Chiude la palestra Ready, aveva oltre 50 collaboratori

I titolari: «Messi ko dal Covid Pagavamo 12mila euro di affitto al mese tra Livorno e Pisa» Gli abbonati sono stati “dirottati” all’Odeon

LIVORNO. La maggior parte delle palestre cittadine hanno riaperto lunedì. Ma una non ce l’ha fatta: è la Ready di via Fiume, fondata nel novembre 2015 da Giovanni Redi, che prese in affitto gli ex locali della Cassa di Risparmio di Pisa accanto alla farmacia comunale, creando una struttura innovativa, con una politica di prezzi aggressiva e un orario di apertura ampissimo, dalle 6 del mattino a mezzanotte.

La palestra livornese fu la terza aperta da Redi, ex campione di Thai Box, dopo quelle di via Turati a Pisa, nel 2013 e quella di Montecatini nel giugno 2015.


Adesso però tutte e tre sono chiuse. Le vetrate dell’ingresso in via Fiume sono state oscurate con una serie di cartoni.

Sulla pagina Facebook della Ready è apparso un lungo messaggio in cui si annuncia la fine dell’avventura e si spiega agli abbonati che è stato raggiunto un accordo con la palestra Number One, nell’ex Odeon, in cui saranno riconosciute loro delle agevolazioni.

«Non ce l’abbiamo fatta, il Covid ci ha messo al tappeto», conferma Francesco Redi, fratello di Giovanni, che all’interno della società si occupava della parte amministrativa.

«Solo tra Livorno e Pisa pagavamo 12mila euro di affitto e alla lunga sono stati costi che non eravamo in grado di sostenere – continua –. Tra l’altro i locali erano della Bipielle Real Estate, dunque di una banca, a cui abbiamo chiesto un dimezzamento del canone, ma senza successo».

Redi ricorda che le palestre di Livorno e Pisa erano riuscite a riaprire dopo la prima ondata del 2020. «L’anno scorso siamo stati chiusi da marzo a maggio, poi siamo ripartiti e abbiamo continuato l’attività fino a fine ottobre, quando ci hanno nuovamente chiuso. Da allora non abbiamo più riaperto. Altri sette mesi non siamo riusciti a reggerli. È stata una decisione dolorosa ma non potevamo continuare a indebitarci».

«Abbiamo fatto il possibile – aggiunge il fratello Giovanni –, avevamo anche trovato un’altra palestra pronta a subentrare ma la proprietà degli immobili ha fermato l’operazione».

La chiusura delle palestre si è portata dietro due conseguenze: la perdita di una cinquantina di posti di lavoro e un danno agli abbonati (arrivati anche a mille prima della pandemia) non indifferente.

«A inizio del 2020, prima che scoppiasse il Covid, avevamo più di una cinquantina di collaboratori, tra istruttori, commerciali, receptionist, custodi – racconta Redi –. Dopo il primo lockdown li avevamo dovuti dimezzare. Poi con la seconda ondata sono rimasti tutti a piedi. I collaboratori hanno usufruito del bonus del governo, mentre i dipendenti hanno avuto la Cassa Covid».

Per quanto riguarda gli abbonati «ci siamo attivati per mitigare, per quanto possibile, i disagi causati a tutti i nostri iscritti da questa assurda situazione – dice Redi -. A Livorno e Cascina abbiamo trovato l’accordo con la Number One, mentre stiamo cercando una soluzione per Pisa città».