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Così il missile Nasa precipitò in giardino a Livorno: la burla prima dei falsi Modì

La ricostruzione del rientro del razzo cinese secondo Cctv. A destra, il Tirreno del ’79: in alto, la prima pagina dedicata al caso Skylab, in basso lo scherzo a Livorno

1979: lo Skylab fuori controllo minaccia di colpire la Terra. Come il razzo cinese: ma 42 anni fa non c’erano i social

LIVORNO. «Un oggetto metallico non identificato è stato trovato ieri mattina nel cortile di un palazzo» nella zona fra piazza Roma e la Terrazza Mascagni. Con tono burocratico, quasi fosse un algido lancio d’agenzia o l’annuncio di un servizio del Tg1 anni ’60, iniziava la notizia che abbiamo ritrovato sulle pagine del Tirreno di metà luglio 1979. Erano i giorni in cui mezza Italia era col naso all’insù temendo che la stazione orbitante Usa, in gravi difficoltà, precipitasse su una zona abitata durante il rientro a terra: in apprensione ben più di quanto siamo noi adesso per il razzo cinese che sta ricadendo sul nostro pianeta.

Cos’era quell’Ufo rinvenuto a due passi da Villa Mimbelli? «Una specie di lastra di ferro, larga una ventina di centimetri larga un paio di metri, pesante qualche chilo, bruciacchiata e annerita»: poteva trattarsi di un frammento dello Skylab? Certo, su quel pezzo di ferro c’erano le lettere “ylab”. E «molti abitanti della zona erano stati svegliati di soprassalto da un forte boato».


Qualche sospetto i lettori avrebbero potuto farselo venire per la collocazione a fondo pagina: un pezzo di stazione spaziale che centra un palazzo a Livorno avrebbe conquistato la prima pagina, magari anche la seconda e la terza.

L’enigma è presto risolto: era uno scherzo (prima della burla delle false teste di Modì che arriveranno cinque anni più tardi). Però organizzato in grande stile: fantasia sì, e intuizione pure, ma nella definizione del genio come da copione monicelliano la «velocità d’esecuzione» è forse la fuga degli esecutori materiali. In realtà la preparazione era stata tanto cartesiana quanto laboriosa. E, siccome era nata all’interno dell’ambiente dei giornalisti livornesi, ormai si tramanda di generazione in generazione un po’ come la “scena degli schiaffi” alla stazione ferroviaria o come l’apologo della supercazzola. Entrambi pescati dentro il film “Amici miei”: la pellicola era passata sui grandi schermi solo quattro anni prima e, in nome dello spiritaccio labronico, già da qualche tempo una combriccola di colleghi aveva deciso di seguire le ironiche gesta del conte Mascetti (Ugo Tognazzi), del Melandri (Gastone Moschin) o del Perozzi (Philippe Noiret).

«Gli autori dell’azione notturna, va detto anche questo, – scriveva Il Tirreno nel ’79 – avevano preparato accuratamente il “lancio” : ieri sera infatti sono giunte al nostro giornale diverse telefonate in cui si annunciavano avvistamenti di oggetti che solcavano il cielo, ovviamente tutti fasulli. Evidentemente erano i burloni della “Nasa livornese” che preparavano il terreno per la loro incursione notturna».

Se adesso i social ci dicono minuto per minuto anche quanti atomi ci sono a bordo di quel “coso” cinese in caduta sulla superficie terrestre, in quell’estate di 42 anni fa era stato appena assassinato dagli sgherri del bancarottiere Michele Sindona l’ “eroe borghese” Giorgio Ambrosoli, la Sony aveva appena inventato il walkman e ci sembrava un prodigio di innovazione mentre Steve Jobs e Steve Wozniak avevano venduto il pullmino Volskwagen per fare i primi soldi e la loro microscopica aziendina – con un logo bischero come una mela sgranocchiata – era finalmente uscita dal garage: insomma, il rischio andava «dall’Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno». Anzi, i giornali raccontarono che i voli si sarebbero «fermati per 18 ore» perché non c’era verso di sapere che traiettoria avrebbero preso i pezzi di Skylab e, se è vero che il fantasma della strage aerea di Ustica si sarebbe materializzato solo l’anno successivo, nessun governo voleva correre il pericolo di vedere un Boeing fiocinato in volo.

Soprattutto erano gli anni di piombo e c’era bisogno di tornare a sorridere: quel giorno stesso le Brigate Rosse ammazzano un alto ufficiale de carabinieri, neanche una settimana di tempo e il commissario anti-mafia Boris Giuliano viene assassinato dai corleonesi di Leoluca Bagarella. Meno male che c’era il 19”72 di Pietro Mennea record sui 200 a Città del Messico e la Ferrari è la regina della Formula 1 con Jody Scheckter. Ma se perfino per le ugole zuccherose dei Bee Gees è l’annata di “Tragedy”, la salvezza non può che essere una risata: con la burla dello Skylab. Qui un blitz notturno con gran fragore in una zona residenziale, al largo dell’Australia precipitarono i detriti veri (20 tonnellate di roba).

Fortuna che, come emergerà in seguito, secondo quanto racconta uno dei personaggi coinvolti, una persona che abitava nel palazzo di fronte: aveva visto dei tipi nel cortile, gli sembravano ladri ed era andato a prendere la pistola ma non aveva fatto in tempo. Prima era arrivato il bòtto del falso Skylab con la traccia del finto rottame, poi – come aveva detto quell’uomo – «quei birbanti se la sono data a gambe»…

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