«Al Limoncino non può starci una discarica», il Comune di Livorno fa ricorso contro il Tar

Il comitato chiede che anche la Regione si opponga ma il consigliere Gazzetti appare cauto: «Oggi si forma una catena che mi auguro non si spezzi mai, il dialogo è determinante»

LIVORNO. “La salute dei cittadini vale più del profitto”. Così recita uno cartelli esposti all’imbocco di via del Limoncino, dove tanti livornesi hanno risposto alla chiamata del comitato “No alla discarica”. Una protesta contro la sentenza del Tribunale amministrativo che dà il via libera all’apertura di una parte della discarica (Lotto uno), gestita dalla società Livrea. Semplici cittadini, rappresentati di associazioni ambientaliste, volontari, esponenti di partiti politici e rappresentanti delle istituzioni, tutti insieme, sotto il sole, lungo i due chilometri che conducono fino alla zona “incriminata”.

A coordinare il serpentone Rosaria Scaffidi, leader del comitato organizzatore. Per evitare contatti o assembramenti, c’è una corda tesa, alla quale le persone si tengono mantenendo tre metri di distanza. Scaffidi fa un appello al presidente della regione Eugenio Giani (assente alla manifestazione), chiedendo a gran voce di fare ricorso contro il pronunciamento del Tar in favore della Livrea. «Siamo qui - dice - perché non accettiamo il fatto che la Regione non faccia ricorso. I termini scadono il 30 giugno, e non intendiamo correre pericoli. Il governatore Giani deve ricordarsi che Livorno fa parte della Toscana. Non dà valore a quello che dice Arpat e pare arrendersi davanti al giudizio del Tar. Secondo noi, in quel giudizio, c’è un errore di fondo, dovuto a chi ha fatto le relazione. Sono fiduciosa e speranzosa. Non vogliamo diventare la terra dei fuochi. In molti non si rendono conto che il percolato della discarica gli arriverà in testa. Non esiste lotto uno e lotto due, basta dare uno sguardo generale per capire».


Cauta la posizione del consigliere regionale Francesco Gazzetti. «Una storia lunga articolata - dice -, ogni volta che i cittadini rappresentano un punto di vista e richiedono attenzione è sacrosanto mettersi in ascolto. Non ci devono essere proteste contro qualcosa o qualcuno, ma intercettare possibili percorsi da portare avanti. Tenendo presente che c'è un tribunale amministrativo che ha fatto le sue valutazioni ed emesso la sentenza. Oggi si forma una catena che mi auguro non si spezzi mai, il dialogo è determinante».

Arriva anche il sindaco Luca Salvetti: le sue parole non lasciano spazio a fraintendimenti. «Abbiamo chiesto all’avvocatura - dice - di fare ricorso ancora una volta contro la decisione del Tar, al Consiglio di stato, perché questo è un luogo incompatibile con una discarica e i controlli vanno approfonditi. Su questa vicenda negli ultimi anni abbiamo fatto molto: nel luglio 2019 abbiamo chiesto la sospensione dei conferimenti all’interno della conferenza dei servizi in maniera ufficiale. Abbiamo presentato tutti i rilievi sul vincolo idrogeologico, e stigmatizzato il comportamento di Livrea che non ha rispettato i limiti relativi all’utilizzo della strada, coinvolgendo prefettura e questura. Abbiamo sostenuto con forza il riesame dell’autorizzazione ambientale, abbiamo detto no alla divisione in due lotti, che non regge, e non ci sono elementi tecnico scientifici per dire il contrario. Al centro del nostro ragionamento c’è la salute pubblica e un sindaco ha l’obbligo di fronte a due pareri contrastanti di Arpat e del politecnico di Milano, che dicono cose contrarie di avere una terza valutazione».

Con lui l'assessora Giovanna Cepparello che solleva altre interessanti questioni: «Devo guardare al futuro e come assessora all’ambiente tutelare la salute pubblica. Perché al momento, per esempio, ci sono dei dubbi seri sulla tenuta del fondo della discarica. La volontà è quella di ricorrere al Consiglio di stato, anche se non siamo la parte soccombente (Arpat e Regione). Il Comune è al fianco di questa gente, diamo sostegno per combattere una battaglia più che giusta. Certe cose non convincono, come il coefficiente di correzione che è stato utilizzato per fare i rilievi, che non si trova nella letteratura internazionale. E il fatto che la discarica è un impianto unico: se non funziona un lotto la paura è che anche l’altro venga aperto ai conferimenti». —

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