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Alluvione, scarichi abusivi lungo il rio Maggiore. Inquinamento record: ecco i dati 

Il fiume stombato nella zona tra via dei Pensieri e Piazza Montello

Viaggio nel quartiere intorno allo stadio Picchi dove nel tra il 9 e 10 settembre 2017 il fiume esondò causando la morte di quattro persone. Dopo i lavori di Regione e Genio civile ecco i risultati delle analisi di Arpat 

LIVORNO. Agosto 2017. Il sogno di Andrea sembra essersi realizzato. È appena uscito dal notaio dopo aver firmato il compromesso per l’acquisto di un appartamento al quinto piano di un palazzo in via dei Pensieri. 255 mila euro per tre camere, cucina, salone, due bagni, garage e posto auto a due passi dallo stadio Armadio Picchi. Dalla finestra riesce pure a vedere una porzione di mare, guardando alle spalle dell’Accademia.

Meno di un mese dopo ecco l’alluvione che spazza via otto vite e molte certezze: ambientali, strutturali, politiche. Quattro anni più tardi non solo via dei Pensieri ha cambiato faccia: il fiume che si è preso quattro vite è stato in buona parte stombato perché – è l’obiettivo – «una tragedia simile non avvenga più». Contemporaneamente il profilo del quartiere è stato stravolto. E il sogno di Andrea, e non solo il suo, oggi, ha tutto un altro sapore.


«Ci sono giornate – dice affacciandosi sul balcone e guardando il tratto del rio Maggiore che scorre sotto ai suoi piedi – in cui il puzzo di merda e bottino che arriva dal botro è insopportabile». Succede soprattutto dopo le piogge. «Perché – dice – lo schifo che esce dalle fognature abusive viene smosso dall’acqua e portato a valle, per poi sedimentarsi di nuovo». Andrea insieme ad altri centosettanta residenti ha formato un comitato che da anni chiede garanzie e certezze sul buon esito dei lavori «di messa in sicurezza del fiume». Il primo lotto è stato inaugurato lo scorso 25 febbraio, ma a breve comincerà il secondo .

La battaglia più importante che stanno portando avanti riguarda il livello di inquinamento lungo il corso d’acqua che sfocia dentro l’Accademia navale. Nell’ultimo anno di segnalazioni all’Arpat i residenti ne hanno fatte a decine. Raccontano di continue maleodoranze. Tanto che l’agenzia per la protezione ambientale regionale tra il 25 e il 30 marzo scorso ha effettuato dei campionamenti in tre punti nel tratto stombato del rio Maggiore, tra via Rodocanacchi e piazza Montello.

«Durante il sopralluogo – si legge nella relazione depositata il 14 aprile – era chiaramente percepibile un odore tipico di scarico di fognatura lungo tutto il tratto strombato. L’acqua appariva torbida e opalescente e nel letto del corso d’acqua erano presenti alghe filamentose e si notava nel sedimento la presenza di anossia e fermentazione del substrato».

Al di là della descrizione tecnica, sono i risultati dei tre campionamenti a preoccupare. In particolare per quello che riguarda la presenza di escherichia coli nel campione delle acque superficiali all’altezza di via Rodocanacchi, subito dopo lo stombamento, e in piazza Montello, alla fine dello stesso stombamento. Nel primo caso il livello di escherichia coli è di 816.000, nel secondo addirittura 980.400. Il limite consigliato nel caso, come questo, di acque reflue urbane, è fissato in 5.000. Dunque siamo a quasi duecento volte in più rispetto al previsto.

«Dalle analisi effettuate – scrive nella relazione finale la responsabile del dipartimento Lucia Rocchi – risulta evidente che se nel punto di campionamento 3 (cimitero della Misericordia ndr), prima del tombamento, le acque del rio sono accettabili, con una carica batterica limitata e contenuto organico e ammoniacale non significativo, nei campioni a valle del tratto tombato si registra invece un forte incremento della carica batterica e una presenza rilevante di carico organico e ammoniaca. Vi sono quindi – è la conclusione – nel tratto tombato tra il cimitero della Misericordia e via Rodocanacchi vi degli apporti di origine fognaria che generano maleodoranze e inquinamento delle acque».

Un quadro che «preoccupa» – spiegano dal comitato – e che qualche effetto lo ha già avuto. «Secondo noi – spiegano – non è un caso che il livello di inquinamento rilevato alla foce del fiume, nel punto dell’Accademia sud, sia così elevato». Tanto che il 20 aprile scorso il sindaco Luca Salvetti ha firmato un’ordinanza di divieto di balneazione in quel tratto di mare.

«In questi anni – spiegano in coro dal comitato – hanno cercato di rassicurarci. Spesso alle nostre critiche i tecnici del genio civile hanno fatto spallucce. Eppure noi chiedevamo prima di tutto di intervenire sugli scarichi abusivi prima di fare i lavori di stombamento. Invece si è preferito fare diversamente. E il risultato è questo». Per vedere gli annunci che sono rimasti promesse basta affacciarsi di nuovo al balcone di casa di Andrea. «Vedete quei due alberi – dice indicando due fuscelli circondati da un sostegno in legno – quella doveva essere l’area verde che ci avevano promesso. Invece non è stato fatto un bel niente. Pensi che ci dovevano essere panchine e cestini, invece non c’è niente. Il risultato è che il venerdì, dopo il mercatino, se c’è vento, tutto finisce dentro al fiume: plastica, cartone. Di tutto. Trasformando il rio in una discarica a cielo aperto». Molto lontano dal sogno di Andrea. —

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