La volontaria che ha scelto l’isola di Capraia: «Immuni e felici, ora pronti all’estate»

Camilla Poggianti, 24 anni, ha deciso di trasferirsi da Livorno «Abbiamo vissuto il lockdown come una grande famiglia»

Capraia isola. Camilla Poggianti, 24 anni da compiere, livornese di nascita ma capraiese di adozione, venerdì è stata tra le 149 persone a cui è stata somministrata la seconda dose di vaccino. «Ho fatto Pfizer. Come sto? Benone, grazie. L’altra sera ho anche lavorato. Insomma nessun acciacco. Anche se ho saputo che alcuni lo hanno avuto. Ma niente di grave, solo qualche linea di febbre. Adesso siamo felicissimi di essere tutti vaccinati. Soprattutto per dare un servizio ai turisti che speriamo arrivino presto». Sì, perché la storia di Camilla e Capraia è una scelta di cuore che ha tante sfumature. «Ci sono venuta la prima volta a quindici anni per amore – racconta – ero fidanzata con un ragazzo di Capraia. Poi l’amore è finito ma è rimasta una grande amicizia. E ho continuato a venire sull’isola durante l’estate».



Quando ha deciso di trasferirsi?

«Alla fine della scorsa estate. Durante la stagione ho lavorato in un ristorante e cercavo un po’ di indipendenza rispetto alla mia famiglia: sono figlia unica. Così ho deciso di affittare una casa per tutto l’anno e sono venuta ad abitare qui, anche perché i prezzi sono più bassi rispetto a Livorno, tanto per fare un esempio».

Una scelta coraggiosa...

«Macché. Una scelta felice, di cui sono molto contenta».

Nella vita che cosa fa?

«Sono laureata in informatica umanistica e mi sto specializzando nella creazione di applicazioni per favorire le visite museali ai ragazzi con autismo. In altre parole cerchiamo di prepararli a un ambiente nuovo, che di solito mette ansia. Diciamo che li alleniamo a una nuova esperienza, attraverso una preparazione che avviene nei giorni precedenti. Lo schermo diventa un’attrazione che limita il deficit di attenzione che questi ragazzi hanno».

E come fa a Capraia a lavorare?

«Con la didattica a distanza è tutto molto più semplice. Ho la connessione e seguo i progetti».

Quindi ha vissuto tutto il lockdown sull’isola?

«Esatto»

E come è andata?

«Credo che sia stato il miglio posto al mondo dove vivere un’esperienza simile. Sicuramente meglio di come avrei passato il tempo in città. Qui è stato come essere in una famiglia allargata. Nelle città il coronavirus, per come l’ho percepito io, ha fatto perdere il lato umano del rapporto tra le persone. Tutti si sono allontanati. Per paura del contagio la reazione è stata quella di evitare l’altro. Invece qui non è andata così. Le persone, rispettando tutti i divieti, hanno comunque continuato a fare la propria vita. Ad avere le stesse relazioni che avevano prima. E questo credo che abbia aiutato e molto. In più metteteci il mare cristallino, l’aria buona e una natura meravigliosa, piena di colori, ed ecco che il tempo passa. E molto bene».

Mi sta dicendo che per i capraiesi non è cambiato nulla?

«Le dico di più: il fatto di essere tutti vaccinati è una condizione che fa molto più effetto all’esterno che nella nostra comunità. Certo, siamo contenti e adesso ci sentiamo più sicuri rispetto a prima. Ma nelle ultime ore mi hanno chiamato diversi amici da Livorno per chiedermi come mi sentissi a essere vaccinata. E questo mi ha fatto riflettere».

Ma lei è residente?

«No, sono ancora residente a Livorno. Sono stata vaccinata perché faccio anche la volontaria per l’Svs sull’isola. Ecco perché sono entrata nella lista». —

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