La scommessa del Porto del Gusto: ecco i volti nuovi al Parco Levante di Livorno 

Le sette nuove imprese che puntano sul commercio: «Aprire con la pandemia poteva sembrare una follia, i numeri ci premiano»

LIVORNO. Il centro commerciale Parco Levante ha inaugurato il "Porto del Gusto", la nuova area ristoro dedicata a "buon cibo & tempo libero" servita dal nuovo ingresso principale "Mascagni". La _food court_ ospita sette nuovissime attività commerciali, e per l'occasione gli organizzatori hanno ideato una tre giorni di animazioni e degustazioni. Parco Levante nasce nel 2015. Negli anni seguenti i fondi commerciali della "piazza" interna alla struttura via via si svuotano, e proprietà e gestione corrono ai ripari con un progetto concepito nel 2018. Il cantiere viene aperto a inizio 2020, nel frattempo – complice la pandemia – i lavori rallentano e la zona del fabbricato viene interdetta per limitare il passaggio dei clienti. Smantellate poche settimane fa le attrezzature, infine si insediano i nuovi locali.

«Il centro commerciale era debole era dal punto di vista di servizi ristorazione alla clientela, ecco perché abbiamo pensato a questo ampliamento e restyling», racconta infatti il direttore di Parco Levante Federico Lensi, ringraziando vecchi e nuovi operatori commerciali così come tutte le maestranze che hanno reso possible l'apertura (compreso il personale delle pulizie), e poi prosegue: «Il Covid ha complicato tutto, ma con l'insediamento dell'ultima attività riusciamo finalmente a dare un segnale di positività e ripartenza». «Questo centro non ha nulla da invidiare a quelli di grandi città come Milano o Roma», annuncia Alessandro Batistoni per la proprietà Unicoop Tirreno, ricordando come l'inaugurazione possa rappresentare un «segnale di speranza», dopo il periodo buio della società Levante (partecipata anche da Unicoop Firenze), nata nel 2010, caratterizzato da «danni all'affluenza causati dalla pandemia e sforzi compiuti per adeguarsi giustamente alle normative, in special modo da parte degli operatori non alimentari». Coprotagonista del nuovo slancio è la società Savills, rappresentata dal gestore Yashar Deljoye Sabeti. «Abbiamo preso il centro a gennaio 2020, e subito ci siamo chiesti come alleggerire la presenza del cantiere. Abbiamo trovato la risposta in una grande opera di collaborazione», racconta il gestore di Parco Levante, che poi svela i risultati della strategia comunicativa.


«Aprire un contesto alimentare in questa fase potrebbe sembrare una follia, ma i numeri ci danno ragione: i clienti, come succede nel resto d'Italia, hanno voglia di tornar fuori a mangiare e stanno dimostrando il loro apprezzamento fin dai primi giorni, sull'onda della campagna studiata con la società di comunicazione Jet's e incentrata sulla livornesità con Jonathan Canini». Il progetto di ampliamento è stato ideato dalla società di architettura e design Il Prisma, per la quale il project leader Francesco Papini spiega che «quando siamo stati chiamati a ripensare la _food court_ si è pensato di farne non più un luogo di servizio e di passaggio ma un allargamento verso la piazza esterna. In tal modo si è restituita importanza alla facciata esterna, sempre sulla base della metafora portuale con ampio uso di legno, un pavimento in resina che richiama il mare, e un richiamo alla prua di un veliero».

La visione del "Porto del Gusto" nasce anche dai servizi forniti dello studio milanese Marco Beolchi, che supporta prestigiose proprietà di centri commerciali proprio nella commercializzazione delle aree ristorazione e bevande. L'ingrandimento della struttura ha suscitato polemiche stroncate così dall'assessore a commercio e marketing territoriale Rocco Garufo. «"La _food court_ toglie clienti da altre parti della città, penalizza i piccoli", si dice in una città che spesso si lascia prendere da una certa cupezza. Ma la nostra amministrazione ha organizzato eventi, che non sono certo delle "ribotte", per favorire i commercianti di quartiere», dichiara l'assessore, che poi insiste: «Parco Levante fa bene a Livorno perché crea risorse e posti di lavoro, chi vuol competere si metta a produrre qualità». —

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