Moby Prince, la Camera dice sì a una seconda commissione d’inchiesta

Alla ricerca della verità su quel che accadde quel mercoledì notte di trent’anni fa ma anche su depistaggi, omessi soccorsi, traffici illeciti e comunicazioni radio

LIVORNO. La Camera dei deputati ha detto sì in aula – praticamente all’unanimità, salvo un contrario e un astenuto – al testo con il quale, riunificando le proposte dei vari schieramenti politici, si va all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause della sciagura del Moby Prince: la «più grave sciagura della marineria italiana (ma anche la più grave strage sul lavoro della storia repubblicana)», come ha sottolineato il deputato dem Andrea Romano, il 10 aprile di trent’anni fa costò la vita di 140 marittimi e passeggeri nel rogo dopo la collisione del traghetto Livorno-Olbia con la petroliera Agip.

È stata l’iniziativa convergente dei parlamentari labronici a mettere in moto questa svolta di grande importanza: oltre a Romano (Pd), avevano presentato iniziative analoghe anche Francesco Berti (M5s) e Manfredi Potenti (Lega). Il lavoro di Montecitorio si pone in continuità con quanto è accaduto con l’analoga commissione creata dal Senato nel 2015. Quando in Italia non si sa cosa fare si mette in piedi una bella commissione di chiacchiere? In realtà, a Palazzo Madama non è andata affatto così: benché fosse passato giù più di un quarto di secolo dalla sciagura, quegli accertamenti hanno rappresentato uno scossone senza precedenti dopo che l’iter nelle aule di giustizia non aveva portato a nulla.


Non è da sottovalutare il fatto che la nuova commissione arrivi mentre l’inchiesta-ter della Procura di Livorno è ancora aperta. Senza contare che in occasione del 30° anniversario del disastro sia il Capo dello Stato Sergio Mattarella che la ministra Marta Cartabia hanno messo sul tavolo un carico da undici, evitando di limitarsi alla ritualità: anzi, la ministra si è fatta garante dell’impegno dei magistrati livornesi.

C’è anche altro: dando vita alla commissione, invece di indicare l’obiettivo generico dell’esigenza di giustizia e verità si è esplicitamente impostata l’azione su alcuni specifici pilastri. Bisogna fare chiarezza su quel che è accaduto quella maledetta notte riguardo a: 1) «eventuali responsabilità in ordine ai fatti riconducibili ad apparati, strutture o organizzazioni comunque denominati» o anche a singoli individui; 2) quel che è stato commesso (o anche omesso di fare) non solo per la collisione ma anche per costituire (allora o perfino ora) «ostacolo, ritardo o difficoltà per l'accertamento giurisdizionale delle responsabilità»; 3) l’acquisizione di «comunicazioni radio intercorse tra soggetti pubblici e privati nelle giornate del 10 e 11 aprile 1991» così come pure «i tracciati radar e le rilevazioni satellitari di qualsiasi provenienza» relative a quel tratto di mare in quei due giorni; 4) l’analisi dei soccorsi, anzi di quel che non è stato fatto a tal riguardo. Il raggio di azione è talmente ampio che si vuol mettere sotto i riflettori anche altri due elementi: da un lato, «eventuali correlazioni tra l'incidente ed eventuali traffici illegali di armi, combustibili, scorie e rifiuti tossici» (a cominciare da quanto emerso nella commissione del Senato); dall’altro, l’accordo armatoriale fra Navarma e Snam più i rispettivi pool assicurativi («con particolare riferimento alle perizie» relative agli indennizzi).

A comporre la commissione saranno venti deputati, nominati dal presidente Roberto Fico in proporzione al numero di componenti dei vari gruppi parlamentari, minimo uno per ciascun gruppo. Hanno gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria, inclusa l’acquisizione di documentazione giudiziaria.

«È un successo che premia l’impegno trentennale dei familiari delle 140 vittime del disastro. Una vittoria di tutti che vogliamo dedicare a Loris Rispoli, a cui oggi siamo ancora più vicini»: questo il commento di Romano.

«Per quasi 30 anni sulle cause e le responsabilità che hanno portato alla strage del Moby Prince si sono raccontate un’infinità di bugie». Per Berti, deputato pentastellato, è importante «partire dal lavoro di chi si è incaricato in questi anni di smentire una dopo l’altra quelle bugie: la Commissione di inchiesta del Senato, ovviamente, ma anche un pugno di giornalisti coraggiosi e determinati e soprattutto i familiari delle 140 vittime della strage. Loro non si sono mai piegati a una verità di comodo e noi faremo altrettanto, ricercando le cause e i responsabili sia del disastro, che del suo insabbiamento”. L’esponente del M5s ricorda che prima dell’intervento di Mattarella, «solamente un ministro (l’allora Guardasigilli Alfonso Bonafede), aveva partecipato alle commemorazioni di Livorno»

«Questo traguardo è arrivato dopo un lavoro di condivisione di intenti che ha coinvolto tutti i partiti presenti in Parlamento e le formazioni del gruppo misto», dice Potenti: «Finalmente concretizziamo le richieste dei familiari delle vittime che mai in 30 anni hanno perso la speranza di vedere onorate verità e giustizia». —

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