L’economia ko frena le nozze religiose: a Livorno il prete va a domicilio per celebrare il sì

Matrimoni religiosi in picchiata. La volta del vescovo Giusti: la gente teme di spendere troppo ma quel che costa è il consumismo 

LIVORNO. Sarà perché Livorno è la città capoluogo italiana dove più alto è il numero di nozze che finiscono con un divorzio: uno su sette (14,2%), secondo un’indagine del Sole 24 Ore che mette l’isola di Capraia (col 16,8%) fra i dieci Comuni italiani in cui più spesso i matrimoni vanno in frantumi. Sarà perché in tandem con Trieste Livorno è la realtà territoriale dove più alta in tutto il Bel Paese è la quota di sposalizi civili (oltre il 62%). Fatto sta che, dopo aver illustrato l’idea nel “parlamentino” dei preti e averne ricevuto il consenso, il vescovo Simone Giusti ha messo nero su bianco una piccola riforma del matrimonio in chiesa: anzi, del matrimonio religioso. Perché l’elemento chiave è proprio questo: non si celebra in chiesa bensì a casa degli sposi.

A darne notizia è il giornale on-line della diocesi segnalando esplicitamente una apertura che l’intenzione della curia indirizza «a chi magari da tempo convive o ha contratto solo un matrimonio civile». Invece del solito predicozzo d’un tempo, ecco che il monsignore-architetto sceglie di offrire in positivo «la possibilità di poter celebrare il sacramento del matrimonio nella semplicità della propria casa, insieme anche solo ai testimoni».


Il vescovo si è sentito dire da alcune coppie che avevano evitato di sposarsi in chiesa perché costa troppo e loro non hanno i soldi per reggere un budget adeguato al matrimonio. È qui che scatta Giusti: «Non è il sacramento che costa, nient’affatto. In realtà quel che cosa è la festa del matrimonio, si è fatta sempre più dispendiosa nell’era del consumismo: bisogna pagare chi suona in chiesa, bisogna saldare chi si occupa di scattare le foto per un book da star, bisogna trovare i soldi per ricevimenti da favola o per viaggi di nozze nelle località più incredibili».

Il vescovo va al contrattacco firmando un provvedimento di curia che mira a «facilitare in parte un ritorno al matrimonio religioso». Come dire: la celebrazione religiosa del sacramento del matrimonio «non costa nulla», tutt’al più se lui e lei sono intenzionati a farlo possono semmai «lasciare un’offerta per i poveri e non per il prete».

A più riprese il numero uno della Chiesa livornese ha suonato la sirena d’allarme in questi anni richiamando perfino le preoccupazioni della Cgil sul rischio della tenuta sociale sul fronte casa e lavoro. Il vescovo rileva che «la situazione d’impoverimento delle famiglie italiane, ha provocato già a partire dal 2008, un crollo drastico dei matrimoni celebrati in chiesa».

Sia chiaro, tutto parte da lontano. A tal riguardo, il vescovo cita un episodio di tre anni fa che riguarda direttamente papa Francesco durante una visita in Sud America: era a bordo di un volo della compagnia Latam da Santiago a Iquique, uno steward e una hostess cileni, Carlos Ciuffati e Paula Podest, gli si avvicinarono per chiedere una benedizione e scoprì che convivevano già da tempo, erano già sposati civilmente e avevano due figli. Il pontefice – ricorda Giusti – chiese loro perché non si fossero sposati con matrimonio religioso e i due spiegarono che è stato per via del crollo della chiesa a causa del terremoto del 2010. A quel punto, ci pensò il Papa a celebrare il rito dopo aver fatto «tutte le domande riguardanti le loro convinzioni sul valore del matrimonio e dell’unione di coppia». I testimoni? Due persone reclutate all’istante lì sul posto.

Ma in realtà – e Giusti tiene a richiamarlo nella disposizione– il riferimento da prendere è in un documento ufficiale del Papa, l'esortazione apostolica “Amoris laetitia”: «Nel cuore di tanti conviventi e di coloro che hanno celebrato un matrimonio solo civile, spesso vi è il desiderio di celebrare un matrimonio religioso, ma vi sono alcuni impedimenti di natura morale e sociale che creano ostacoli. Dobbiamo far sentire la vicinanza della Chiesa che accompagna la coppia nel loro discernimento, affinché nei futuri sposi cristiani vi sia quella maturità umana, sostenuta dalla grazia di Dio, che li sostenga durante la vita coniugale». —

Mauro Zucchelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA