Contenuto riservato agli abbonati

«Lo scricchiolio, poi è venuto giù tutto»: il racconto della grande paura all’asilo - Video

L’asilo “L’isola che non c’è” dopo il crollo del soffitto-terrazza: alcuni locali sono completamente inagibili, ricoperti di macerie

Livorno, una insegnante e un’addetta alle pulizie hanno portato fuori gli ultimi quattro bambini: evitato il peggio per pochi minuti. Edificio sotto sequestro

LIVORNO. Silvia e Veronica sono ancora scosse. All’indomani del crollo, mentre raccontano cosa è accaduto intorno alle 17.20 di mercoledì, la voce trema. Sono due donne con storie e lavori diversi – Silvia Lopardo è un’educatrice, Veronica Parlanti si occupa delle pulizie – ma due giorni fa hanno avuto in comune la prontezza e il sangue freddo per portare fuori dall’asilo “L’isola che non c’è” di via Michon gli ultimi quattro bambini rimasti nel giardino interno ad aspettare i genitori. «Siamo state fortunate – ripete Silvia, 32 anni – visto che fino a cinque minuti prima ne avevamo fatti uscire tanti altri dall’ingresso principale, che ora non esiste più...». Perché il soffitto è completamente crollato.

Livorno, lo spaventoso crollo nell'asilo di via Michon



Visto dall’alto l’ormai ex asilo privato fa spavento: un’enorme voragine si è aperta sui locali dove fino a poche ore fa hanno giocato ben 44 piccoli di età compresa tra i 3 mesi e i 3 anni. A crollare è stata la terrazza sovrastante, con ogni probabilità a causa delle infiltrazioni di acqua: una terrazza che fa da tetto all’asilo e che è lo spazio esterno del B&B che si trova al primo piano del palazzo, con ingresso da via dell’Indipendenza.

Il racconto delle due donne fa venire i brividi. «Ero in giardino con quattro maschietti, età media 2 anni e mezzo: eravamo già pronti, vestiti, in attesa di uscire. Per fortuna eravamo fuori perché era bel tempo», riprende Lopardo: «Ho sentito uno scricchiolio, ho guardato verso le vetrate e ho visto che il controsoffitto dell’ingresso si stava sgretolando, come se imbarcasse acqua. È stato tutto velocissimo, questione di secondi. Ho indietreggiato con i bimbi. Nella stanza accanto c’era la donna delle pulizie, ci vedevamo dalle vetrate. Mi ha detto: “Usciamo da via dell’Indipendenza”. Ho tirato via uno dei bambini per il giacchetto. Il tempo di girarci ed è venuto giù tutto». «Lo spavento – chiude – è stato tanto. E allo spavento si è aggiunto il dispiacere: ho visto frantumarsi non solo un posto di lavoro, ma una seconda casa».

«Ho sentito uno scricchiolio, poi una grande botta, mi ha salvato essere un po’ paurosa, sono subito corsa fuori», racconta anche Parlanti, 43 anni, che ieri mattina è tornata al lavoro nella cucina prepara catering, rimasta agibile. «Fosse successo qualche minuto prima, non so come sarebbe finita: è una tragedia sfiorata...». Parole che ripete un’altra delle educatrici, Selene Scotto (33), che all’indomani non trattiene le lacrime: un po’ lo spavento, un po’ l’idea di avere per le mani dei bambini così piccoli, un po’ la consapevolezza di avere davvero sfiorato il peggio: «Fosse accaduto un’ora prima... è crollata proprio la stanza dove gioca la mia la sezione dei medi, di 1-2 anni...».

Martina Perassi, 34 anni, titolare della Smak che gestisce l’asilo, trattiene a stento le lacrime. Mercoledì mattina nell’asilo c’erano anche i suoi due bimbi di 1 e 3 anni. «Leggo sui social brutti commenti, ma noi siamo la parte lesa e siamo in regola, con un’autorizzazione che nel 2017 ci è stata rilasciata dal Comune dopo una conferenza dei servizi con gli enti previsti». L’asilo è privato: non è tra quelli convenzionati con il Comune ma è comunque autorizzato. La società paga l’affitto dei locali a un altro privato, che risulta proprietario anche della terrazza e del B&B al primo piano. «La terrazza ha ceduto all’improvviso – riprende la titolare – non c’erano mai state avvisaglie prima, forse non ha lavorato bene chi è sopra di noi. In passato avevamo segnalato piccole infiltrazioni, magari un tubo rotto, ma comunque non in quel punto. Ci siamo spaventati tantissimo, per fortuna gli ultimi bimbi erano in giardino e dentro non c’era più nessuno».

“L’isola che non c’è” conta 44 iscritti, può ospitare fino a 49 bambini e per l’estate era già al completo. Ieri Perassi è stata ricevuta in Comune per cercare una soluzione che vada incontro alle famiglie. «Abbiamo fatto una ricognizione nei nidi privati per non lasciarle sole in questa situazione», spiega la vicesindaca con delega alla scuola, Libera Camici, che mercoledì è andata sul posto insieme al presidente del consiglio comunale Pietro Caruso. «Stiamo lavorando per far spostare i bambini in piccoli gruppi in altre strutture, insieme alle educatrici, anche per garantire continuità in questo anno segnato dal covid. Faremo una ricognizione anche nei nidi convenzionati». Oggi le famiglie saranno contattate per le possibili soluzioni. Mentre sulla struttura sono partiti i controlli per individuare le eventuali responsabilità. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA