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Maxi-Darsena al via, Guerrieri prevede che i lavori in mare partano a primavera

L’area dove nascerà la maxi-Darsena (Marzi archivio Il Tirreno)

Cozza inquinata, confermate le anticipazioni del Tirreno Pribaz: rifatte le analisi, c’è stato un errore di laboratorio

LIVORNO. La cozza, quella stramaledetta cozza che ha fatto tremare il progetto della Darsena Europa perché fuori dai limiti, adesso è tornata nei ranghi: finalmente. Lo dicono le nuove analisi effettuate come controprova dopo che l’anomalia riscontrata in autunno aveva portato uno degli enti della galassia Cnr e l’Istituto superiore di sanità a tirare il freno riguardo alla procedura che l’Authority ha avviato per far uscire l’area della maxi-Darsena dai vincoli rigidi del sito di bonifica di tipo “Sin”.

Anzi, in realtà la cozza non è mai stata inquinata. Grazie ai campioni di riserva depositati all’Ispra, istituto scientifico pubblico che lavora per il ministero dell’ambiente (ora della transizione ecologica), è stato possibile rifare daccapo le analisi ed è stato accertato che quelle cozze-test non sono mai state inquinate. Il Tirreno lo aveva anticipato a metà maggio, adesso arriva la conferma in una sede ufficiale: l’ha ribadito ingegner Enrico Pribaz, responsabile del settore tecnico dell’Authority, in audizione nella terza commissione consiliare guidata da Francesca Pritoni. Insieme a lui, il numero uno del governo della portualità Luciano Guerrieri (che, prima ancora di insediarsi a Palazzo Rosciano, il governo aveva già nominato commissario straordinario della Darsena Europa) e la dirigente Roberta Macii, al timone del settore appalti.

Guerrieri coglie la palla al balzo anche per dare un orizzonte: via ai lavori marittimi nella «prossima primavera».

Una conferma che, però, aggiunge qualche particolare utile. Il primo: il (doppio) dato anomalo è stato, in un caso, pari «a 0,2 parti per milione» e, nell’altro, «determinato dal fatto che è stato abbassato il limite». Il secondo: quel doppio sforamento è l’unico in vent’anni di analisi effettuate ogni sei mesi su quattro differenti batterie di cozze, non ce ne sono stati altri né prima né adesso con l’ultimo round di analisi. Unitamente al fatto che siano risultate entro i limiti le controanalisi effettuate sugli stessi campioni della volta precedente, sia quelli anomali che quelli ok, per Pribaz è pur con qualche cautela la riprova che tutto è dipeso da un errore di laboratorio.

Incalzato dalle domande di Stella Sorgente (M5s), Andrea Romiti (Fdi), Aurora Trotta (Potere al Popolo), Eleonora Agostinelli (Pd), Cinzia Simoni (Casa Livorno), il presidente dell’Authority ha messo al centro un certo (prudente) ottimismo sui tempi del decollo del bando di gara per la realizzazione delle dighe foranee. Date precise non ne ha indicate, forse anche per scaramanzia dopo che è saltato fuori il “caso della cozza” a rompere le uova nel paniere. Sta di fatto che ripete: «Siamo praticamente pronti». O anche: «Mancano solo gli ultimi ritocchi». E ancora: «È questione ancora di pochissimo tempo».

A quel punto: «Daremo alle imprese 60-70 giorni di tempo per presentare le loro proposte, nel frattempo prepareremo la commissione». Mettendo in fila il passaggio al Consiglio superiore dei Lavori Pubblici e la Valutazione d’impatto ambientale («ma con tempi dimezzabili grazie ai poteri da commissario») così come il progetto definitivo che deve trasformarsi in esecutivo ad opera dei vincitori dell’appalto, a giudizio di Guerrieri è realistico immaginare che i lavori possano concludersi «entro il 2026». Esattamente «in linea» con i tempi del Recovery: ma da giocarsi – dice Guerrieri – anche in termini di sistema, «ad esempio nei riguardi delle ferrovie perché all’accessibilità lato mare si associ anche una accessibilità lato terra». Un dato sul quale insiste anche l’assessora Barbara Bonciani.

Da rimarcare la sottolineatura che Trotta, Agostinelli e Sorgente hanno dedicato all’attenzione che deve accompagnare gli appalti per evitare il rischio di infiltrazioni mafiose, di un abbassamento della guardia sul versante della tutela ambientale o il pericolo che l’allentamento sui subappalti lo paghino i lavoratori (mentre Romiti ha messo in pista il timore che la burocrazia crei intoppi): tutti aspetti sui quali Guerrieri ha garantito impegno. Con una puntualizzazione: «Quando parlo di velocizzazione della burocrazia non penso a saltare passaggio o prendere scorciatoie in fatto di legalità o salvaguardia ambientale. Non faremo appalti al massimo ribasso bensì guardando all’offerta economicamente più vantaggiosa, cioè considerando anche la qualità tecnica». — RIPRODUZIONE RISERVATA