Dal lungomare al centro di Livorno: ecco dove sono gli 89 defibrillatori che ci salvano la vita

Come per il danese Eriksen soccorso in campo agli Europei: viaggio in città attraverso gli apparecchi registrati sulla mappa del 118 e come funzionano

LIVORNO. Lungomare, impianti sportivi, centri commerciali, scuole, bar e locali del centro. Al momento a Livorno sono 89 i defibrillatori semi-automatici esterni (dae) sulla mappa del 118, ma l’elenco è in continuo aggiornamento e in realtà sono molti di più. «Un apparecchio tanto piccolo quanto eccezionale», dice Maria Rita Dragoni, responsabile dell’unità operativa semplice per l’emergenza territoriale, «eccezionale» come dimostra il caso del danese Eriksen agli Europei di calcio, che ci ha fatto quasi rivivere la tragedia di Morosini.

«Il numero di defibrillatori a disposizione sul territorio è molto importante, ma si può fare ancora meglio per una copertura capillare – aggiunge Dragoni – noi consigliamo a chi decide di dotarsi di un dae, dal Comune alle palestre passando per esempio dagli inquilini di un grande condominio, di acquistarlo con un sistema di scarico dei dati. Quando il paziente in arresto cardiaco riceve la scossa elettrica, questo sistema registra e memorizza l’anomalia cardiaca ed è poi decisivo, in caso di salvataggio, per la cura e la diagnosi. Ed è importante che il defibrillatore abbia anche la modalità per ridurre la potenza, in modo tale da poter essere usato con i bambini».


DAL CENTRO AL MARE

I defibrillatori, che hanno un costo compreso tra i 1.000 e i 2.000 euro in base alle funzioni, sono sparsi in tutta la città: c’è alla stazione centrale, ce ne sono diversi in centro, c’è al Parco Levante e c’è al centro commerciale Marilia, ci sono nelle scuole, pure il lungomare è abbastanza coperto grazie anche agli stabilimenti balneari come i Pancaldi Acquaviva, i Fiume e i Lido. «Ma il lungomare andrebbe coperto interamente anche verso Antignano, d’altronde ci sono tantissime persone che fanno attività fisica durante tutto l’anno», commenta Dragoni, che di fatto guida lo staff che si occupa delle ambulanze, del personale a bordo e dei rifornimenti necessari ogni volta che arriva una chiamata al 118 per Livorno, Rosignano, Cecina, Venturina, Piombino e isola d’Elba.

Scorrendo l’elenco degli 89 defibrillatori di cui la centrale operativa è a conoscenza, spuntano anche aziende (Del Corona & Scardigli sugli scali d’Azeglio), banche (Cassa di risparmio di San Miniato sugli scali delle Pietre), parchi (Centro città con il Parchino bistrot) e alberghi (Hotel Rex). «Tutto sommato il territorio è coperto, la nostra è una città cardio-protetta», assicura chi lavora sulle ambulanze.

DONAZIONI E CORSI

Negli ultimi anni ci sono state anche diverse donazioni: un esempio è Giuseppe Chericoni, che ne ha messi a disposizione 23 in memoria del fratello Marco, scomparso nel 1989 per arresto cardiaco nel corso di una gabbionata. «Ho capito l’importanza dei defibrillatori semi-automatici esterni dopo la morte a Pescara di Morosini – racconta Chericoni – sono entrato in contatto con la Svs e ho iniziato a donarli alle baracchine del lungomare, poi sono passato alle palestre e ora ai locali del centro. I miei sono regali, poi sta al gestore della struttura occuparsi per esempio del cambio della batteria».

Fare squadra

Insomma, sono fondamentali donazioni del genere come sono fondamentali la revisione ogni 2-3 anni dell’apparecchio e i corsi di formazione organizzati da associazioni come Svs, Misericordia e Croce Rossa, corsi per il rilascio del brevetto per l’utilizzo del defibrillatore. «Quando si parla di dae – conclude la responsabile dell’unità operativa semplice Dragoni – si parla soprattutto di sinergia, perché la diffusione dei defibrillatori sul territorio dipende dal contributo di tutte le parti in gioco: 118, Comune, cittadini, associazioni, sportivi. Ed è questa sinergia che ci aiuta a salvare le persone in arresto cardiaco». —

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