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Perde una gamba a 31 anni nello schianto in moto: «Potevo morire, la mia vita andrà avanti»

A sinistra l'incidente. A destra Giulio Bernini abbraccia due amici

L’incidente in cui è rimasto coinvolto l'ingegnere livornese Giulio Bernini è avvenuto a Cesena: «Ringrazio tutti per l’affetto»

LIVORNO. Stava tornando a casa dopo una cena al ristorante con gli amici. Giulio Bernini, come sempre, è in sella alla sua Ducati 1100. La usa spesso, a Cesena, dove da un anno e mezzo si è trasferito per lavorare come ingegnere alla Technogym, il colosso mondiale nella produzione di attrezzi dello sport per il quale, il trentunenne livornese, si occupa di progettare i tapis roulant. Un motociclista esperto. Prudente. Appassionato delle “due ruote”, che guida da oltre dieci anni.

Ma quella sera – è il 14 maggio scorso, perché finora il giovane non aveva mai voluto raccontare l’accaduto – succede qualcosa di imprevisto lungo la via Emilia, in località Case Castagnoli. E cade, rimanendo con le gambe sotto la sua moto e sbattendo contro un cartello stradale. Uno schianto violentissimo, seppur a velocità non elevata, in cui perde la gamba sinistra, amputata sopra al ginocchio dopo un intervento chirurgico che purtroppo non è riuscito a salvarla. «Ho perso aderenza passando sopra le strisce pedonali – racconta Bernini, che a Livorno ha frequentato il liceo Cecioni e sei anni fa, all’università di Pisa, si è laureato in ingegneria meccanica – e ho immediatamente provato a raddrizzare la mia Ducati. Ci sono riuscito una prima volta, ma sono rimasto piegato a sinistra, quindi ho tentato nuovamente di rimanere in sella ma per farlo non avevo più né il tempo, né lo spazio, quindi sono scivolato sull’asfalto».


L’impatto con il cartello, purtroppo, lo ha ferito in modo gravissimo alla gamba sinistra, poi amputata dai medici dell’ospedale Bufalini, dove è stato ricoverato per qualche giorno: «Devo comunque ritenermi fortunato – prosegue l’ingegnere, che in passato ha lavorato anche in una cartiera lucchese, a Modena, a Torino e alla Betamotor di Rignano sull’Arno, in provincia di Firenze – perché se quel cartello non avesse frenato la mia corsa dopo la caduta, dietro ci sarebbe stato il muro. E sarebbe stato peggio, forse sarei morto».

Bernini da un mese ha deciso di andare avanti. Di accettare l’accaduto «e come fa un ingegnere risolvere i problemi». «Sono commosso per l’affetto che sto ricevendo – prosegue – e anche dalla mia azienda il supporto è fantastico. Per la riabilitazione ho a disposizione i migliori tutor possibili e i macchinari di ultima generazione. Non potrei chiedere di meglio». In questi giorni è tornato a Livorno, per fare visita ai familiari: «La cosa più dura è stata avvisarli – continua – ma ora sanno che sono tranquillo. La vita è un dono, nella disgrazia devo ritenermi fortunato perché se avessi sbattuto contro il muro forse ora non sarei qui a raccontarlo. Le moto sono fantastiche, ma ogni tanto ti chiedono dazio».

Giulio, con le protesi, spera di poter tornare sui campi di pallacanestro. «Da piccolo ho giocato a basket, poi per sei anni ho frequentato l’Atletica Livorno – prosegue – e mi piacerebbe almeno tornare a fare qualche partitella. Pochi giorni dopo l’incidente riuscivo a muovermi autonomamente con le stampelle e la carrozzina, una settimana fa sono riuscito a stirare le camicie. A Cesena vivo da solo, riesco a farlo: chiaramente fatico molto di più di prima, perché il peso è tutto sulla gamba destra, ma va bene. Ho accettato ciò che è successo e ringrazio le persone che mi sono vicine». —

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