insistito – le attività preparatorie e organizzative sono di competenza del dirigete della protezione civile. Dunque Pucciarelli, che sarà ascoltato a metà luglio e ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato.

Nogarin ha acnhe ammesso di non sapere che in quei giorni la protezione civile fosse depotenziata per le ferie di due dipendenti. A questo punto il giudice ha insistito «sul dovere di informarsi e di informare il sindaco da parte di altri soggetti». Domande che hanno aperto il capitolo delle comunicazioni di quella notte tra l’allora primo cittadino e Luca Soriani, referente della Protezione Civile quella notte. L’ultima intorno alle 21.20 in cui veniva informato dei primi allagamenti in via Del Corona e via Firenze. Nogarin ha ripetuto di aver tenuto i telefoni sul comodino ma di non aver ricevuto chiamate. Spiegando anche che – come ricostruito dal consulente – i suoi cellulari erano irraggiungibili per via del maltempo. Quindi anche la App della Regione che Nogarin non aveva scaricato – ha spiegato che non c’è l’obbligo di legge – non avrebbe funzionato. —

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