Asilo crollato a Livorno, educatrici e bambini troveranno casa in altri nidi della città - Il video 

Comune e gestori incontrano le famiglie: ricognizione degli spazi privati per recuperare 44 posti. Sos rette per i più piccoli

LIVORNO.Dell’asilo che si affaccia su via Michon e che porta il nome dell’isola di Peter Pan (“L’isola che non c’è”) oggi non resta che un cumulo di macerie. Calcinacci, mattoni, pezzi di travi: quello che fino a mercoledì pomeriggio era il soffitto del nido al piano terra e la terrazza del B&B al piano superiore ora ricopre gli scatoloni pieni di giochi, i materassini per la nanna, i tricicli. Ricopre il pavimento di tutto l’ingresso e parte degli stanzoni ai lati, fino anche al giardino interno. E mentre ci si interroga su come sia stato possibile che una struttura privata, autorizzata a lavorare dagli enti pubblici e senza segni evidenti di guai, sia crollata all’improvviso come un castello di carte, ieri il Comune e i gestori hanno incontrato per via digitale le famiglie a caccia di una soluzione per i 44 bambini rimasti senza l’asilo.

Livorno, lo spaventoso crollo nell'asilo di via Michon



Alla fine la soluzione è stata trovata soprattutto grazie a tre strutture private che hanno spazi sufficienti ad ospitare sia gran parte dei bambini, divisi in piccoli gruppi, sia le loro educatrici. «Abbiamo fatto una ricognizione di tutti i servizi privati, quelli autorizzati come “L’isola che non c’è” e quelli accreditati, facendo anche un approfondimento sulle rette», spiega subito dopo l’incontro la vicesindaca con delega alla scuola, Libera Camici. «Tre nidi privati in particolare – riprende – hanno una disponibilità maggiore e garantirebbero la possibilità di ospitare sia i bambini che le maestre. Noi abbiamo comunque fornito alle famiglie l’elenco completo delle strutture perché siano i genitori a scegliere in base ai posti, alle zone e alle rette».

«Devo dire – conclude – che da questa prima riunione è uscito un quadro di fiducia nei confronti della titolare del nido e che molte famiglie ci hanno ringraziato per avere messo in piedi questa ricognizione». Molti dei 44 bambini potrebbero così tornare presto all’asilo dividendosi soprattutto tra “Le giuggiole” di via Bini, “Il Girotondo” di via Pellico e “Do Mi Sol” di via della Gherardesca, ad Ardenza. Si tratta soprattutto dei bimbi delle sezioni “medi” e “grandi”, quindi da 1 a 3 anni.

Qualche problema si è invece registrato con i più piccoli, che hanno pochi mesi: per i lattanti, infatti, ci sono posti liberi solo in un asilo privato accreditato della città che ha rette molto più alte rispetto a quelle del nido crollato. Se le quattro famiglie interessate decidessero di continuare a mandare i figli al nido e di spostarsi, si troverebbero quindi a pagare di più.

«Ci siamo impegnati ad aiutare i genitori a trovare una soluzione», sottolinea la titolare della struttura di via Michon, Martina Perassi: «Siamo riusciti a sistemare tutti i bambini tranne la sezione dei piccoli, le quattro famiglie dovranno decidere». La donna ringrazia in generale i genitori «per la fiducia». E ringrazia le colleghe degli altri asili della città. «La proposta – racconta – è partita proprio dagli asili “Il Girotondo” e “Do Mi Sol” il giorno stesso del crollo. Si sono offerti loro di aiutarci. Li ringrazio perché hanno dato ai bambini la possibilità di seguire il percorso che avevano iniziato con le loro educatrici». —



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