Contenuto riservato agli abbonati

Dalle infiltrazioni alla terrazza pesante, ecco tutti i dubbi sull’asilo crollato a Livorno 

La grande voragine che si è aperta sopra all’atrio e alle stanze da gioco del nido di via Michon: si vedono il solaio crollato e le mattonelle del pavimento della terrazza che si trova sopra l’edificio

I vigili del fuoco e la Procura sono al lavoro per capire che cosa ha provocato il cedimento improvviso

LIVORNO. A rivederla oggi, a due settimane esatte dal crollo, la voragine aperta sul tetto dell’asilo di via Michon, a pochi passi da piazza Cavour, fa ancora più impressione. Fa spavento perché è difficile non pensare a cosa sarebbe potuto accadere se il soffitto dell’edificio privato fosse venuto giù solo pochi minuti prima, quando le sale e l’atrio al piano terra erano ancora pieni di risate, corse e magari anche qualche bizza di bambini che hanno tutti meno di 3 anni. Per fortuna alle 17.20 di mercoledì 12 maggio all’interno del nido “L’isola che non c’è” erano rimaste solo due lavoratrici (un’educatrice e un’addetta alle pulizie) e quattro maschietti, tutti già in giardino, con il giubbotto indosso, pronti per uscire e tornare a casa con nonni e genitori. Nessuno, insomma, si è fatto male.

Ma ora c’è da capire come sia possibile che il tetto-terrazza dell’edificio sia crollato improvvisamente sul pavimento di un asilo privato che da tempo era stato autorizzato dal Comune a ospitare 44 bambini. C’è da capirlo non solo per individuare le eventuali responsabilità, ma anche per cercare di evitare che qualcosa di simile possa verificarsi di nuovo.


I vigili del fuoco, che stanno indagando per conto della Procura, hanno messo sotto la lente di ingrandimento tutta la struttura. «Posso solo dire che stiamo facendo indagini a 360 gradi, capillari, a ritmo serrato», fa sapere dal comando Fabio Bernardi, che sta seguendo il caso in prima persona.

Gli accertamenti (si indaga per crollo) sono quindi ancora in corso ed è bene non tratte conclusioni affrettate sulle cause e sulle eventuali responsabilità. È però possibile cercare di capire cosa si sono trovati davanti gli addetti ai lavori quando hanno messo sotto sequestro il nido distrutto. Una prima fotografia si ha sporgendosi dalle finestre del palazzo che guarda dall’alto l’asilo e che si affaccia sia su via dell’Indipendenza che su via Michon. Il tetto dell’asilo è in sostanza la terrazza del B&B che si trova al primo piano del palazzo: circa 150 metri quadri con un solaio del dopoguerra. A quanto risulta, infatti, i lavori di ristrutturazione portati a termine nel 2017 per aprire l’asilo avevano riguardato un’altra parte della terrazza, ovvero quella tolta per ricavare una chiostra-giardino all’interno.

Guardando quel che resta oggi della terrazza, che risultava comunque calpestabile, si nota che tutto il pavimento è ricoperto da un tappeto di lastroni, i classici sale e pepe da esterni che spesso si vedono nei giardini: il peso di questa pavimentazione può avere contribuito a indebolire il solaio, insieme alle infiltrazioni di acqua di cui si parla fin dall’inizio? Oppure erano state fatte analisi di carico che avevano garantito la compatibilità dei materiali usati con le strutture orizzontali che si trovavano immediatamente sotto?

Anche su questi aspetti dovranno fare luce le indagini, che si stanno comunque concentrando in modo capillare su tutta la parte dell’edificio messa sotto sequestro. È infatti possibile che a provocare il cedimento non sia stata un’unica causa ma più fattori concatenanti. La procura, ricevuti tutti gli atti dai vigili del fuoco, potrebbe anche decidere di disporre ulteriori accertamenti con un incarico a un esperto.

Sia i locali dell’asilo che la terrazza e il B&B sono privati, di un unico proprietario: contattato dal Tirreno all’indomani del crollo, Maurizio Guetta aveva spiegato di avere «già parlato con la polizia giudiziaria» e di non potere quindi rilasciare dichiarazioni, salvo aggiungere che «per fortuna non c’erano bambini dentro, alle strutture si può rimediare, alle vite no». Il nido è invece gestito nei locali in affitto dalla Smak di Martina Perassi che con l’aiuto del Comune ha lavorato a una soluzione provvisoria per i bimbi rimasti senza nido, che sono stati trasferiti insieme alle loro educatrici in altri asili privati della città. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA